Italia: siamo in stato d'emergenza?
Per una nazione parlare di stato d’emergenza vuol dire dichiarare un momento di necessità, di solito imprevisto, in cui c’è qualcosa che minaccia la stabilità della nazione stessa. Di consuetudine viene invocato per calamità naturali o guerre civili, ma oggi in Italia non sappiamo perché ma in un modo o in un altro ci sembra che sia davvero giunto il punto di non ritorno per cui vorremmo davvero poter dichiarare a livello internazionale che siamo nei guai.
Un paese in bilico
Siamo in stato d’emergenza perché una compagnia di crociere aveva l’abitudine di navigare sotto costa con una nave grande come un grattacielo e quella nave l’ha fatta affondare rovinando probabilmente non solo l’ecosistema del luogo ma anche l’economia turistica di parte del centro-Italia, siamo in stato d’emergenza perché l’Europa conta circa ventisette Stati membri e a quanto pare forse solo due se la cavano davvero bene a livello politico economico, siamo in stato d’emergenza perché durante il precedente governo abbiamo badato più al gossip di un invasato presidente del consiglio con attacchi di senilità alternati all’uso del viagra e non sappiamo adesso dove sbattere la testa, siamo in stato d’emergenza perché una volta insediato il nuovo governo di tecnici ed esperti ci siamo sentiti usati, derubati e affranti dalle analisi che hanno presentato del paese.
Il nuovo governo
Ma non è finita qui, una volta insediato, il nuovo presidente del consiglio, l’egregio Mario Monti, non sapeva nemmeno lui cosa fare nel senso che non si può chiedere un parere a un tecnico e poi aspettarsi possa mentire. Hanno dovuto, lui e il suo governo di esperti, comportarsi come un dottore che deve dare un parere finale ad un malato grave: o ti curi o è finita. E così ci siamo presi le mille soluzioni proposte: sacrifici per i pensionati, sacrifici per le famiglie, per chi possiede una casa, per chi ha la macchina e ci deve andare in giro per forza, sacrifici per scuola, sanità, professioni. E poi arrivano dichiarazioni che ti sconcertano, ma che in realtà magari ti fanno riflettere parecchio.
Monti dice: “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita” e giù le polemiche. Non cerco di difendere nessuno, ma pensiamo ad una semplice verità, se la tutela del lavoratore fisso è concreta, chi deve lavorare perché lo sia anche per i precari?
E’ il mutare delle generazioni che crea futuro, non dico che non si debba sperare in un contratto a tempo indeterminato, ma magari far sì che non ce ne siano altri cento che soffrono per una collaborazione a progetto forse si può. E magari, con più tutele si potrebbero ottenere anche altri privilegi, se così possono definirsi l’opportunità di acquistare un frullatore a rate o pagare il muto di una casa.
E quindi, adesso ripensando a tutto e guardando dalla finestra la neve che fiocca in questi giorni, non si può che pensare che se serve più sale per scioglierla ne serve altrettanto nelle nostre menti per superare questo periodo ed arrivare ad inaugurarne uno nuovo, ripulito e rigenerato.
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