Agenda digitale: il carbone del XXI secolo
La crisi economica ci ha messi di fronte alla necessità di modificare le nostre abitudini. La risposta della politica internazionale è stata quella di cercare il plauso dei mercati. In Italia è stato cambiato governo, si sono operati tagli, si và verso un regime di austerità. Il dibattito tra gli economisti sulla spesa pubblica è molto acceso: senza investimenti non si crea produttività, ma quali soldi investire?
In questo senso una risposta potrebbe darla l'agenda digitale. Se non è possibile investire nelle grandi opere, il volano dell'economia può essere l'innovazione informatica. È sempre stata l'evoluzione tecnologica a garantire lo sviluppo socioeconomico della storia moderna e contemporanea: dal carbone delle macchine a vapore ottocentesche all'elettronica del secolo scorso. Ora l'innovazione passa per il digitale, per il virtuale: la “internet economy” è un giro d'affari che attualmente supera i 10.000 miliardi di dollari.
Il ritardo italiano sull'agenda digitale
L'Italia conosce un digital divide interno ed esterno molto marcato. Ciò significa che tra Nord e Sud del Paese esiste un eccessivo squilibrio di infrastrutture, con molti comuni ancora non raggiunti da una cablatura ADSL. Una condizione inaccettabile, che pone il paese ai margini dell'Europa in questo senso: basti pensare che Neelie Kroes, Commissario per la Società dell'Informazione della Commissione Europea, ha dichiarato di considerare l'agenda digitale elemento base della sostenibilità economica. L'Italia semplicemente non ha un progetto a lungo termine, una strategia fatta di obiettivi concreti da raggiungere per modernizzare società ed istituzioni. Non ha, appunto, la sua agenda digitale.
L'agenda digitale del resto del mondo
Nel Regno Unito ha chiamato la sua agenda digitale “piano Digital Britain”: già oggi i sudditi della regina producono il 7,2% del loro PIL tramite l'internet economy e non hanno nessuna intenzione di restare indietro. L'agenda digitale tedesca prevede un rafforzamento delle infrastrutture con l'introduzione della banda ultralarga entro il 2015 ed una stima di 1 milione di nuovi posti di lavoro prodotti. Perfino la Spagna ha previsto stanziamenti per l'innovazione digitale nell'arco dei prossimi tre anni, con l'obiettivo di aumentare esponenzialmente i brevetti registrati.
Agenda digitale: i passi da compiere
Infrastrutture, servizi, alfabetizzazione e regolamentazione. Sono questi i punti che dovrebbe avere l'agenda digitale italiana e per cui deve passare il nostro livellamento con il resto del mondo per non restare indietro. Più specificamente coprire tutte le aree del Paese è necessario per non disperdere il potenziale umano dietro l'innovazione. Bisogna massimizzare i servizi offerti in rete, dagli strumenti nazionali di e-commerce all'integrazione della Pubblica Amministrazione.
È necessario migliorare la dimestichezza del cittadino medio con l'informatica, ripartendo anche dalle scuole. Infine è necessario colmare le lacune giuridiche, per cui la materia digitale è sempre rimasta alquanto eterea. Ma se si programmerà e si rispetterà una rigida agenda digitale, il ritorno per il Paese sarà tutt'altro che virtuale.
G. De Stefano
Pagine correlate agenda digitale italia
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'Agenda digitale: il carbone del XXI secolo '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Portaldiritto scrivere all'indirizzo email enr.mainero@gmail.com
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema agenda digitale italia informatico digitale
Segnala un sito/link di approfondimento
|