La riforma del divorzio breve del Governo Monti
Tra le molte novità proposte in queste ultime settimane dal governo tecnico Monti, una in particolare ha suscitato la reazione benevola di una categoria spesso dimenticata di cittadini italiani: i divorziati o in attesa di divorzio. La riforma del divorzio breve non è esattamente una novità del nuovo esecutivo. Almeno due emendamenti sono stati presentati negli anni scorsi nel tentativo di modificare il codice civile in materia di disciplina del diritto di famiglia. L’ultimo in termini temporali è stato presentato il 6 luglio del 2010 e poi accantonato per la spinosità dell’argomento.
In tema di divorzio, che sia esso breve o lungo, i parlamentari italiani hanno sempre formato schieramenti trasversali rispetto alle varie bandiere di partito, proprio perché il tema solleva problemi di natura etica e morale. Per questa stessa ragione, non si è mai riuscito a trovare un punto d’accordo sulla materia e i cittadini direttamente interessati dal problema hanno continuato a doversela vedere con le lunghe attese della giustizia.
Le novità dell’emendamento sul divorzio breve
Le principali novità dell’emendamento che sarà presentato il prossimo 7 febbraio in Parlamento si riassumo in due articoli. Il primo si occupa della riduzione dei tempi di attesa per la concessione del divorzio (consensuale) che si allineano ai parametri europei: dai tre anni si passa ad un solo anno di attesa nel caso in cui la coppia non abbia figli o se essi abbiano già compiuto la maggiore età. Nel caso in cui i figli siano ancora minori, i tempi possono essere più dilatati e le procedure possono durare fino ad un massimo di due anni, per far si che il cambiamento dello status della famiglia non sia repentino e non danneggi psicologicamente i minori.
Il secondo articolo riguarda gli effetti patrimoniali del divorzio. Attualmente il problema della gestione del patrimonio in regime di comunione dei beni rimane insoluto fin quando la coppia non ottiene formalmente il divorzio. Dato che possono passare anni e che nel frattempo i coniugi potrebbero anche non vivere più sotto lo stesso tetto (come abitualmente accade), rimanere impigliati nelle maglie della burocrazia economica per ogni tipo di spesa da effettuare, diventa uno stillicidio per entrambi gli ex-coniugi. La riforma va a regolare proprio questo aspetto, affermando che la comunione dei beni viene sciolta quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, il che potrebbe anche non coincidere con il divorzio formale.
I commenti dei cittadini
I primi feedback relativi all’emendamento sul divorzio breve sono stati da subito visibili sui numerosi forum che si occupano dell’argomento e che accolgono un gran numero di persone che hanno attualmente in atto procedure di divorzio o che ne sono uscite da poco. Alcuni forum si sono organizzati e attraverso azioni di gruppo, come l’invio di e-mail collettive ai singoli deputati, stanno cercando di far sentire la propria voce e di ottenere l’approvazione della legge. Secondo dati Eurispes (2012) circa l’82,2% degli italiani sono favorevoli a questa riforma e questi dati danno il polso reale della situazione che molti italiani si trovano a vivere in questo momento.
Maria Grazia Montella
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