Il 2012 e il primo trimestre del 2013 hanno registrato ulteriori nuovi aumenti sul prezzo del carburante, per far fronte agli obblighi del Patto di Stabilità e sanare i conti danneggiati dalla crisi finanziaria internazionale.

Prezzi attuali della benzina 

Le oscillazioni del mercato dei carburanti sono talmente rapidi che non permettono di stabilire una media sul periodo, ma ciò che si può calcolare – per lo meno in Italia – è l’ammontare delle accise che gravano sui carburanti e le tasse addizionali regionali sull’accisa della benzina.

Gli aumenti dell'accisa dal 31 dicembre 2012 sono gli stessi per tutta l’Italia, ma il prezzo del “pieno” cambia in base alle addizionali regionali. Per decisioni politiche ed economiche delle singole regioni - siano esse motivate da urgenze sui bilanci o dalla volontà di colpire il settore dei trasporti considerato inquinante -, le addizionali fanno la differenza. In particolar modo i rincari più forti si sono registrati nelle regioni del sud e del centro (in particolare Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana e Umbria), mentre le regioni del nord sono più attente, consapevoli anche del ruolo fondamentale dell’industria dei trasporti per l’economia.

Facendo un passo indietro, poi, ci rendiamo conto che il prezzo della benzina si è gonfiato del 18% nel corso del 2011 e quello del gasolio addirittura del 27%. Tali innalzi, come si è accennato precedentemente, non sono tuttavia da imputarsi solo alle compagnie petrolifere, quanto al sovrapporsi di accisa su accisa.

Le accise benzina

In Italia, le accise si applicano per fronteggiare finanziariamente diverse emergenze (danni provocati da eventi naturali e non). Erroneamente si ritiene che si stiano ancora “scontando” gli aggravi provocati, per esempio, dalla lontana guerra in Etiopia del 1935. In realtà, non esiste alcun fondo per “finanziare” la guerra del ’35, bensì banalmente le accise si sono sommate nel tempo e gli incrementi apportati non sono mai stati aboliti una volta rientrata l’emergenza.

Purtroppo si tratta del risultato di una somma di accise e se qualora si dovesse ridurre un’accisa significa ridurre i proventi nel bilancio dello Stato, con il conseguente aumento di altre imposte in compensazione su qualche altro settore.
Tra le accise più recenti si ricordano quelle del 2011 un’accisa di 0,73 centesimi che è stata introdotta per salvare il Fondo destinato allo spettacolo; a giugno 2011, 4 centesimi su ogni litro di benzina sono andati a finanziare la guerra in Libia e, ancora a luglio, altri 0,19 centesimi hanno aiutato nuovamente il Fondo dello spettacolo. L’alluvione in Liguria e Toscana ha introdotto un’ulteriore accisa di 0,89 centesimi per ogni litro di benzina; il decreto Salva Italia di Mario Monti, ha aggiunto ulteriori 9,9 centesimi e nel 2012, il terremoto in Emilia ha portato un incremento di 2 centesimi.

Storia dell’accisa

L’accisa sul carburante, d’altronde, è una pratica antica. Sulla nostra benzina gravano tuttora i lontanissimi rincari legati al disastro della diga del Vajont, al terremoto del Belice, alla crisi di Suez e, last but not least, alla guerra di Abissinia del remoto 1935. Quindi, sostanzialmente, possiamo affermare in tutta sicurezza che ben più del 50% del prezzo della benzina consiste in tasse che i cittadini pagano direttamente allo Stato.

L'elenco completo dei rincari è il seguente:

  • 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
  • 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.

Il totale dei rincari dell'accisa ammonta a circa 0,41 euro (0,50 euro IVA inclusa). Nel 1999 con un decreto legislativo le Regioni sono libere di imporre una accisa autonoma sui carburanti.
Alle accise e alle addizionali regionali si somma l’imposta di fabbricazione sui carburanti e l’IVA al 21% per un totale finale di 87,42 cent per la benzina e 74,32 cent per il gasolio.

Rimborso accisa: novità per risparmiare sul gasolio

L’Agenzia delle Dogane ha fornito a tutti i cittadini utenti delle precise informazioni riguardo le modifiche che sono state apportate al Decreto Legge sulle Liberalizzazioni (quello del Governo Monti, in data 24 gennaio 2012, tanto per non sbagliarci). Parliamo, tanto per essere chiari, alla disciplina generale che concerne il rimborso delle spese per l’accisa sul carburante, e in particolare sul gasolio d’autotrazione.

Coloro che hanno il diritto di usufruire di tale agevolazione, a prescindere dalla quantità di gasolio consumato (e, quindi, dall’entità del rimborso dell’accisa), possono farne richiesta attraverso la cosiddetta “modalità frazionante”; facendo riferimento, cioè, ai consumi relativi a ogni singolo trimestre dell’anno solare.

Bisogna tuttavia ricordarsi di presentare la relativa domanda di rimborso entro il termine massimo del mese successivo al trimestre di riferimento: se tale limite fosse superato, non godremmo più dell’agevolazione per quel periodo e perderemmo così tutti i soldi che potevano tornarci in tasca.

Termini per il rimborso

È necessario, quindi, oltre che presentare per tempo la nostra domanda, ricordarci che c’è anche un limite temporale legato al periodo durante il quale possiamo usufruire del credito di compensazione: tale limite scade naturalmente il 31 dicembre dell’anno che segue quello in cui lo stesso credito è sorto.

Nel tempo di sei mesi da questo termine dobbiamo ricordarci di chiedere il rimborso delle eventuali eccedenze non compensate. La soglia massima, in termini pecuniari, di utilizzo dei crediti di imposta che sono riconosciuti quali agevolazioni concesse alle imprese è pari a 250.000 euro annui.

Inoltre, ed è questa la parte più importante della storia, è prevista una effettiva neutralizzazione di tutti gli aumenti dell’accisa sul gasolio; cosicchè le spese legate non tanto al carburante, ma alla sua percentuale di costo pari all’accisa stessa, possono essere oggetto di uno specifico rimborso. La pratica relativa al rimborso dell’accisa (nota anche come “defiscalizzazione”) vede applicare, solitamente, una riduzione pari a ben 33 centesimi di euro su ogni litro di carburante acquistato.

Chi gode dell’esenzione

I beneficiari di tale defiscalizzazione sono, come si evince, più che altro le imprese. Tuttavia questa è una semplificazione assolutamente riduttiva. Infatti, godono del rimborso le macchine operatrici e quelle semoventi non ammesse, però, alla circolazione stradale. Parliamo, perciò, soprattutto delle macchine scavatrici, delle pale meccaniche, dei compressori e via dicendo; ma sempre e solo all’interno dei cantieri o degli specifici siti di proprietà delle imprese.





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 decreto anti corona virus

Il meccanismo del decreto Cura Italia

Il decreto ha messo a disposizione 25 miliardi di euro, uno stanziamento che copre l’intera spesa già approvata dal Parlamento la settimana precedente il Cura Italia e che per mezzo delle garanzie statali agevolano l’accesso alla liquidità per le aziende prostrate dal lockdown provocato dalla sospensione di tutte le attività produttive, commerciali e lavorative a prevenzione del contagio da corona-virus, la pandemia virale che sta mettendo a dura prova le finanze, l’economia e i sistemi sanitari del mondo.

La manovra per contenere la perdita di produttività è stata definita poderosa dalla Presidenza del Consiglio, me ancora insufficiente perché a questo decreto farà seguito – nel mese di aprile – un’ulteriore piano di semplificazione e accelerazione degli investimenti. Le misure principali del decreto riguardano:

  • Sanità,
  • Lavoro,
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  • mutui.

Le misure anti corona virus: sanità

Il settore sottoposto a maggior pressione nel corso della crisi innescata dal COVID-19 è indubbiamente il comparto sanitario e della protezione civile per cui è previsto un finanziamento di 1 miliardo e 150 milioni di € ciascuno. Complessivamente, il fondo per le emergenze nazionali è dotato di 1,65 miliardi. Un elemento da sostenere riguarda le risorse umane da mettere in campo per sostenere la ricerca e contemporaneamente affrontare i casi di malattia negli ospedali, per cui si prevede l’assunzione di 20 mila operatori sanitari e per il pagamento degli straordinari del personale in servizio sono stati stanziati 150 milioni di euro a cui si aggiungono 350 milioni per potenziare le reti assistenziali dei territori. La sanità privata è chiamata a contribuire con il proprio personale e le proprie strutture e apparecchiature. Per aumentare la “capienza” dei locali sanitari le Regioni possono deliberare di attivare strutture di ricovero temporanee per la cura, l’accoglienza e l’assistenza dei casi più seri che richiedono apparecchiature specifiche per le terapie intensive. In questo frangente, i medici in prossimità alla pensione possono decidere liberamente di posporre la data di pensionamento e contestualmente chi consegue la laurea in medicina non dovrà avviare l’iter di abilitazione alla professione perché potrà essere immediatamente immesso nel Sistema sanitario nazionale; ciò significa sbloccare nell’immediato circa 10.000 medici. In emergenza si può ricorrere anche a medici provenienti dall’estero.

Altre misure sono rivolte alle aziende produttrici di dispositivi medici (mascherine, guanti, strumentazioni) che beneficeranno di 50 milioni di finanziamenti supervisionati da Invitalia, l’agenzia degli investimenti in Italia.

Sul fronte della prefettura e protezione civile il decreto autorizza le autorità a requisire presidi sanitari e medico-chirurgici, beni mobili e immobili di ogni tipologia – ivi inclusi gli alberghi – per ospitare i cittadini in quarantena o isolamento. Inoltre, è previsto lo stanziamento  di risorse per l’arruolamento di un anno di 120 medici e 200 infermieri dell’Esercito Italiano, così come l’autorizzazione allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze per la produzione di disinfettanti e prodotti battericidi (con un limite di spesa dii 704 000 €).

decreto Cura Italia anti corona virus

Cura Italia: misure per il lavoro

Dopo il comparto sanitario, il lavoro è l’ambito maggiormente sottoposto allo stress e shock da impatto del coronavirus. Le misure per sostenere le attività produttive e tutelare i lavoratori sono in gran parte l’estensione degli ammortizzatori sociali straordinari per tuto il Paese e in misura retroattiva a partire dal 23 febbraio – data della comparsa “ufficiale” del virus in Italia. Le aziende non potranno licenziare i dipendenti per 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, anche in caso di riduzione dei fatturati; allo stesso modo sono sospese le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio.

Le persone in quarantena o sottoposte a isolamento vigilato possono considerare il periodo equiparato alla malattia. Lo stanziamento è pari a 10 miliardi di euro per sostenere gli stipendi dei lavoratori costretti a rimanere a casa (una stima di 5 milioni) e per aiutare le famiglie con figli minori o con persone non autosufficienti a carico o da accudire a seguito della chiusura di centri di assistenza e scuole.

La cassa integrazione beneficerà di ulteriori 5 miliardi di finanziamenti e diventa universale, vale a dire concedibile a tutti i lavoratori e per la durata di 9 mesi. I datori di lavoro, dunque, che sospendono l’attività per comprovate ragioni riconducibili al COVID 19 possono presentare domanda di CIG ordinaria di integrazione salariale. Anche le aziende che già attuano la cassa integrazione straordinaria possono accedere al trattamento ordinario e il Fondo di integrazione salariale è rafforzato con un’iniezione di 1,3 miliardi, mentre la cassa integrazione in deroga viene potenziata con una dotazione di 3,3 miliardi da estendere a tutti i settori del privato (agricoltura, pesca e terzo settore – sono esclusi i lavoratori domestici).

I lavoratori nella pubblica amministrazione sono incentivati a lavorare a distanza utilizzando il piano ferie e i permessi e pe coloro che non possono assentarsi da lavoro è richiesto solo la disponibilità allo svolgimento dei servizi essenziali e preferibilmente tramite procedure telematiche online o telefoniche per chi è a contatto con l’utenza. I lavoratori con buste paga fino a 40.000 € e che continuano a lavorare, avranno un incremento di 100 € in busta paga senza che questo aumento contribuisca alla formazione del reddito.

Sul fronte del welfare, i genitori lavoratori e con figli fino a 12 anni o figli disabili senza limiti di età usufruiranno di un congedo parentale di 15 giorni estendibile anche ai lavoratori autonomi purché iscritti alla gestione separata INPS. Riconosciuta anche l’indennità al 50% della retribuzione: la dotazione è di 1,2 miliardi. Infine, previsti il bonus baby sitter di 600 €  (1000 € per medici e tutto il personale sanitario) con godimento di 12 giorni di permesso retribuito (legge 104) nei mesi di marzo e aprile per uno stanziamento ulteriore di 550 milioni.

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