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Il Rapporto tra il diritto e l’Aborto in Italia

L'aborto rappresenta l'interruzione prematura di una gravidanza che può avvenire per cause naturali o essere provocata dall’uomo. In Italia, si definiva come aborto un'interruzione della gravidanza avvenuta entro il 180° giorno dal concepimento. Oggi si preferisce indicare con tale termine l'interruzione della gravidanza in cui il feto vitale non abbia raggiunto un peso minimo di 500 grammi all'atto dell'espulsione.

Siamo di fronte ad un parto prematuro nel caso di un parto che si verifichi prima della 37a settimana di gestazione. L'aborto spontaneo avviene nel 15% circa delle gravidanze (il periodo a maggior rischio è il primo trimestre). La gravidanza può anche interrompersi in maniera del tutto asintomatica: in tal caso si parla, più propriamente, di aborto interno.

L'approccio terapeutico per l'aborto ritenuto è di due tipi:

· attesa dell'espulsione spontanea

· sua rimozione attraverso curettage chirurgico

L'Interruzione volontaria di gravidanza consiste nell'interruzione dello sviluppo dell'embrione o del feto e nella sua rimozione dall'utero. L'aborto volontario si pratica in quasi tutto il mondo, a discrezione della donna e in presenza di gravi malformazioni al feto.

Nel 1975 il tema della regolamentazione dell'aborto riceveva l'attenzione dei mass media. Il CISA era un organismo che si proponeva di combattere l'aborto clandestino, creando i primi consultori in Italia.

Il 5 febbraio una delegazione comprendente Marco Pannella e Livio Zanetti, presentava alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli del codice penale, riguardanti i reati d'aborto su donna consenziente.

Dopo aver raccolto oltre 700.000 firme, il 15 aprile del 1976 con un Decreto del Presidente della Repubblica veniva fissato il giorno per la consultazione referendaria, ma lo stesso Presidente Leone il primo maggio fu costretto a ricorrere per la seconda volta allo scioglimento delle Camere.

Il bisogno di adeguare la normativa si è presentato al legislatore anche in seguito alla sentenza n.27 del 18 febbraio 1975 della Corte Costituzionale. Con questa sentenza la Suprema Corte, consentiva il ricorso alla IVG per motivi molto gravi. La legge italiana sulla IVG è la Legge n.194 del 22 maggio 1978 con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555. La 194 consente alla donna di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica, nei primi 90 giorni di gestazione.

Testi normativi di riferimento

Legge n.194 del 22 maggio 1978
Sentenza n.27 del 18 febbraio 1975
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