Decreto svuota carceri: novità sugli arresti domiciliari

Il nuovo decreto definito “svuota carceri” porta importanti novità nella pratica degli arresti domiciliari. L’emendamento, ripresentato in Senato alla vigilia di San Valentino, dice seccamente no alla custodia domiciliare per gli arrestati che si trovano in status di attesa della convalida o del giudizio diretto se accusati di reati quali il furto in appartamento o con strappo, nonché le semplici rapine ed estorsioni.

D’ora in avanti gli accusati attenderanno la decisione del magistrato competente nelle celle di sicurezza di questure e caserme quando non nel carcere più vicino al luogo d’arresto. Attualmente la mediazione raggiunta sul decreto svuota-carceri sembra fermarsi a qui.


Nel frattempo arrivano messaggi di sconcertante aiuto dal sindacato dei penitenzieri, sponda Uil.

Le parole di Eugenio Sarni, il segretario generale della Uil Penitenzieri, invitano il potere politico a convertire immediatamente il decreto legge che intende porre novità sulle modalità degli arresti (domiciliari e non). “Ci sono criticità in atto” sono le parole di Sarni, cui segue la ben più preoccupante affermazione “ogni istituto è una polveriera”. Una polveriera pronta a saltare in aria, tra l’altro.

Il Decreto al Senato

Intanto, i canonici trenta giorni entro i quali un decreto legge deve essere convertito in norma, sono scaduti. Il Presidente del Senato Schifani, nell’intento di assecondare il decreto che prevede le novità sugli arresti domiciliari, ha scelto di accantonare i primi due articoli del decreto.
Due deputati del Pdl (Mantovano e Crosetto) hanno nel frattempo interrogato rispettivamente il ministro della Giustizia e quello dell'Interno al fine di permettere al Parlamento di decidere in piena coscienza sulla conversione in legge del decreto “svuota-carceri": ora più che mai serve infatti una piena consapevolezza riguardo gli effetti che il primo mese di applicazione delle vigenti norme hanno provocato: in particolare quelle che hanno reintrodotto le "camere di sicurezza" per coloro che vengono arrestati “colti sul fatto”.

I due parlamentari sostengono che ci sarebbe sì stato «un calo del numero degli arresti in flagranza”, ma solo perchè al loro posto è preferita la denuncia a piede libero”. Sostanzialmente, quindi, alla norma è corrisposto un calo del livello di sicurezza, in quanto persone che, con le vecchie norme, sarebbero state arrestate, possono godere della libertà. A ciò si aggiunge, sempre secondo i due Pdl, un senso di disagio nel dovere riorganizzare da zero il servizio delle camere di sicurezza.

di Michele G. Picozzi



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