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Facciamo chiarezza su uno degli argomenti di cui più si discute in Italia in questo ultimo periodo. Il codice di procedura penale comprende tra i mezzi di ricerca della prova il sequestro probatorio (uno strumento utilizzato per lo più da Pubblici Ministeri e Polizia Giudiziaria).

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Il sequestro probatorio è collegato alla perquisizione (rappresentando in pratica una sua conseguenza).

Come viene applicato il sequestro probatorio

Il sequestro probatorio riguarda dunque il corpo del reato e le cose ad esso pertinenti (il codice disciplina il sequestro di corrispondenza, titoli, valori, e somme in conti correnti). Fondamentale importanza svolge la motivazione del decreto di sequestro, essendo essa ciò che permette di valutare la legittimità del provvedimento. Contro il decreto di sequestro tanto l'imputato quanto la persona cui le cose sono state sequestrate possono proporre richiesta di riesame ai sensi dell'art. 324 c.p.p.

I beni sequestrati vengono custoditi in cancelleria del Giudice; nel momento in cui ciò non fosse possibile si provvede ad indicare un altro luogo adatto, nominando un custode. Il sequestro probatorio cessa quando vengano meno le esigenze che lo hanno determinato.

Le altre tipologie di questo strumento: preventivo e conservativo

Il sequestro probatorio non deve essere confuso con gli altri due tipi di sequestri, come quello preventivo e conservativo. Andiamo a vedere le differenze e le caratteristiche di ognuna di queste due fattispecie:

  • sequestro preventivo: si applica quando una cosa attinente al corpo del reato può appesantire o rendere più gravi le conseguenze facendo sì che si agevolino altri reati qualora la cosa in oggetto sia ancora nelle condizioni di libera disponibilità. Secondo l’articolo 321, comma 1, possono procedere al sequestro preventivo le seguenti figure: il giudice su richiesta del Pubblico ministero o lo stesso Pubblico Ministero o l’ufficiale di P.g. nelle situazioni di massima urgenza. Per quanto riguarda invece la richiesta di riesame, ecco chi lo può proporre, secondo l’articolo 322 cpp: l’indagato, l’imputato, il suo difensore, il soggetto al quale sono stati sequestrati i beni o che pretende la restituzione di essi;
  • sequestro conservativo: si applica per beni mobili o immobili dell’imputato qualora si venga accertato che non ci siano le garanzie per il pagamento delle somme della pena economica, delle spese processuali o di ogni altro pagamento che deve essere dovuto allo Stato. Secondo l’articolo 316, possono procedere a questa fattispecie di sequestro il giudice su richiesta del Pubblico Ministero o la parte civile in causa. Dall’articolo 318 cpp, possono richiedere richiesta di riesame, a differenza del caso precedentemente descritto, chiunque vi abbia interesse.

Tuttavia, la principale differenza tra sequestro probatorio e quelli conservativo e preventivo risiede nel fatto che il primo serve per trovare le prove mentre gli ultimi due sono ascritti alla tipologia di misure cautelari. In comune, invece, le tre tipologie elencate hanno un vincolo di indisponibilità derivato dall’impossibilità di poter usufruire di quei beni cambiando però nella finalità d’uso. Il vincolo di indisponibilità nel sequestro probatorio serve infatti per rendere immodificabile la “cosa” o “bene”, potendo così arrivare ad un più reale accertamento dei fatti ritenuti reati. In termini giuridici, tale compito garantisce, nei procedimenti dibattimentali, il mezzo di prova.

Come si ritorna in possesso dei beni sequestrati?

La procedura per ottenere il ritorno in possesso dei beni sequestrati, compresi quelli sottoposti a sequestro probatorio, può variare a seconda delle leggi e delle normative specifiche di ciascun paese. Tuttavia, in generale, il ritorno dei beni sequestrati può avvenire secondo le seguenti modalità:

  • Archiviazione dell'indagine o proscioglimento: Se durante l'indagine si accerta che il bene sequestrato non ha alcuna connessione con il reato contestato o che non è rilevante come prova, è possibile richiedere il suo rilascio quando l'indagine viene archiviata o quando il soggetto indagato viene prosciolto da ogni tipo accusa.
  • Sentenza di assoluzione o prescrizione: Se il caso arriva a processo e l'imputato viene assolto o il reato è prescritto, si può presentare una richiesta di restituzione dei beni sequestrati, dimostrando che essi non hanno alcuna relazione con l'illecito che è stato contestato.
  • Decisione del giudice: In alcuni casi, il giudice può ordinare la restituzione dei beni sequestrati se ritiene che non siano più necessari per l'indagine o per il processo in corso.
  • Accordi transattivi: In alcuni paesi, è possibile arrivare a un accordo con l'autorità giudiziaria, ad esempio restituendo una somma di denaro o accettando determinate condizioni, al fine di ottenere la restituzione dei beni sequestrati.
  • Vendita dei beni: In alcuni casi, se i beni sequestrati non possono essere restituiti direttamente al proprietario, possono essere venduti all'asta o in un altro modo, e il ricavato può essere restituito al proprietario o utilizzato per coprire eventuali spese processuali.

È importante sottolineare che il procedimento per ottenere il ritorno dei beni sequestrati, compresi quelli sottoposti a sequestro probatorio, può richiedere tempo e l'assistenza di un avvocato esperto in materia penale. Inoltre, la legge può prevedere specifici tempi e procedure che devono essere seguiti scrupolosamente per avere successo nella richiesta di restituzione di tutti i beni.

Latitanza: cosa esprime questo termine

Così come indicato sul sito della Polizia di stato, diffondiamo la lista dei latitanti più pericolosi attualmente in Italia con l'obiettivo di “stimolare lo spirito di collaborazione della collettività”.

Il codice oggi: latitanza e sequestro probatorio

immagine per sequestro probatorio

Lista dei latitanti con sequestro probatorio più pericolosi in circolazione

Questa enumerazione è stata redatta e resa pubblica dal Ministero dell'Interno, nell'ambito di un Programma speciale di ricerca, a cura del Gruppo Integrato Interforze per la ricerca dei latitanti più pericolosi, conosciuto come GIIRL.

All'interno di questo elenco erano inclusi i 30 criminali in fuga ritenuti estremamente pericolosi per la società. Nel caso in cui uno di questi latitanti fosse stato catturato, l'elenco veniva aggiornato per mantenere sempre lo stesso numero di soggetti. Questo sistema garantiva una visione chiara e costante dei criminali da individuare e catturare.

Tuttavia, a partire dal 2009, la gestione dell'elenco ha subito un cambiamento. Al posto dell'aggiornamento, ora, quando un latitante viene catturato e incarcerato con una sentenza di ergastolo, viene semplicemente rimosso dall'elenco. Attualmente, quindi, il conteggio registra la presenza di 15 latitanti pericolosi ancora da catturare. L'impegno delle forze dell'ordine resta costante nella ricerca di questi individui, con l'obiettivo di garantire la sicurezza della società e assicurare alla giustizia chi viola le leggi.

Camorra

  • Mario Caterino, ricercato dal 2005, deve scontare l'ergastolo
  • Marco Di Lauro, ricercato dal 2005, deve scontare 14 anni di reclusione
  • Francesco Matrone, ricercato dal 2007, deve scontare l'ergastolo
  • Pasquale Scotti, ricercato dal 1985, deve scontare l'ergastolo
  • Michele Zagaria, ricercato dal 1995, deve scontare l'ergastolo

Cosa nostra

  • Giovanni Arena, ricercato dal 1993, deve scontare l'ergastolo
  • Vito Badalamenti, ricercato dal 1995, deve scontare 6 anni di reclusione
  • Giovanni Motisi, ricercato dal 1998, deve scontare l'ergastolo

'Ndrangheta

legge 1

  • Domenico Condello, ricercato dal 1993, deve scontare l'ergastolo
  • Giuseppe Giorgi, ricercato dal 1995, deve scontare 17 anni di reclusione
  • Sebastiano Pelle, ricercato dal 1995, deve scontare 14 anni di reclusione
  • Michele Antonio Varano, ricercato dal 2000

Anonima sequestri

  • Attilio Cubeddu, ricercato dal 1997,[23] deve scontare l'ergastolo

Sacra corona unita

  • Giuseppe Pacilli, ricercato dal 2009, deve scontare 12 anni di reclusione

Tutte le foto segnaletiche dei latitanti pericolosi italiani sono sul sito della Polizia di Stato.

Autore: Avvocato Giacomo Locopo

Immagine di Giacomo Locopo

Nato a Catania il 25 febbraio 1970, l'avvocato ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l'illustre Università degli Studi La Sapienza di Roma. Attualmente, è iscritto all'Albo dell'Ordine degli Avvocati nella città di Palmi, dove esercita la professione legale con competenza e dedizione.