Ogni anno, il Governo approva la Legge di Bilancio con le previsioni di spesa per l’attuazione di una serie di misure intese a favorire lo sviluppo economico del Paese. In quanto Stato Membro dell’UE, l’Italia – come tutti gli altri paese membri – è tenuta a presentare la bozza della Legge di Bilancio in sede di Commissione UE ai fini di un’approvazione, in quanto un bilancio troppo discostato dalle linee guida europee potrebbe rappresentare un potenziale rischio di instabilità per tutta l’Area Euro.

Perché esiste la procedura di revisione Europea dei bilanci nazionali?

L’Italia ha presentato entro il 15 ottobre il proprio DEF (Documento di Economia e Finanza) all’Unione Europea non senza aver avuto momenti di tensione all’interno del proprio Parlamento e suscitando “allarme” tra i commissari UE rispetto alle previsioni di spesa italiane per il 2019.

La procedura di studio e revisione dei bilanci dei paesi membri europei dell’area Euro è piuttosto complessa, ma è difesa dai suoi sostenitori in quanto è un fattore di stabilità essenziale. La procedura di revisione si basa su una serie di testi e ha origine nel Trattato di Maastricht del 1992 con il quale sono stati definiti i criteri di convergenza imposti agli Stati Membri per controllare il loro tasso di inflazione e il loro debito pubblico (entro il 60% del PIL) così come il deficit pubblico (entro il 3% del PIL. Cinque anni dopo (1997), il Patto di Stabilità e la crescita economica europea hanno contribuito a precisare questi obblighi; infine, due pacchetti legislativi adottati in risposta all’ultima crisi finanziaria hanno completato il quadro normativo sulla procedura d’esame.

Come funziona la procedura d’esame

La procedura d’esame dei bilanci prevede che la Commissione UE chieda agli Stati Membri dell’Eurozona di sottomettere all’esame un “progetto di bilancio” che sia «coerente con le raccomandazioni rivolte ai singoli Stati» (come si legge nei testi normativi). Il documento o raccomandazione contiene le previsioni macroeconomiche (PIL, spese, entrate), così come le spiegazioni sugli obiettivi da perseguire e il dettaglio sugli strumenti da adottare. Lo Stato Membro, da parte sua, presenta alle autorità europee i rispettivi piani di riforma e di politica finanziaria che potrebbero avere delle ricadute anche sugli altri Stati membri aderenti alla moneta unica.

Alcuni Stati membri, come la Francia, sono dotati di organi di controllo interni incaricati di sorvegliare sulle ipotesi macro-economiche del Governo, allo scopo di rendere la proposta di bilancio più coerente e vicina agli obiettivi europei.

Da parte sua, la Commissione UE analizza il progetto di bilancio sottoposto ad esame dagli Stati membri. La Commissione UE analizza attentamente il documento, soprattutto le spese e la coerenza nel perseguire gli obiettivi. Dopo essersi accertata che l’insieme della proposta rispetta gli impegni dei paesi dell’Eurozona rispetto al debito pubblico, l’Autorità emette un “parere pubblico” sul bilancio.

In casi “eccezionali”, in cui la bozza di bilancio comporti una «mancanza particolarmente grave nel rispetto degli obblighi di politica budgetaria previsti dal Patto di Crescita e Stabilità», la Commissione UE chiede allo Stato in difetto di eseguire una revisione del piano budgetario in tempi rapidi affinché la Commissione UE possa procedere a una nuova revisione. Al termine della procedura, la Commissione UE emetterà un parere definitivo sul Bilancio del paese membro.

Qual è il calendario della procedura di revisione?

Commissione UE

Nei primi anni di attuazione del regime di revisione, gli Stati Membri erano tenuti a rendere pubblici i loro bilanci previsionali nazionali a “medio termine”, ed emettere un programma definitivo tra il 15 e il 30 aprile di ogni anno; questi documenti servivano per spiegare quali riforme erano state adottate nel rispetto degli obiettivi nazionali prefissati dall’Unione relativamente alle spese per la crescita e le politiche sul lavoro.

In seguito, le Autorità hanno stabilito il termine ultimo del 15 ottobre al massimo per tutti gli Stati per presentare la propria bozza di bilancio all’Amministrazione Centrale. La Commissione UE rende i suoi pareri pubblici al più tardi entro il 30 novembre di ogni anno. Nel caso in cui uno Stato debba rivedere la propria bozza di bilancio, vengono concessi ulteriori tre settimane per ritoccare le stime e gli obiettivi di finanza.

Parallelamente, la Commissione UE prepara un parere sulla stabilità dell’Eurozona nel suo complesso; quest’ultimo documento serve a facilitare la discussione in seno all’EuroGruppo.

Infine, gli Stati Membri devono approvare le rispettive Leggi di Bilancio entro il 31 dicembre di ogni anno. In caso contrario, gli Stati sono tenuti ad approvare e mettere in atto una serie di procedure finanziarie provvisorie per evitare lo shutdown.

Quali sono i criteri di giudizio della Commissione UE in fase di esame dei bilanci

Commissione UE

I pareri della Commissione UE sono emesse al fine di rafforzare la stabilità dell’Eurozona e assicurare che gli Stati Membri rispettino i loro impegni finanziari. Il controllo specifico su determinate voci di bilancio serve a evitare gli effetti di contagio provocati dall’instabilità di un Paese Membro. L’Unione cerca quindi di sostenere e rafforzare il coordinamento nell’Eurozona per consolidare l’Unione economica e monetaria.

I pareri della Commissione UE , tuttavia non sono coercitivi né ingiuntivi, pertanto un parere negativo non comporta delle sanzioni se uno Stato Membro non rispetta gli impegni; la Commissione UE non è autorizzata a modificare i progetti di bilancio nazionali, se non imporre agli Stati l’obbligo di seguire strettamente le raccomandazioni. Tuttavia, nel caso in cui uno Stato si rifiuti di rispettare gli impegni di bilancio precedentemente stabiliti, quest’ultimo può essere oggetto di una procedura per deficit eccessivo stabilita dal Consiglio Europeo il quale può imporre un’ammenda pari allo 0,2% del PIL dello stato in questione. Inoltre, in caso di “frode” di ipotesi macro-economica della Legge di Bilancio, l’Unione può infliggere una sanzione finanziaria fino allo 0,5% del PIL accompagnata da una sospensione dell’erogazione dei fondi europei a favore dello Stato in questione.

Esistono “precedenti” in cui si è dovuto ritoccare un bilancio nazionale?

Europa

La Commissione UE non mai dovuto dare via a questo processo estremo di penalizzazione in quanto i Governi a oggi hanno sempre operato degli aggiustamenti prima di sottomettere i bilanci alla revisione dell’Autorità europea e hanno sempre rispettato i parametri richiesti. Tuttavia, l’Italia potrebbe essere il primo Stato a sfidare apertamente la linea finanziaria europea dal momento che ha ignorato le raccomandazioni europee di modificare il testo della Legge di Bilancio 2019 che prevede un aumento del deficit. La Commissione UE ha moltiplicato le sue raccomandazioni all’Italia auspicando un accordo ed evitare il braccio di ferro e una crisi tra Roma e Bruxelles.

Cosa succede se non si rispettano i criteri UE

Nel caso in cui si avviasse una procedura di deviazione significativa da parte della Commissione UE, entrerebbero in gioco anche altri soggetti europei. Dopo l'avvertimento della Commissione, il Consiglio Ecofin (composto in questo caso dai Ministri delle Finanze dei Paesi europei) invierebbe una raccomandazione allo Stato membro inadempiente, con misure da adottare ed un termine temporale da rispettare. Scaduto questo, il Consiglio lancia nuove raccomandazioni con un ulteriore termine, molto piú ridotto del primo, per adottare le misure richieste.

Se il Paese risultasse ancora inadempiente, la Commissione UE proporrebbe al Consiglio una sanzione finanziaria, come abbiamo giá accennato in precedenza, dello 0,2% del Pil dello Stato membro, con la realizzazione di un deposito fruttifero, che dovrá essere restituito anche con gli eventuali interessi maturati. In caso, invece, di procedura per disavanzo eccessivo, l'iter risulta piú complesso e con conseguenze finanziarie piú pesanti, tra cui multa dello 0,5% del Pil e blocco dell'erogazione di diversi finanziamenti o risorse UE allo Stato inadempiente.

In questi anni, comunque, tali regole sono state oggetto di critiche da piú parti, tra cui anche a causa della loro complessitá e modalitá di applicazione. Secondo alcuni Paesi maggiormente rigidi, chiamati "frugali" e identificati spesso con gli Stati dell'Europa Centrale e Settentrionale (per capirci, dallaGermania all'Olanda, passando per la Finlandia), queste norme dovrebbero prevedere sistemi punitivi piú pesanti e maggiori controlli sui membri inadempenti. E ció ha alimentato spesso ondate nazionaliste e sovraniste nell'opinione pubblica europea.

D'altra parte, invece, queste stesse regole sono state viste dai Paesi mediterranei o comunque con maggiore problemi di debito statale (dalla Spagna all'Italia, passando per la Grecia), come eccessivamente rigide, invasive e inadeguate a situazioni o circostanze particolari affrontate da ciascun Paese membro. Da qui una visione negativa e punitiva dell'Unione Europea e il desiderio (di parte dell'opinione pubblica in alcuni Stati), in taluni frangenti, di uscita dalla stessa UE. In mezzo a queste due tendenze contrapposte, Bruxelles ha cercato sempre un compromesso.  


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