Il 16 marzo 2020 è stato approvato dalla Presidenza del Consiglio un maxi-decreto anti coronavirus con misure urgenti economiche a sostegno delle imprese e delle famiglie nella lotta al corona-virus. Il decreto “Cura Italia” – così come è stato definito – contiene 122 articoli che toccano tutti i principali ambiti dell’economia e del welfare con uno stanziamento di 25 miliardi di euro che si auspica facciano leva sulle attività economiche e sulle famiglie comportando una mobilitazione pari a 350 miliardi in rapporto al PIL nazionale.

Una manovra simile è allo studio anche in Germania dove sperano di mobilitare 550 miliardi, sempre in rapporto alle dimensioni del paese e del PIL. Le misure previste dal Cura Italia spaziano dalla sospensione dei mutui, alla cassa integrazione per tutti – vale a dire anche per le piccole e micro imprese – fino all’indennità da 600 € per le partite IVA. Vediamo di seguito e nel dettaglio i punti e gli argomenti messi in campo. 

Il meccanismo del decreto anti coronavirus Cura Italia

Il decreto anti coronavirus ha messo a disposizione 25 miliardi di euro, uno stanziamento che copre l’intera spesa già approvata dal Parlamento la settimana precedente il Cura Italia e che per mezzo delle garanzie statali agevolano l’accesso alla liquidità per le aziende prostrate dal lockdown provocato dalla sospensione di tutte le attività produttive, commerciali e lavorative a prevenzione del contagio da corona-virus, la pandemia virale che sta mettendo a dura prova le finanze, l’economia e i sistemi sanitari del mondo.

La manovra per contenere la perdita di produttività è stata definita poderosa dalla Presidenza del Consiglio, me ancora insufficiente perché a questo decreto anticoronavirus farà seguito – nel mese di aprile – un’ulteriore piano di semplificazione e accelerazione degli investimenti. Le misure principali del riguardano:

  • Sanità,
  • Lavoro,
  • Tasse (con la sospensione immediata già della scadenza IVA del 16 marzo);
  • mutui.

Le misure anti corona virus: sanità

Il settore sottoposto a maggior pressione nel corso della crisi innescata dal COVID-19 è indubbiamente il comparto sanitario e della protezione civile per cui è previsto un finanziamento di 1 miliardo e 150 milioni di € ciascuno. Complessivamente, il fondo per le emergenze nazionali è dotato di 1,65 miliardi. Un elemento da sostenere riguarda le risorse umane da mettere in campo per sostenere la ricerca e contemporaneamente affrontare i casi di malattia negli ospedali, per cui si prevede l’assunzione di 20 mila operatori sanitari e per il pagamento degli straordinari del personale in servizio sono stati stanziati 150 milioni di euro a cui si aggiungono 350 milioni per potenziare le reti assistenziali dei territori. La sanità privata è chiamata a contribuire con il proprio personale e le proprie strutture e apparecchiature. Per aumentare la “capienza” dei locali sanitari le Regioni possono deliberare di attivare strutture di ricovero temporanee per la cura, l’accoglienza e l’assistenza dei casi più seri che richiedono apparecchiature specifiche per le terapie intensive. In questo frangente, i medici in prossimità alla pensione possono decidere liberamente di posporre la data di pensionamento e contestualmente chi consegue la laurea in medicina non dovrà avviare l’iter di abilitazione alla professione perché potrà essere immediatamente immesso nel Sistema sanitario nazionale; ciò significa sbloccare nell’immediato circa 10.000 medici. In emergenza si può ricorrere anche a medici provenienti dall’estero.

Altre misure sono rivolte alle aziende produttrici di dispositivi medici (mascherine, guanti, strumentazioni) che beneficeranno di 50 milioni di finanziamenti supervisionati da Invitalia, l’agenzia degli investimenti in Italia.

Sul fronte della prefettura e protezione civile il decreto anti coronavirus autorizza le autorità a requisire presidi sanitari e medico-chirurgici, beni mobili e immobili di ogni tipologia – ivi inclusi gli alberghi – per ospitare i cittadini in quarantena o isolamento. Inoltre, è previsto lo stanziamento  di risorse per l’arruolamento di un anno di 120 medici e 200 infermieri dell’Esercito Italiano, così come l’autorizzazione allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze per la produzione di disinfettanti e prodotti battericidi (con un limite di spesa dii 704 000 €).

decreto Cura Italia anti corona virus

Cura Italia: misure per il lavoro

Dopo il comparto sanitario, il lavoro è l’ambito maggiormente sottoposto allo stress e shock da impatto del coronavirus. Le misure per sostenere le attività produttive e tutelare i lavoratori sono in gran parte l’estensione degli ammortizzatori sociali straordinari per tuto il Paese e in misura retroattiva a partire dal 23 febbraio – data della comparsa “ufficiale” del virus in Italia. Le aziende non potranno licenziare i dipendenti per 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto anti coronavirus, anche in caso di riduzione dei fatturati; allo stesso modo sono sospese le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio.

Le persone in quarantena o sottoposte a isolamento vigilato possono considerare il periodo equiparato alla malattia. Lo stanziamento è pari a 10 miliardi di euro per sostenere gli stipendi dei lavoratori costretti a rimanere a casa (una stima di 5 milioni) e per aiutare le famiglie con figli minori o con persone non autosufficienti a carico o da accudire a seguito della chiusura di centri di assistenza e scuole.

La cassa integrazione beneficerà di ulteriori 5 miliardi di finanziamenti e diventa universale, vale a dire concedibile a tutti i lavoratori e per la durata di 9 mesi. I datori di lavoro, dunque, che sospendono l’attività per comprovate ragioni riconducibili al COVID 19 possono presentare domanda di CIG ordinaria di integrazione salariale. Anche le aziende che già attuano la cassa integrazione straordinaria possono accedere al trattamento ordinario e il Fondo di integrazione salariale è rafforzato con un’iniezione di 1,3 miliardi, mentre la cassa integrazione in deroga viene potenziata con una dotazione di 3,3 miliardi da estendere a tutti i settori del privato (agricoltura, pesca e terzo settore – sono esclusi i lavoratori domestici).

I lavoratori nella pubblica amministrazione sono incentivati a lavorare a distanza utilizzando il piano ferie e i permessi e pe coloro che non possono assentarsi da lavoro è richiesto solo la disponibilità allo svolgimento dei servizi essenziali e preferibilmente tramite procedure telematiche online o telefoniche per chi è a contatto con l’utenza. I lavoratori con buste paga fino a 40.000 € e che continuano a lavorare, avranno un incremento di 100 € in busta paga senza che questo aumento contribuisca alla formazione del reddito.

Sul fronte del welfare, i genitori lavoratori e con figli fino a 12 anni o figli disabili senza limiti di età usufruiranno di un congedo parentale di 15 giorni estendibile anche ai lavoratori autonomi purché iscritti alla gestione separata INPS. Riconosciuta anche l’indennità al 50% della retribuzione: la dotazione è di 1,2 miliardi. Infine, previsti il bonus baby sitterdi 600 €  (1000 € per medici e tutto il personale sanitario) con godimento di 12 giorni di permesso retribuito (legge 104) nei mesi di marzo e aprile per uno stanziamento ulteriore di 550 milioni.

Decreto aprile: qualche anticipazione

Si allungano ancora i tempi per il decreto anti coronavirus che prevede aiuti ed interventi per il sostegno dell’economia che si trova momentaneamente in crisi a causa dei blocchi imposti dalla pandemia di coronavirus. Quindi, slitta a poco prima del 25 aprile il decreto anti coronavirus che prevede aiuti alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori.

Interventi per 70 miliardi

decreto anti corona virus

Sarà un decreto anti coronavirus da circa 70 miliardi: di questi 30 saranno garantiti alle imprese e la parte restante sarà dedicata a prolungare ancora per 5 o 6 settimane la cassa integrazione.

Aiuti per le famiglie

Oltre alle appena citate settimane di cassa integrazione aggiunte sono previste delle indennità per autonomi, cococo e professionisti dai 600 agli 800 euro; in ballo anche un mini bonus per le colf e le baby sitter, strutturato sull’orario di lavoro; vi sarà una proroga sui congedi parentali e sul voucher baby sitter; ed un reddito di emergenza per famiglie prive di reddito da lavoro o pensione o rendite o altri sostegni pubblici.

Queste sono le ipotesi sul tavolo del nuovo decreto anti coronavirus in aiuto all’economia che verrà varato intorno alla fine di questo mese. Per la famiglia, inoltre, potrebbe arrivare un altro bonus una tantum sui figli sino ai 14 anni calcolato sul reddito. È probabile l’istituzione di un bonus per le vacanze in Italia che potrebbe arrivare sino a un massimo di 325 euro, in funzione del reddito (sino a 26 mila euro). Si tratterà probabilmente di uno sgravio fiscale per le famiglie che opteranno per trascorrere in Italia le loro prossime vacanze e sarà valido per un soggiorno di 3 notti almeno, sempre sperando che la prossima estate sia priva di “lockdown” totali.

Partite Iva: ecco 800 euro per 2 mesi

Confermato pure l’aumento che da 600 va ad 800 euro per il bonus sui lavoratori autonomi, cococo e professionisti. A differenza del precedente, esso, verrà erogato per due mesi, sempre che l’attività in questione sia chiusa.

Intanto, di recente, l’Inps ha comunicato di aver già pagato 3,1 milioni dei bonus da 600 euro e di averne in lavorazione altri 750 mila.

L’Italia divisa in zone

Negli ultimi mesi il governo ha attuato un nuvo decreto anti coronavirus che prevede la suddivisione della nostra penisola in zone “colorate” in base alla quantità di casi presenti e alle possibilità sanitarie delle regioni.

Ad ogni regione è stato assegnato un colore tra giallo, arancione e rosso, in base alla gravità dei contagi presenti all’interno delle case e degli ospedali. Il governo ha reputato inoltre opportuno consentire gli spostamenti soltanto tra le regioni gialle, ovvero quelle con livelli di rischio più bassi per quanto riguarda il contagio.

Di seguito vi illustriamo come il governo ha deciso di regolare la mobilità all’interno delle regioni in base al colore che le caratterizza:

  • Zona Gialla: all’interno della zona gialla è possibile spostarsi tra i vari comuni. Per quanto riguarda le visite ad amici e parenti è possibile visitarli, pur rispettando il coprifuoco che consente le visite fino alle 22.00 in non più di due persone, escluso il nucleo familiare che si sta andando a visitare. E’ consentito spostarsi nelle seconde case, anche se si trovano in un’altra regione, ma solo il nucleo familiare può spostarsi, per intenderci, non è possibile fare una gita fuoriporta con gli amici. Per quanto riguarda le attività i ristoranti sono aperti dalle 5.00 alle 18.00 al pubblico, ma per quanto riguarda la delivery non ci sono orari restrittivi.
  • Zona Arancione: all’interno della zona arancione la situazione è più contenuta, infatti, sebbene gli spostamenti per visite ad amici e parenti siano consentite con le stesse modalità della zona gialla, ristoranti e pub sono chiusi al pubblico, ma il delivery è consentito.
  • Zona Rossa: in queste regioni sono vietati gli spostamenti di qualsiasi tipo, anche all’interno del proprio comune. Le attività di ristorazione sono attualmente aperte soltanto per quanto riguarda la vendita da asporto dalle 5.00 alle 22.00.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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