Ne sentiamo molto parlare. Ma cos’è il Copyright? Quando si applica? Scopriamo dunque con l’intervento di oggi la sua storia e il suo utilizzo. Prima di tutto chiariamo che il termine copyright racchiude l'insieme delle normative sul diritto d'autore in vigore nel mondo anglosassone e statunitense. In Italia ha assunto un significato che indica le norme sul diritto d'autore, da cui in verità il copyright si differenzia sotto vari aspetti.

Precisiamo che è abbreviato con il simbolo ©. Quando questo simbolo non è utilizzabile si riproduce con la lettera "c" posta tra parentesi: (c) o (C). Le prime normative sul diritto di copia furono emanate dalla monarchia inglese nel XVI secolo con la volontà di operare un controllo sulle opere pubblicate nel territorio.

Agli editori furono concessi i diritti di copia su ogni stampa, con essenza retroattiva anche per le opere pubblicate precedentemente. Ogni nuova opera veniva annotata nel registro della corporazione sotto il nome di uno dei membri della corporazione il quale ne acquisiva il copyright (il diritto sugli altri editori di pubblicarla). Si capisce dunque che il diritto sulle copie (copyright), nasce come diritto specifico dell'editore, diritto sul quale l’autore dell’opera non può reclamare né guadagnare.

Sul finire del XVII secolo l'imporsi di idee liberali nella società rallentò le politiche censorie e causò la fine del monopolio delle caste editrici. Basandosi sull'assunto che gli autori non avessero i mezzi per distribuire e stampare le proprie opere gli Editori mantennero tutti i privilegi acquisiti in passato attribuendo ai veri autori diritti di proprietà sulle opere prodotte, ma con la clausola che questa proprietà potesse essere trasferita ad altri tramite contratto.

Su queste basi, nel 1710 fu emanata la prima norma moderna sul copyright: lo Statuto di Anna. Gli autori ottennero il potere di bloccare la diffusione delle proprie opere, mentre la corporazione degli editori incrementò i profitti grazie alla cessione da parte degli autori dei vari diritti sulle opere. Il rafforzamento successivo dei diritti d'autore su pressione delle corporazioni, causò il declino di altre forme di sostentamento per gli autori. Nel corso dei successivi due secoli anche la Francia, la Repubblica Cisalpina, il Regno d'Italia, il Regno delle Due Sicilie e il resto d'Europa emanarono legislazioni per l'istituzione del copyright:

  • nel 1836, il Codice civile albertino per la Sardegna.
  • nel 1840, il 22 dicembre, il decreto di Maria Luigia, per il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla.
  • nel 1865, il 25 giugno, nel Regno d'Italia, con legge 2337.

Nel XX secolo, l'avvento dei riproduttori ed in particolare del computer e delle Rete internet, ha sottratto uno dei cardini alla base del copyright in senso classico: ovvero il costo e la difficoltà di riprodurre e diffondere sul territorio le opere, aspetti fino ad allora gestiti dalla corporazione degli editori dietro congruo compenso o cessione dei diritti da parte degli autori. Ciò ha reso assai difficile la tutela del copyright come tradizionalmente inteso, e creato nuovi spazi per gli autori.

Il primo episodio con eco internazionale, si è avuto a cavallo fra il XX e il XXI secolo con il cosiddetto caso Napster, uno dei primi sistemi di condivisione gratuita di file musicali, oggetto di enorme successo a cavallo del millennio. La chiusura di Napster, avvenuta nel 2002 e generata dalle denunce dagli editori che vedevano nel sistema un concorrente ai propri profitti, non ha risolto se non per breve tempo gli attriti. Nuovi programmi di file sharing gratuito sono sorti rimpiazzando l'originale Napster e vanificando gli scopi della chiusura. Secondo gli operatori del mercato dell'intrattenimento, una costante diminuzione delle vendite di cd musicali è scaturita dalla diffusione di questi sistemi e della progressiva obsolescenza della precedente tecnologia, obsolescenza dovuta principalmente all'eccessivo costo d'acquisto di materiale originale. Ciò avrebbe danneggiato principalmente il sistema corporativo e ingessato dell'industria discografica; vi sono, tuttavia, autorevoli studi che sostengono il contrario.

Il file sharing (scambio e condivisione di file) di materiale protetto dal copyright, si è sviluppato e diffuso con l'imporsi delle tecnologie informatiche e del web, e in particolar modo grazie al sistema del peer-to-peer. La velocità di questa diffusione e sviluppo, ha reso difficile per il diritto industriale internazionale aggiornarsi con la medesima prontezza. Molti analisti internazionali accusano infatti la presenza di vuoti normativi non omogeneamente colmati.

Il copyright su Youtube

Con l’avvento di Internet sono nate anche numerose piattaforme web tra le quali Youtube è senza ombra di dubbio la più grande. Su questa piattaforma si possono caricare e rendere pubblici dei video in modo estremamente semplice e veloce. Ma non soltanto, infatti, è possibile dare vita a dei canali in cui si possono pubblicare numerosissimi video e contenuti, anche in modo illimitato, che, se raggiungono un numero alto di visualizzazioni possono anche, dare luogo a guadagni tramite la presenza di spot pubblicitari. Però ci sono determinate regole che non consentono di pubblicare alcuni video che sono già presenti sulla rete o che siano protetti dal copyright, cioè dai diritti d'autore. Ci sono dei modi però in cui si possono evitare i problemi di copyright in cui si può incorrere su Youtube.

Infatti, su Youtube, c’è la possibilità di poter condividere semplicemente dei video con frasi e parole e un sottofondo musicale preferito, anche se il contenuto musicale che si vuole usare è protetto dai diritti d’autore.

Se viene aperta la schermata principale di Youtube e si digitano le parole chiave per avviare la ricerca di un contenuto multimediale si aprirà, conseguentemente, la lista dei risultati e in alto a sinistra nell'apposito spazio è presente il bottone "filtri"; che una volta attivato rimanda ad un menu a tendina in cui si differenziano i sottotitoli: prima "Data di caricamento", poi "Tipo di risultato", in seguito "Durata", "Caratteristiche" e, infine, "Ordina per pertinenza". Nel sottotitolo con la scritta "Caratteristiche" si troverà la dicitura "Creative Commons", che altro non è se non la licenza che dà la possibilità di usufruire delle opere realizzate da altri in alcune modalità.

Da qui appariranno tutte le opere di creazione da parte di terzi che fanno parte di questa licenza. Specificatamente, la licenza che Youtube mette a disposizione è la CC-BY, cioè il "riutilizzo consentito". Questa, quindi, dà la possibilità di riproporre al pubblico l'opera prescelta; inoltre, è possibile effettuare alcune modifiche all’opera; e si può, altresì, utilizzarla a fini commerciali. Solitamente, però, bisogna dichiarare a chi appartiene l0opera che si sta usando e citarne la fonte. In sostanza, non ci si può dichiarare artefici della stessa.

Il database delle opere con la suddetta licenza, su Youtube, è in continuo aggiornamento e, quotidianamente, se ne aggiungono di nuove, quindi, la possibilità di usare video altrui per modificarli, evitando di violare il copyright, sono molto numerose.

Per quanto riguarda le immagini, il diritto d’autore è regolato, per la gran parte dalla legge 22 aprile 1941, riguardanti i “diritti sulle opere ingegneristiche e sulle invenzioni industriali”.

Questa è però una legge molto vecchia, che non include il mondo del digitale, dove la diffusione di immagini è a dir poco virale e il rischio che altri si prendano il merito di una foto o un immagine che in realtà non hanno prodotto è alto.

Per questo motivo, nel 2000 è stata istituita la legge n. 248, volta a combattere la pirateria sul web.

Nello specifico, questa legge elargisce delle norme contro la duplicazione dei software, fatta in modo abusivo e la vendita degli stessi.

Un discorso a parte si deve fare per i loghi, infatti per un semplice utente non è mai facile capire quali sono le leggi che ne regolano l’utilizzo. Un consglio, è quello di accertarsi, direttamente sul sito a cui appartiene il logo, sulle condizioni di utilizzo. Infatti dovrebbe essere l’azienda stessa a dare delle direttive chiare riguardo allo sfruttamento di quella determinata immagine.

Tornando alle immagini dobbiamo fare una distinzione tra immagini semplici e immagini artistiche, infatti ci sono delle piccole accortezze che bisogna sapere per non confondersi e incorrere in sansioni.

Nel primo caso il fotografo può rivendicare i diritti di riproduzione, diffusione e spaccio, togliendo il caso particolare in cui la fotografia gli sia stata commissionata sotto un contratto lavorativo.

Per quanto riguarda le foto di natura artistica invece, queste vengono considerate come opere di ingegno e la tutela del diritto d’autore permane fino al settentesimo anno dalla morte dell’autore.

Parlando di immagini, mi sembra doveroso fare un cenno ai diritti di autore su Instagram, parliamo infatti di un social dove la pubblicazione di immagini è all’ordine del giorno.

Per sapere quali sono gli estremi per poter rivendicare i diritti su un’immagine basta andare nella sezione “termini di base e condizioni d’uso”. Se la segnalazione effettuata rientra negli estremi del regolamento, una volta arrivata a chi di dovere, la foto “contaminata” verrà rimossa e chi l’ha pubblicata verrà informato dell’accaduto. Se la persona non ritiene di aver commesso nessuna azione illecita, pubblicando quel contenuto, potrà contanttare il ricorrente per discutere la questione. Se invece ignora la segnalazione e continua a pubblicare contenuti fuori dalle regole il suo account verrà eliminato.





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