Testamento Biologico: dichiarazione anticipata di trattamento
Una dichiarazione anticipata di trattamento prende il nome di testamento biologico. Rappresenta l'espressione della volontà da parte di una persona, data in condizioni lucide, in merito alle terapie che intende accogliere nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto.
La parola testamento biologico viene presa in prestito dal linguaggio giuridico riferendosi ai testamenti tradizionali. La volontà sulla sorte della persona passa dunque ai congiunti di primo grado o ai rappresentanti legali nel momento in cui la persona non è più in grado di intendere e di volere per motivi biologici.
Ancora non esiste in Italia una legge sul testamento biologico. La formalizzazione per un cittadino italiano della propria volontà riguardo ai trattamenti sanitari che desidera accettare può variare da caso a caso. Da sottolineare il fatto che il testatore scrive cosa pensa in quel momento (non tutte le sue volontà potrebbero essere considerate bioeticamente e legalmente accettabili). Da qui il dibattito tra mondo scientifico ed ecclesiastico in riferimento alla volontà umana che si contrappone a quella divina e al diritto alla vita che ognuno di noi intimamente avrebbe.
L'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e l'Italia ha ratificato nel 2001 la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina di Oviedo del 1997 che stabilisce che i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione. Il Codice di Deontologia Medica, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà dallo stesso.
L'argomento vede posizioni differenti fra correnti di pensiero di tipo laica, radicale e posizioni di forte difesa della vita di ispirazione cattolica. Per quanto riguarda l'eutanasia il Comitato Nazionale di Bioetica si è espresso nel 2003 con un documento di raccomandazioni dove si afferma che le dichiarazioni anticipate non possono contenere indicazioni in contraddizione col diritto positivo, con le norme di buona pratica clinica, con la deontologia medica o che pretendano di imporre attivamente al medico pratiche per lui in scienza e coscienza inaccettabili e che il paziente non può essere legittimato a chiedere e ad ottenere interventi eutanasici a suo favore.
Alcuni recenti casi mediatici hanno posto nuovamente all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica la necessità di legiferare in maniera chiara sull'argomento.
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