Non sono particolarmente diffusi, tuttavia potrebbe capitare ad ognuno di avere a che fare con una cosiddetta cambiale ipotecaria oppure degli eventuali titoli di credito. Cosa sono e soprattutto in quali situazioni potremmo trovarceli di fronte? Cerchiamo di approfondire meglio la questione.

I titoli di credito sono documenti destinati alla circolazione che attribuiscono il diritto ad una determinata prestazione. La prestazione può consistere nel pagamento di una somma di denaro, come la cambiale, nella riconsegna di beni determinati, per esempio la polizza di carico, un complesso di rapporti giuridici, come ad esempio le azioni.
Il titolo di credito è a tutti gli effetti un documento: ciò vuol dire che esso è materialmente costituito da un modulo prestampato che deve essere riempito nelle parti lasciate in bianco, come luogo e data di emissione, importo del credito, scadenza di pagamento, e tutto il resto.

Il titolo di credito contiene l’impegno - preso da colui che lo rilascia - di effettuare una prestazione a favore del soggetto che lo riceve e lo esibisce (cosiddetto portatore). Il documento incorpora il diritto di credito, nel senso che il possesso materiale del documento comporta per ciò solo la titolarità del diritto di credito e quindi il diritto del possessore a ottenere il pagamento. I titoli di credito sono strumenti diffusi, sia presso gli imprenditori, come ad esempio nel pagamento di riforniture e materiali, o altro ancora; sia presso i non-imprenditori, ad esempio con l’utilizzo dei comuni assegni usati talvolta per pagare somme più consistenti.

E' un titolo di credito cartolare. Come tutti i titoli di credito cartolari, anche la cambiale ipotecaria incorpora i diritti e le obbligazioni che emergono dal documento cartaceo che la rappresenta, è di norma redatta su appositi moduli prestampati e deve rispondere ad esigenze di standardizzazione volte al renderla facilmente riconoscibile.

Anche la cambiale ipotecaria è, infine, un titolo astratto, ovvero che non necessita di un rapporto causale sottostante che ne giustifichi l’emissione; conseguentemente chi ne è in possesso può, possesso vale titolo, legittimamente esercitare i diritti in essa contenuti.

In altre parole, secondo la regola appena definita del "possesso vale titolo", avere la carta in cui è incorporato il credito tende a sostituire, in pratica, la prova del titolo di acquisto, di conseguenza la persona che possiede tale documento ne risulta il possessore legittimato (anche se in realtà magari non ne sia il vero titolare) e perciò egli può far valere i diritti che ne conseguono. In sintesi, quindi, il possessore di questo documento esercita tutti i diritti ad esso collegati, anche se non è il vero titolare dello stesso.

Peculiarità di questo documento

Questo documento incorpora anche una garanzia su un immobile, che assicura il creditore cambiario, nel caso in cui il credito presente nel titolo non venga soddisfatto, a procedere alla soddisfazione del credito sull’immobile posto a garanzia della cambiale ipotecaria stessa. L’ipoteca deve essere annotata sulla cambiale.

Il titolare del diritto presente nella cambiale ha priorità di soddisfare il proprio diritto sull’immobile, rispetto agli altri creditori. Con la cambiale ipotecaria si trasferisce, oltre al credito in essa rappresentato, anche la garanzia del credito stesso costituita dall’ipoteca sull’immobile.

Essendo l’ipoteca iscritta a favore dell’attuale possessore, essa si trasmette ai successivi possessori senza che sia necessario che questi effettuino l’annotazione del trasferimento nei registri immobiliari, come dettato dall’art 2831 del codice civile, che disciplina questo particolare titolo di credito.

L'istituto della cambiale ipotecaria comporta un elevato carico fiscale ed il ricorso a notaio per la iscrizione nei libri fondiari. Normalmente, è consuetudine evitarla nei normali rapporti commerciali. Si fa ricorso ad essa in caso di scambi commerciali di immobili con pagamento rateizzato e dilazionato nel tempo.

Nell'ordinamento giuridico italiano, il venditore di un bene immobile ha il diritto all'ipoteca legale. Molto diffusa è la pratica di rinuncia all'ipoteca legale e la sua sostituzione con una ipoteca convenzionale, il più delle volte tramite cambiali ipotecarie. In tal caso, infatti, già si preventivano le spese di notaio e d'imposta di registro e ipotecarie.

Tutto ciò comporta che la cambiale ipotecaria è strumento idoneo ed efficace per una rapida circolazione del diritto di ipoteca, in quanto se incorporato nella cambiale, non si devono seguire le procedure previste dalla legge per il trasferimento di tale diritto.
Altra importante specificazione riguardante i diversi regimi dell’ipoteca e della cambiale ipotecaria, è che nella prima la garanzia esiste finché esiste il credito garantito, mentre nella seconda la garanzia non riguarda il credito sottostante ma il rapporto cartolare stesso.

Cambiale ipotecaria: uso e diffusione

Immagine presente nell'articolo Cambiale ipotecaria e titoli di credito: sai come funziona questo mondo?

La cambiale ipotecaria, in quanto titolo di credito cartolare, costituisce titolo esecutivo come dettato dall’art. 631 del codice di procedura civile.
Non è un istituto che ha avuto molta diffusione, a causa degli elevati costi fiscali e notarili che gravano sul debitore.

Tuttavia ha trovato un utilizzo nei casi di compravendita di immobili con pagamento dilazionato nel tempo, questo per due ragioni: da una parte, grazie alla cambiale ipotecaria sarà possibile, in virtù anche di una sola cambiale non pagata, annullare il contratto di compravendita e rivalersi sull’immobile ipotecato; dall’altro lato avendo, secondo le leggi dello Stato, il venditore dell’immobile diritto ad una ipoteca legale, si è fatta largo la pratica di rinunciare alla ipoteca legale, sostituendola con quella cambiaria, preventivando così le spese notarili e di registrazione.

Comunque, potrebbe essere utilizzata come una possibile alternativa al mutuo. Infatti, con quest'ultimo un venditore ottiene da un acquirente, in maniera immediata, l'intera cifra richiesta, tuttavia non sempre lo stesso acquirente riesce ad accedere a tale genere di finanziamento bancario e, al tempo stesso, non sempre egli può avere disponibilità del denaro occorrente ad un eventuale anticipo richiesto, considerando infatti che la banca tende a coprire al massimo fino all'80% del valore finanziario dell'immobile.
Poi, i costi connessi ad un eventuale mutuo potrebbero anche essere considerevoli e tali da non favorire un eventuale acquisto. Utilizzando invece una cambiale ipotecaria vi potrebbero essere alcuni vantaggi di cui tener conto. Infatti, in caso di accettazione da parte del creditore, questi non ottiene immediatamente l'intera somma, bensì la riceverà dilazionata nel corso del tempo ed eventualmente sommata agli interessi maturati.
Il debitore, dal canto suo, tuttavia dovrà rispettare ciascuna scadenza prevista, in quanto il mancato pagamento anche di una sola delle rate programmate concede al creditore, come abbiamo già accennato prima, il diritto di rivalersi sul patrimonio dello stesso debitore, con relative conseguenze. Pertanto, bisognerà effettuare un'attenta valutazione prima di fare uso delle cambiali ipotecarie.





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 decreto anti corona virus

Il meccanismo del decreto Cura Italia

Il decreto ha messo a disposizione 25 miliardi di euro, uno stanziamento che copre l’intera spesa già approvata dal Parlamento la settimana precedente il Cura Italia e che per mezzo delle garanzie statali agevolano l’accesso alla liquidità per le aziende prostrate dal lockdown provocato dalla sospensione di tutte le attività produttive, commerciali e lavorative a prevenzione del contagio da corona-virus, la pandemia virale che sta mettendo a dura prova le finanze, l’economia e i sistemi sanitari del mondo.

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  • Sanità,
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  • mutui.

Le misure anti corona virus: sanità

Il settore sottoposto a maggior pressione nel corso della crisi innescata dal COVID-19 è indubbiamente il comparto sanitario e della protezione civile per cui è previsto un finanziamento di 1 miliardo e 150 milioni di € ciascuno. Complessivamente, il fondo per le emergenze nazionali è dotato di 1,65 miliardi. Un elemento da sostenere riguarda le risorse umane da mettere in campo per sostenere la ricerca e contemporaneamente affrontare i casi di malattia negli ospedali, per cui si prevede l’assunzione di 20 mila operatori sanitari e per il pagamento degli straordinari del personale in servizio sono stati stanziati 150 milioni di euro a cui si aggiungono 350 milioni per potenziare le reti assistenziali dei territori. La sanità privata è chiamata a contribuire con il proprio personale e le proprie strutture e apparecchiature. Per aumentare la “capienza” dei locali sanitari le Regioni possono deliberare di attivare strutture di ricovero temporanee per la cura, l’accoglienza e l’assistenza dei casi più seri che richiedono apparecchiature specifiche per le terapie intensive. In questo frangente, i medici in prossimità alla pensione possono decidere liberamente di posporre la data di pensionamento e contestualmente chi consegue la laurea in medicina non dovrà avviare l’iter di abilitazione alla professione perché potrà essere immediatamente immesso nel Sistema sanitario nazionale; ciò significa sbloccare nell’immediato circa 10.000 medici. In emergenza si può ricorrere anche a medici provenienti dall’estero.

Altre misure sono rivolte alle aziende produttrici di dispositivi medici (mascherine, guanti, strumentazioni) che beneficeranno di 50 milioni di finanziamenti supervisionati da Invitalia, l’agenzia degli investimenti in Italia.

Sul fronte della prefettura e protezione civile il decreto autorizza le autorità a requisire presidi sanitari e medico-chirurgici, beni mobili e immobili di ogni tipologia – ivi inclusi gli alberghi – per ospitare i cittadini in quarantena o isolamento. Inoltre, è previsto lo stanziamento  di risorse per l’arruolamento di un anno di 120 medici e 200 infermieri dell’Esercito Italiano, così come l’autorizzazione allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze per la produzione di disinfettanti e prodotti battericidi (con un limite di spesa dii 704 000 €).

decreto Cura Italia anti corona virus

Cura Italia: misure per il lavoro

Dopo il comparto sanitario, il lavoro è l’ambito maggiormente sottoposto allo stress e shock da impatto del coronavirus. Le misure per sostenere le attività produttive e tutelare i lavoratori sono in gran parte l’estensione degli ammortizzatori sociali straordinari per tuto il Paese e in misura retroattiva a partire dal 23 febbraio – data della comparsa “ufficiale” del virus in Italia. Le aziende non potranno licenziare i dipendenti per 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, anche in caso di riduzione dei fatturati; allo stesso modo sono sospese le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio.

Le persone in quarantena o sottoposte a isolamento vigilato possono considerare il periodo equiparato alla malattia. Lo stanziamento è pari a 10 miliardi di euro per sostenere gli stipendi dei lavoratori costretti a rimanere a casa (una stima di 5 milioni) e per aiutare le famiglie con figli minori o con persone non autosufficienti a carico o da accudire a seguito della chiusura di centri di assistenza e scuole.

La cassa integrazione beneficerà di ulteriori 5 miliardi di finanziamenti e diventa universale, vale a dire concedibile a tutti i lavoratori e per la durata di 9 mesi. I datori di lavoro, dunque, che sospendono l’attività per comprovate ragioni riconducibili al COVID 19 possono presentare domanda di CIG ordinaria di integrazione salariale. Anche le aziende che già attuano la cassa integrazione straordinaria possono accedere al trattamento ordinario e il Fondo di integrazione salariale è rafforzato con un’iniezione di 1,3 miliardi, mentre la cassa integrazione in deroga viene potenziata con una dotazione di 3,3 miliardi da estendere a tutti i settori del privato (agricoltura, pesca e terzo settore – sono esclusi i lavoratori domestici).

I lavoratori nella pubblica amministrazione sono incentivati a lavorare a distanza utilizzando il piano ferie e i permessi e pe coloro che non possono assentarsi da lavoro è richiesto solo la disponibilità allo svolgimento dei servizi essenziali e preferibilmente tramite procedure telematiche online o telefoniche per chi è a contatto con l’utenza. I lavoratori con buste paga fino a 40.000 € e che continuano a lavorare, avranno un incremento di 100 € in busta paga senza che questo aumento contribuisca alla formazione del reddito.

Sul fronte del welfare, i genitori lavoratori e con figli fino a 12 anni o figli disabili senza limiti di età usufruiranno di un congedo parentale di 15 giorni estendibile anche ai lavoratori autonomi purché iscritti alla gestione separata INPS. Riconosciuta anche l’indennità al 50% della retribuzione: la dotazione è di 1,2 miliardi. Infine, previsti il bonus baby sitter di 600 €  (1000 € per medici e tutto il personale sanitario) con godimento di 12 giorni di permesso retribuito (legge 104) nei mesi di marzo e aprile per uno stanziamento ulteriore di 550 milioni.

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