In materia di liberalizzazioni, uno dei capisaldi degli ultimi anni è senza dubbio il decreto bersani, convertito in Legge Bersani n. 248 del 4 agosto 2006. La legge Bersani è nota appunto come legge sulle liberalizzazioni, e contiene una serie di misure che hanno l'obiettivo di tutelare innanzitutto i consumatori, e di rendere più flessibile il mercato.

Capisaldi della legge Bersani erano infatti l'abbattimento dei privilegi di alcune categorie economiche e sociali, nonché l'aumento della concorrenza in determinati settori dell'economia. Altro obiettivo fu quello di agevolare la lotta all'evasione fiscale, andando a rendere obbligatorie determinate procedure legate ai pagamenti.

Seconda legge Bersani

Nel 2007 il ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani promulgò una nuova serie di pacchetti di liberalizzazioni, convertiti in legge 40 del 2 aprile 2007.

Anche questa seconda serie di misure erano favorevoli ai consumatori, andando a favorire la concorrenza nel mercato, e a dare uno sfoltimento a tutta una serie di pratiche burocratiche.

Misure principali

Nel dettaglio, le principali misure che trovavano attuazione nella legge Bersani furono le seguenti:

  • Abolire il tariffario dagli ordini professionali e le tabelle che andavano a imporre una parcella minima a chiunque fosse iscritto in un'ordine, in caso di progettazione e direzione di un lavoro (ingegneri, architetti, avvocati).
  • Vendita dei farmaci da banco anche nei supermercati. Il provvedimento riguarda i farmaci da banco per i quali non è obbligatoria la prescrizione medica e fa si che vengano creati degli appositi spazi nei supermercati dove è possibile acquistarli. Il fine è soprattutto quello di ridurre la disoccupazione in questo campo, impiegando i neolaureati
  • Modifica delle norme legate alle licenze dei tassisti: non si tratta di una vera e propria abrogazione della limitazione del numero di licenze dei tassisti, a causa dalle innumerevoli proteste dei tassisti.
  • Modifiche sui pagamenti con carta di credito
  • Organizzazione della grande distribuzione
  • Organizzazione del potere contrattuale e dei rischi per i protestati
  • Recesso anticipato di un bene acquistato
  • Modifiche alle transazioni bancarie e al controllo monetario. Modifiche nel settore delle assicurazioni: con questo decreto anche le assicurazioni dovranno attuare il principio della trasparenza con i loro clienti. Infatti al momento di sottoscrivere una nuova polizza RC auto, il cliente mantiene la stessa classe di merito dell’ultimo contratto. Dopo un sinistro la compagnia deve accertarsi delle reali colpe prima di cambiare la classe di merito del cliente. Le compagnie inoltre, non sono più autorizzate a stipulare contratti per più anni consecutivi, ma il contratto deve essere rinnovato ogni 12 mesi. In più c’è la possibilità data ai giovani neopatentati di firmare una nuova polizza acquisendo però la classe di merito dei genitori.

Misure minori

  • Abolizione dei costi fissi di ricarica dei cellulari: questo prevede che siano aboliti i costi di ricarica del credito delle sim dei cellulari e toglie l’introduzione della scadenza del traffico.
  • Recesso anticipato: gli utenti delle linee possono recedere anticipatamente. I contratti devono prevedere la possibilità del contraente di recedere dal contratto anche prima della sua scadenza in qualsiasi momento e senza spese se non giustificate da l’operatore.
  • Trasparenza delle tariffe aeree: i messaggi pubblicitari riguardante le tariffe aeree devono essere molto chiari e indicare il prezzo definitivo compreso di tutte le spese e tasse, devono indicare la tratta, la modalità di prenotazione e se l’offerta è valida per un numero limitato di viaggiatori.
  • Semplificazione dell’iter di apertura di una nuova azienda: basterà semplicemente la comunicazione al registro delle imprese.
  • Libero accesso ad alcune attività: per poter cominciare basterà la dichiarazione di inizio attività.

Di grande attualità è l'argomento Pay Tv. In questo periodo di crisi, l'aumento dell'Iva alla compagnia di Murdoch può far venire molti dubbi sulla prosecuzione del rapporto contrattuale con il servizio televisivo.

Disdire l'abbonamento a Sky

Sono moltissime le persone che sottoscrivono un contratto per un abbonamento alla Pay Tv intrigati dai servizi di intrattenimento offerti, appassionati di calcio o di sport in generale, come anche appassionati di documentari o semplicemente di film e serie tv, la molteplicità di servizi offerti è volta proprio a soddisfare le più disparate esigenze in modo da riuscire ad accaparrarsi più clienti possibile.

Sarà successo a molti di decidersi finalmente a sottoscrivere un abbonamento in seguito ad un’offerta che inizialmente poteva sembrare veramente vantaggiosa, ma che, nella stragrande maggioranza dei casi si è rivelata non essere ciò che appariva nel giro di un anno.

Di conseguenza sono tantissime ogni giorno le sottoscrizioni ai servizi di Sky, Mediaset Premium, Infinity e chi più ne ha, più ne metta; ma sono ancora di più le richieste di disdetta che tantissimi clienti, allo scadere dei termini dell’offerta sottoscritta, vista arrivare la bolletta a prezzo intero, hanno deciso di disdire e tornare alla vecchia tv satellitare.

Tuttavia, disdire tali servizi, talvolta può diventare una pratica estenuante per futili motivi. Ad esempio è risaputo che sono tanti i cavilli che le sopracitate società usano per rimandare una disdetta. Per citarne uno, la semplice immissione di un dato scorretto, o di una omissione nella lettera di disdetta, può autorizzare il gestore del servizio a rifiutare la disdetta.
Per questa ragione, Portaldiritto vi fornisce le principali modalità per disdire l'abbonamento a Sky, con tanto di modulo fac-simile utilizzabile per effettuare la disdetta.

Inoltre, spesso, disdicendo tali servizi sopracitati si incappa in delle grosse penali, presenti come clausole alla sottoscrizione dell’offerta. Per cui, in condizioni normali, disdire un servizio prima del termine previsto, può risultare meno conveniente che lasciare che si raggiunga il termine prestabilito, per disattivarlo in seguito.

Perciò è necessario sapere che grazie al decreto Bersani, suddette compagnie non sono più autorizzate a chiedere delle penali, bensì possono avvalersi degli unici costi sostenutti per la disattivazione del servizio, che, rispetto alle penali richieste in precedenza, sono veramente irrisori.

Modulo di disdetta Sky da inviare via FAX al numero 02-76.10.107.

 

Spett. SKY Italia

Servizio Clienti SKY

Casella Postale 13057

20130 Milano

OGGETTO - Disdetta Abbonamento sky

 

Il sottoscritto __________ nato a __________ il __________ – codice fiscale: __________, residente in __________ in via __________ n. __________

 

PREMESSO

 

che in data __________ ha sottoscritto una richiesta di abbonamento con codesta società, tipo di abbonamento: Solo Smart Card (Mondo+__________) codice cliente n. __________

 

RITENUTO

di non voler più usufruire di tale servizio e dare formale disdetta del contratto di abbonamento di cui all'oggetto;

VISTO

il Decreto Bersani (DL 31/01/07 n. 7-Gazzetta Ufficiale n. 26 del 01/02/07), convertito in legge in data 30/03/2007

COMUNICA

di voler recedere dal contratto di abbonamento sopra citato con codesta società SKY, con effetto immediato e comunque entro e non oltre trenta giorni dalla data odierna. Ritenendo pertanto estinto ogni rapporto con il pagamento della Vs fattura relativa allo stesso mese di __________ 2008.

PRECISA

inoltre che qualora la mia attuale SMART CARD dovesse essere da Voi disabilitata prima della fine del mese di __________ 2008, la disdetta si intenderà tacitamente operante dalla data della disabilitazione medesima, con conseguente cessazione dei pagamenti, senza necessità di ulteriore comunicazione da parte mia.

 

Alla presente si allegano:

1. copia della richiesta di abbonamento

2. fotocopia del documento di identità

 

Distinti saluti

__________ lì __________

 

Disdire l'abbonamento ora non costa più dai 30 ai 250 euro di penale, bensi i referenti della pay-tv hanno comunicato di aver aggiornato la carta del cliente, presente anche su internet, secondo quanto stabilito nel luglio scorso dall'Autorità garante delle telecomunicazioni, ossia che al cliente che rompe il contratto prima della scadenza si può richiedere solo il costo sostenuto e strettamente connesso alla cessazione del contratto.

Vale a dire poco più di 10 euro.





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 decreto anti corona virus

Il meccanismo del decreto Cura Italia

Il decreto ha messo a disposizione 25 miliardi di euro, uno stanziamento che copre l’intera spesa già approvata dal Parlamento la settimana precedente il Cura Italia e che per mezzo delle garanzie statali agevolano l’accesso alla liquidità per le aziende prostrate dal lockdown provocato dalla sospensione di tutte le attività produttive, commerciali e lavorative a prevenzione del contagio da corona-virus, la pandemia virale che sta mettendo a dura prova le finanze, l’economia e i sistemi sanitari del mondo.

La manovra per contenere la perdita di produttività è stata definita poderosa dalla Presidenza del Consiglio, me ancora insufficiente perché a questo decreto farà seguito – nel mese di aprile – un’ulteriore piano di semplificazione e accelerazione degli investimenti. Le misure principali del decreto riguardano:

  • Sanità,
  • Lavoro,
  • Tasse (con la sospensione immediata già della scadenza IVA del 16 marzo);
  • mutui.

Le misure anti corona virus: sanità

Il settore sottoposto a maggior pressione nel corso della crisi innescata dal COVID-19 è indubbiamente il comparto sanitario e della protezione civile per cui è previsto un finanziamento di 1 miliardo e 150 milioni di € ciascuno. Complessivamente, il fondo per le emergenze nazionali è dotato di 1,65 miliardi. Un elemento da sostenere riguarda le risorse umane da mettere in campo per sostenere la ricerca e contemporaneamente affrontare i casi di malattia negli ospedali, per cui si prevede l’assunzione di 20 mila operatori sanitari e per il pagamento degli straordinari del personale in servizio sono stati stanziati 150 milioni di euro a cui si aggiungono 350 milioni per potenziare le reti assistenziali dei territori. La sanità privata è chiamata a contribuire con il proprio personale e le proprie strutture e apparecchiature. Per aumentare la “capienza” dei locali sanitari le Regioni possono deliberare di attivare strutture di ricovero temporanee per la cura, l’accoglienza e l’assistenza dei casi più seri che richiedono apparecchiature specifiche per le terapie intensive. In questo frangente, i medici in prossimità alla pensione possono decidere liberamente di posporre la data di pensionamento e contestualmente chi consegue la laurea in medicina non dovrà avviare l’iter di abilitazione alla professione perché potrà essere immediatamente immesso nel Sistema sanitario nazionale; ciò significa sbloccare nell’immediato circa 10.000 medici. In emergenza si può ricorrere anche a medici provenienti dall’estero.

Altre misure sono rivolte alle aziende produttrici di dispositivi medici (mascherine, guanti, strumentazioni) che beneficeranno di 50 milioni di finanziamenti supervisionati da Invitalia, l’agenzia degli investimenti in Italia.

Sul fronte della prefettura e protezione civile il decreto autorizza le autorità a requisire presidi sanitari e medico-chirurgici, beni mobili e immobili di ogni tipologia – ivi inclusi gli alberghi – per ospitare i cittadini in quarantena o isolamento. Inoltre, è previsto lo stanziamento  di risorse per l’arruolamento di un anno di 120 medici e 200 infermieri dell’Esercito Italiano, così come l’autorizzazione allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze per la produzione di disinfettanti e prodotti battericidi (con un limite di spesa dii 704 000 €).

decreto Cura Italia anti corona virus

Cura Italia: misure per il lavoro

Dopo il comparto sanitario, il lavoro è l’ambito maggiormente sottoposto allo stress e shock da impatto del coronavirus. Le misure per sostenere le attività produttive e tutelare i lavoratori sono in gran parte l’estensione degli ammortizzatori sociali straordinari per tuto il Paese e in misura retroattiva a partire dal 23 febbraio – data della comparsa “ufficiale” del virus in Italia. Le aziende non potranno licenziare i dipendenti per 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, anche in caso di riduzione dei fatturati; allo stesso modo sono sospese le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio.

Le persone in quarantena o sottoposte a isolamento vigilato possono considerare il periodo equiparato alla malattia. Lo stanziamento è pari a 10 miliardi di euro per sostenere gli stipendi dei lavoratori costretti a rimanere a casa (una stima di 5 milioni) e per aiutare le famiglie con figli minori o con persone non autosufficienti a carico o da accudire a seguito della chiusura di centri di assistenza e scuole.

La cassa integrazione beneficerà di ulteriori 5 miliardi di finanziamenti e diventa universale, vale a dire concedibile a tutti i lavoratori e per la durata di 9 mesi. I datori di lavoro, dunque, che sospendono l’attività per comprovate ragioni riconducibili al COVID 19 possono presentare domanda di CIG ordinaria di integrazione salariale. Anche le aziende che già attuano la cassa integrazione straordinaria possono accedere al trattamento ordinario e il Fondo di integrazione salariale è rafforzato con un’iniezione di 1,3 miliardi, mentre la cassa integrazione in deroga viene potenziata con una dotazione di 3,3 miliardi da estendere a tutti i settori del privato (agricoltura, pesca e terzo settore – sono esclusi i lavoratori domestici).

I lavoratori nella pubblica amministrazione sono incentivati a lavorare a distanza utilizzando il piano ferie e i permessi e pe coloro che non possono assentarsi da lavoro è richiesto solo la disponibilità allo svolgimento dei servizi essenziali e preferibilmente tramite procedure telematiche online o telefoniche per chi è a contatto con l’utenza. I lavoratori con buste paga fino a 40.000 € e che continuano a lavorare, avranno un incremento di 100 € in busta paga senza che questo aumento contribuisca alla formazione del reddito.

Sul fronte del welfare, i genitori lavoratori e con figli fino a 12 anni o figli disabili senza limiti di età usufruiranno di un congedo parentale di 15 giorni estendibile anche ai lavoratori autonomi purché iscritti alla gestione separata INPS. Riconosciuta anche l’indennità al 50% della retribuzione: la dotazione è di 1,2 miliardi. Infine, previsti il bonus baby sitter di 600 €  (1000 € per medici e tutto il personale sanitario) con godimento di 12 giorni di permesso retribuito (legge 104) nei mesi di marzo e aprile per uno stanziamento ulteriore di 550 milioni.

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