Il Matrimonio dal punto di vista legale
Il matrimonio, un tempo sinonimo univoco di valore, sacramento e tradizione, oggi si presenta in differenti “forme”. Vi sono matrimoni eterosessuali, omosessuali o gay, monogami o poligami.
Culture differenti definiscono in modo diverso il concetto di matrimonio. Vi è però una costante per la maggior parte delle culture: il matrimonio è un legame ufficializzato (in termini giuridici e a volte anche religiosi) basato sull’amore e la condivisione, allo scopo di formare una famiglia.
Se il matrimonio è celebrato ai soli fini giuridici sanciti dallo Stato si parla di matrimonio civile; se celebrato da un ministro di culto come sacramento religioso, si di matrimonio religioso o confessionale. In Italia è presente la forma del matrimonio concordatario, per cui la semplice celebrazione cattolica può avere anche gli effetti civili (attraverso la sua trascrizione). A differenza, in alcuni paesi come la Francia, la Germania e la Russia, è necessario essere sposati dallo Stato prima di organizzare la cerimonia religiosa.
Ecco alcuni motivi che spingono al matrimonio: motivazioni religiose, motivazioni sentimentali e sessuali (approvate socialmente), motivazioni economiche e politiche.
Anche il fine del matrimonio può essere vario.
Secondo alcuni il matrimonio si basa sulla relazione tra un uomo e una donna i quali possono generare figli, mentre secondo altri, la finalità biologica non è primaria e si riconosce la priorità ai valori sentimentali dei coniugi che desiderano ottenere un riconoscimento formale alla loro unione. In base alla visione che si ha, si riconoscono come ufficiali i soli matrimoni tra soggetti di differente sesso o anche le unioni gay o poligame.
Il matrimonio ha anche degli effetti sull'economia dei coniugi e sulla loro condizione giuridica e sociale, oltre ad innescare diritti e doveri nei confronti del partner e dei figli. In occidente, sul matrimonio si costruisce il concetto di nucleo familiare, che è l’unità di base di una società. La famiglia è così composta dai due coniugi che hanno il dovere di educare i figli ed introdurli nella società. Perciò, il matrimonio non solo ha effetti sugli interessi dei coniugi, ma anche sui loro figli, stabilisce una relazione tra le famiglie del marito e della moglie ed ha conseguenze anche nella società di cui la famiglia fa parte.
Disciplina giuridica del matrimonio.
Nell'ordinamento giuridico italiano la materia è regolata dal cosiddetto "Diritto di famiglia".
La Costituzione italiana dedica alla famiglia tre articoli:
L'art. 29 stabilisce che
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare".
L'art. 30 stabilisce che
"È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità".
L’art. 31 stabilisce che
"La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo".
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo all'articolo 16 afferma:
Uomini e donne, in età adatta, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
Gli Stati riconoscono legalmente alcune “forme” di matrimonio rispetto ad altre, in base a canoni sociali e dogmi religiosi. In Italia si dibatte ancora circa il riconoscimento giuridico e la tutela per due partner che decidono di condividere la loro vita, senza sposarsi. Lo Stato potrebbe riconoscere diritti e tutele anche alle coppie di fatto, a tutte le famiglie indipendentemente dalla forma di convivenza. Nella maggior parte dei paesi occidentali, per i conviventi (spesso indipendentemente dal sesso) sono già previsti diritti e doveri in forma equivalente a quelli previsti per le coppie eterosessuali e sposate. Basti pensare che l'Unione Europea in realtà prevede la parità dei diritti per gay e lesbiche già dal 1994!?
Ancora alcuni Stati ammettono la celebrazione di matrimoni civili considerati “illegali” secondo molte religioni, come i matrimoni omosessuali o le unioni civili. In tali Stati il matrimonio può essere anche non formalmente celebrato, ma è sancito per legge come nel caso dei matrimoni di fatto (common-law marriage) o matrimoni informali. Quest’ultimi si basano su un riconoscimento formale dei diritti e le tutele del matrimonio per coppie che vivono insieme anche senza la celebrazione (né civile, né religiosa) del rito. Viceversa vi sono coppie che celebrano un rito religioso, non civilmente riconosciuto. Solo per citare alcuni esempi, è il caso di coppie gay o lesbiche, di vedove che perderebbero il diritto alla pensione se ricontraessero matrimonio, di uomini musulmani che desiderano praticare la poligamia che è ammessa sotto alcune condizioni nell'Islam.
In conclusione, oggi il matrimonio ha perso molti dei valori che lo hanno contraddistinto nei secoli ed è diventato un diritto da conquistare per alcuni ed un escamotage per altri.
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