Cos’è e quando si applica il sequestro probatorio?
Facciamo chiarezza su uno degli argomenti di cui più si discute in Italia in questo ultimo periodo. Il codice di procedura penale comprende tra i mezzi di ricerca della prova il sequestro probatorio (uno strumento utilizzato per lo più da Pubblici Ministeri e Polizia Giudiziaria). Il sequestro probatorio è collegato alla perquisizione (rappresentando in pratica una sua conseguenza).
Come avviene praticamente il sequestro probatorio? L'Autorità giudiziaria dispone, con decreto motivato, il sequestro del corpo del reato e delle altre cose ad esso collegate che vengono ritenute necessarie per l'accertamento dei fatti. Nel momento in cui non è possibile usufruire dell'intervento dell'Autorità giudiziaria è permesso agli ufficiali di Polizia sequestrare i beni prima che essi si disperdano nelle more dell'intervento del Pubblico Ministero.
Il sequestro probatorio riguarda dunque il corpo del reato e le cose ad esso pertinenti (il codice disciplina il sequestro di corrispondenza, titoli, valori, e somme in conti correnti). Fondamentale importanza svolge la motivazione del decreto di sequestro, essendo essa ciò che permette di valutare la legittimità del provvedimento. Contro il decreto di sequestro tanto l'imputato quanto la persona cui le cose sono state sequestrate possono proporre richiesta di riesame ai sensi dell'art. 324 c.p.p.
I beni sequestrati vengono custoditi in cancelleria del Giudice; nel momento in cui ciò non fosse possibile si provvede ad indicare un altro luogo adatto, nominando un custode. Il sequestro probatorio cessa quando vengano meno le esigenze che lo hanno determinato. Nulla toglie infatti che ad esso, sui medesimi beni, possano subentrare i sequestri previsti dalle misure cautelari reali.
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