Capacità contributiva: gli indici e altre informazioni

Nell'ambito del diritto tributario italiano, uno dei principi fondamentali vigenti in Italia, relativamente alla cosiddetta capacità contributiva, è sancito dall'art. 53 della Costituzione.

Tale articolo recita che: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

I diritti/doveri del contribuente

Secondo tale principio si riconoscono due tipi di diritto/dovere da parte del contribuente.

Secondo una prima ottica, ovvero dal punto di vista dello Stato, le leggi tributarie che regolano la capacità di contribuire non devono colpire fatti che esulano da questa.

Da parte del contribuente, invece, questo articolo della costituzione offre una garanzia in quanto il cittadino stesso può essere esente dal pagamento delle tasse se non sussistono fatti che indicano la capacità contributiva.

La legislazione resta comunque vaga, in quanto rimane l'incertezza di definire quella che è la corrispondenza fra il contribuente e gli indici che ne delineano la possibilità di effettivo pagamento dei contributi.

La sentenza 155 del 2001 della Corte Costituzionale ha definito meglio le norme in materia di capacità contributiva: vi consigliamo dunque di andare a verificare di prima persona il contenuto di tale norma costituzionale.

Indici di capacità contributiva

Per conoscere la capacità contributiva di un soggetto, è necessario fare riferimento ad una serie di indici, che sono il reddito, il patrimonio, il consumo, la spesa complessiva, gli incrementi patrimoniali e gli incrementi di valore del patrimonio non legati ad un'attività del soggetto passivo.

Qualora siano presenti questi valori, viene a giustificarsi la prestazione tributaria e dunque la necessità del singolo di contribuire all'economia pubblica dichiarando la propria possibilità di versamento contributi.

Patrimonio

Per patrimonio si intende uno stock di ricchezza, determinato da un flusso di reddito. In economia il patrimonio è definito come la ricchezza, espressa in termini monetari, a disposizione di un soggetto in un determinato istante. Dal punto di vista qualitativo esso è costituito da beni; sotto il profilo quantitativo, invece, è la somma dei valori monetari attribuiti a tali beni.

Il patrimonio è una variabile, in quanto legata ad un preciso istante temporale, e come tale si contrappone al concetto di reddito che esprime l'aspetto dinamico della ricchezza, misurandone la variazione in un determinato arco temporale.

Se si considerano due istanti di tempo, in ognuno può essere misurato un valore del patrimonio, così come può essere misurato un valore del reddito riferito all'arco temporale compreso tra l'uno e l'altro.

Reddito

Per reddito, si intende una quantità di ricchezza variabile da soggetto a soggetto, che si presenta attraverso un flusso destinato ad essere consumato o risparmiato. Il reddito è quindi una variabile di flusso, in quanto legata ad un preciso orizzonte temporale senza il quale non avrebbe senso. Al reddito viene contrapposto il concetto di patrimonio che esprime in termini monetari la ricchezza in un dato istante: si usa dire pertanto che il reddito è flusso, mentre il patrimonio è stock.

Consumo

Per consumo si intende appunto la quantità di reddito non risparmiata. In economia il consumo o domanda rappresenta una variabile macroeconomica di grande importanza in quanto correlata alle altre grandezze macroeconomiche e in grado di determinare, come una delle cause prime dal basso, le tendenze di crescita, stagnazione o recessione all'interno del sistema economico.

Consumo e produzione tendono all'equilibrio in risposta all'equilibrio tra domanda e offerta. In particolare sempre a livello macroeconomico si può distinguere tra consumi interni allo nazione e consumi esterni ovvero la quota parte di produzione destinata all'export.

Secondo il diritto tributario italiano, questi tre indici vanno considerati non alternativi l'un l'altro.



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