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La ritenuta d'acconto


Nel diritto tributario italiano, e dunque in area fiscale, con il termine ritenuta d'acconto si intende una trattenuta effettuata dallo Stato su di un compenso assoggettato a tassazione, corrisposto dal soggetto sostituto di imposta nei confronti di un altro soggetto, denominato percipiente.

Spesso la ritenuta d'acconto è collegata al possesso di Partita Iva, ma non è sempre una condizione necessaria. Infatti i vari casi di compensi, soggetti alla ritenuta d'acconto possono essere i seguenti: redditi da lavoro autonomo, redditi da lavoro dipendente, redditi da capitale e, per concludere, altri redditi particolari soggetti a ritenuta d'acconto. Vediamo ora il caso più frequente, ovvero la ritenuta d'acconto per redditi da lavoro autonomo.

Redditi da lavoro autonomo

Nel caso dei redditi da lavoro autonomo la ritenuta d'acconto consiste in una trattenuta effettuata sui compensi che i lavoratori autonomi addebitano nei confronti dei titolari di Partita Iva, identificati sia come liberi professionisti che come imprese. In questo caso, dunque, il sostituto di imposta diventa il soggetto debitore, che effettua il versamento al posto del professionista, che si vede dunque detratta parte della prestazione rilasciata.

La ritenuta d'acconto ha una aliquota fissa pari al 20% del reddito imponibile, anche se è possibile trovarsi di fronte a particolari deroghe in caso di operazioni specifiche o determinate categorie professionali. Nel caso delle fatture di provvigioni, ad esempio, è prevista una ritenuta d'acconto pari al 23% sul 50% del reddito imponibile. Per concludere il discorso, è importante sapere che attraverso la ritenuta d'acconto, il soggetto che si trova in debito nei confronti del lavoratore autonomo non andrà a pagare l'intero ammontare fatturato, bensì la differenza considerando il netto della ritenuta.



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