Dopo il sì del Parlamento Europeo al congedo di paternità dell’ottobre 2010 il Decreto Legislativo n119 del 18 Luglio 2011 riordina e ridefinisce i presupposti e le modalità con cui fare richiesta in merito a congedi, aspettative e permessi. Differenza sostanziale rispetto al passato è la possibilità del padre di ottenere il permesso anche nel caso in cui la madre non ne abbia diritto (essendo ad esempio disoccupata) mentre in passato era richiesto che la genitrice avesse un lavoro.

Il permessosi aggiunge dunque alle venti settimane previste per le mamme, con lo stipendio assicurato al 100 percento. Questa novità del congedo di paternità rientra nella serie di misure che il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza per il miglioramento della salute e sicurezza delle lavoratrici in stato di gravidanza.

Oltre al congedo di paternità, si è ribadito il divieto di licenziare una lavoratrice dall'inizio della gravidanza fino al sesto mese successivo la fine del congedo di maternità.

Legislazione in Italia

Per quanto riguarda l'Italia, dunque, già avanzata nella legislazione in tal senso, la vera novità è quella del congedo di paternità di due settimane.

“Una decisione che mette finalmente donne e uomini sullo stesso piano per conciliare vita privata e professionale. Finalmente un concetto di paternità non solo biologico ma fatto di responsabilità”, ha dichiarato Ludovica Botarelli Tranquilli-Leali.

La votazione degli eurodeputati in merito al congedo di paternità è stata la seguente: 390 a favore, 192 contrari e 59 astenuti.

No di Confindustria al congedo di paternità

Tale votazione non ha risentito delle pressioni provenienti da BusineEurope e, per gli italiani, da Confindustria. Questi due organi, infatti, erano e sono contrari all'introduzione del congedo di paternità di due settimane, i quanto “rischia di introdurre elementi troppo rigidi nel rapporto di lavoro con conseguenze onerose per i datori di lavoro”.

Nell'ambito di tale votazione, è stato ratificato anche in merito a quello di maternità, per cui la retribuzione al 100 per cento diventerà obbligatoria in Italia anche per quelle dipendenti che non rientrano nei contratti collettivi e che oggi possono vantare di una retribuzione in maternità solo dell'80 per cento da parte dell’Inps.

Astensione obbligatoria

Mentre l’astensione facoltativa per i primi tre giorni dal parto è determinata unicamente dalle condizioni contrattuali e dipende quindi dal datore di lavoro, che potrebbe concedere anche una retribuzione del 100%, quella obbligatoria può essere richiesta in caso si verifichino le seguenti condizioni:

  • il decesso della madre o il suo versare in gravi condizioni di salute

  • l’abbandono del minore da parte della madre

  • la potestà esclusiva del bambino da parte del padre

L’astensione obbligatoria garantisce al dipendente privato il diritto all’80% della retribuzione mentre per quello statale è prevista una copertura del 100%.

Astensione facoltativa

Entrambi i genitori possono usufruire dell’astensione facoltativa (continuativa o frazionata) fino all’ottavo anno di ciascuno dei figli, per la durata complessiva di 10 mesi, che diventano 6 qualora sia solo uno dei due a farne richiesta.

La legge sancisce inoltre che in caso sia il padre ad astenersi da lavoro per oltre 3 mesi continuativi potrà godere di un mese extra di permesso, passando quindi da 6 a 7 mesi (e facendo salire conseguentemente il totale di mensilità di entrambi i genitori da 10 a 11). Sempre i dipendenti pubblici hanno diritto a una retribuzione del 100% per i primi 30 giorni di permesso.

Informazioni utili

figlia

Il congedo di paternità frazionato evita che i giorni non lavorativi e festivi siano segnati come assenze: per non”sprecare”questi giorni è sufficiente andare a lavoro il giorno successivo a queste date ed esse verranno detratte dal conteggio.

Quando si richiede è necessario presentare il certificato di nascita del bambino, due autocertificazioni dell’altro genitore che comunichino i giorni di permesso già utilizzati e quelli di astensione ed infine un documento che impegni i genitori ad aggiornare il datore di lavoro su eventuali modifiche del congedo di paternità.

Congedo di paternità 2021: quali sono le novità

Il congedo di paternità, per quanto riguarda l’anno 2021 è in versione “large”, in quanto, il disegno della legge di bilancio conferma che per l’anno corrente i neopapà avranno garantiti sette giorni di congedo dal proprio lavoro.

Tra le novità del 2021, ne troviamo una degna nota. La maggioranza ha votato infatti perché i papà si potranno assentare dal lavoro fino a dieci giorni dalla nascita del figlio. Questa misura fa parte di un maxipacchetto di emendamenti ancora in fase di approvazione.

Rimanendo in tema “congedo di paternità, ricordiamo, che entro i cinque mesi dalla nascita possono essere richiesti l’adozione o l’affidamento di un figlio da tutti i lavoratori dipendenti. Si tratta, sostanzialmente, di una proroga delle condizioni già vigenti nel 2020, per questo motivo le modalità di astensione dal lavoro, per il congedo di paternità restano le stesse.

congedo di paternità

Pertanto, i futuri papà biologici oppure quelli che stanno per adottare un bambino hanno diritto ad un massimo di dieci giorni di astensione, interamente retribuiti, dal proprio lavoro.

Le misure prese riguardo il congedo di paternità vengono confermate o prorogate ogni anno, tanto che l’attuale riforma integra le altre due precedenti risalenti al 2019 e il 2020, la quali prevedevano rispettivamente dai quattro ai cinque giorni di astensione dal lavoro e dai 5 ai 7 giorni di astensione dal lavoro.

Inoltre, ad integrare questa manovra decisamente a favore dei neopapà, come delle neomamme, con l’avvenire del 2021 sono stati istituiti due bonus che hanno l’intento di incontrare al massimo le esigenze di queste categorie di persone. Questa serie di riforme e accorgimenti, volti al benessere dei nuovi nuclei familiari ha preso il nome di “pacchetto famiglia” e vede l’inserimento di questi due bonus:

  • Bonus nido 2021;
  • Bonus bebè 2021.

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