Il cosiddetto “codice di accisa” è composto da una sequenza alfanumerica composta sempre da tredici caratteri ed è attribuito dalla Agenzia delle Dogane a ciascuni dei suoi operatori abilitati, siano essi un Deposito Fiscale come un Destinatario o uno Speditore Autorizzato.

Significato della sequenza

All’interno del codice di accisa, ogni carattere assume un significato assolutamente specifico. Per chiarirci, andremo più nel profondo e analizzeremo la composizione di questa particolare sequenza: i primi due segni apposti indicano quale è lo Stato membro (dell’Unione Europea, chiaramente!) cui il codice stesso fa riferimento.

Si tratta sempre di lettere dell’alfabeto: per l’Italia si è adottata la sigla “IT”. I due caratteri successivi sono, sempre, due zeri (00) e vengono apposti semplicemente per consentire il raggiungimento dei tredici caratteri standardizzati. Il quinto e il sesto simbolo sono, nuovamente, lettere d’alfabeto: stavolta ci indicano il particolare deposito fiscale di riferimento mediante la sigla della Provincia in cui lo stesso è situato.

Anche il settimo segnale è una lettera; tuttavia questa volta serve a contrassegnare, tramite un ordinamento che ha di solito a che vedere con l’iniziale del prodotto interessato, il settore d’imposta nel quale quest’ultimo si trova. Per intenderci: le sostanze etiliche (o “bevande alcoliche”) adottano la lettera “A”; il Vino semplice la “V”; gli Oli Minerali la “O”. I penultimi cinque caratteri sono, invece, numerici e contraddistinguono lo specifico deposito fiscale, andando oltre, quindi, la semplice denominazione della Provincia in cui esso è ubicato. L’ultimo carattere, il tredicesimo, ha (banalmente) una funzione di controllo.

Differenze e novità europee sui codici

Come si poteva facilmente intuire, all’interno del codice di accisa la dicitura della Provincia corrisponde alla stessa sigla utilizzata per le targhe delle automobili. Certo, questa semplificazione è valida per la sola Italia, in quanto ogni Stato membro della UE ha adottato una differente metodologia nell’ambito dell’attribuzione del codegrafica.

Per esempio, certi Paesi assegnano un particolare codice al soggetto (cioè al depositario autorizzato) e un altro al deposito stesso.

Ma, a prescindere da tali differenze, tutti e venticinque gli Stati della UE hanno armonizzato il proprio codice di accisa standard portandolo ai tredici caratteri fissi alfanumerici. Prima del 2005, lo standard era pari a soli nove caratteri.

Codice accisa sulle bevande alcoliche

L’accisa è un’imposta indiretta, applicata alla produzione o al consumo di determinati prodotti come ad esempio i prodotti di tipo petroliferi, bevande alcoliche, tabacchi, ecc.
Riguardo alle bevande alcoliche:

  • con la Direttiva 92/83/CEE è stato istituito un sistema armonizzato delle accise che gravano sulle bevande alcoliche e sull’alcol contenuto in altri prodotti;
  • con la Direttiva 92/84/CEE è stato attuato il ravvicinamento delle aliquote delle accise sull’alcol, sulle bevande alcoliche, sui prodotti intermedi, sul vino, sulla birra, fissando percentuali minime di applicazione.

L’accisa ha diverse aliquote in base al tipo di bevanda alcolica che andremo ad esaminare, ed è importante anche, sottolineare che, le aliquote di seguito riportate, riguardano esclusivamente l’accisa italiana. Infatti, negli altri Paesi Europei, è possibile trovare delle aliquote differenti. Vediamo ora a quanto ammontano le aliquote per diverse bevande alcoliche:

Birra: € 2,35 per ettolitro e per grado-Plato.
Vino: zero.
Bevande fermentate diverse dal vino e dalla birra: zero.
Prodotti alcolici intermedi: € 68,51 per ettolitro.
Alcol etilico: € 800,01 per ettolitro anidro.

In Italia il codice ditta e il codice d’accisa coincidono. In altri Paesi UE come per esempio il Belgio, la Bulgaria, la Germania, la Grecia, Malta, l’ Olanda, la Polonia e il Regno Unito, gli operatori possiedono due codici: uno relativo alla licenza di esercizio e uno relativo al deposito fiscale.
Per deposito fiscale si intende l’impianto in cui vengono fabbricate, trasformate, detenute, ricevute o spedite merci sottoposte ad accisa, in regime di sospensione dei diritti di accisa, alle condizioni stabilite dall’amministrazione finanziaria.

Contrassegni fiscali

Alcuni prodotti che sono sottoposti ad accisa e che sono destinati ad essere immessi in consumo nel territorio nazionale, devono essere muniti di contrassegni fiscali. I prodotti da assoggettare al contrassegno fiscale, le caratteristiche ed il prezzo dei contrassegni sono stabiliti con decreto del Ministero delle Finanze.





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