Il testamento è l'atto con cui una persona detta le disposizioni di carattere non patrimoniale per il tempo in cui non sarà più in vita; appartiene alla categoria del negozio giuridico, nella quale si caratterizza per essere un atto unilaterale a causa di morte.

Cosa sapere per scrivere il testamento

Le caratteristiche fondamentali per scrivere un testamento sono la sua Revocabilità (è possibile per il testatore eliminare o modificare l'atto) la sua Unilateralità (produce i suoi effetti a prescindere dall'accettazione del chiamato all'eredità), la Tipicità e la sua Personalità.

I prinicipi per compilare un testamento

E’ bene sottolineare come il negozio testamentario si basa su quattro principi fondamentali:

  • il principio di certezza
  • il principio di personalità
  • il principio del formalismo
  • il principio di revocabilità (il legislatore ha voluto assicurare la piena libertà nel regolare post mortem i propri interessi)

Il legislatore definisce quello di scrivere un testamento come atto revocabile.

Il principio di revocabilità è di ordine pubblico, perché il legislatore ha vietato ogni rinunzia alla facoltà di revoca ed ha sancito la nullità di ogni convenzione con cui qualcuno dispone della propria successione; si tratta dunque di un atto di ordine pubblico, e come tale un negozio giuridico personalissimo.

Non è consentita la revoca al di fuori dei casi e delle forme previste. La revoca può avere ad oggetto tutto ciò che in esso può essere contenuto.

Testamento biologico in Italia: ecco di cosa si tratta

Quello che viene comunemente detto “testamento biologico” altro non è se non una dichiarazione anticipata “di trattamento”. Chiamato anche “testamento di vita” perché in esso il testatore, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, esprime la propria volontà in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti che lo costringerebbero a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.

Quando vale il testamento biologico

Viene detto “testamento”, prendendo il termine in prestito dalla lingua giuridica proprio in riferimento ai testamenti tradizionali dove solitamente si lasciano scritti le volontà di divisione dei beni materiali per gli eredi. Il testamento biologico viene detto, nel mondo inglese, “living will”.

Tuttavia, in Italia non esiste una legge specifica per il testamento in questione, così come non esiste un “formato tipo” cui il testamento dovrebbe adattarsi; ragion per cui ci si è più volte ritrovati di fronte a casi in cui non tutte le volontà dei pazienti potevano essere considerate bioeticamente e legalmente accettabili. Se la persona stessa, comunque, non è più in grado di intendere e di volere e non ha lasciato alcun testamento biologico, solitamente la decisione finale spetta ai congiunti di primo grado, quando non addirittura ai rappresentanti legali del soggetto interessato.

La formalizzazione per un cittadino italiano della propria volontà riguardo ai trattamenti sanitari che desidera accettare può variare da caso a caso. Da sottolineare il fatto che il testatore scrive cosa pensa in quel momento. Da qui il dibattito tra mondo scientifico ed ecclesiastico in riferimento alla volontà umana che si contrappone a quella divina e al diritto alla vita che ognuno di noi intimamente avrebbe.

L'articolo 32 della Costituzione Italiana e la Convenzione di Oviedo

L'articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e l'Italia ha ratificato nel 2001 la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina del 1997 che stabilisce che i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione. Il Codice di Deontologia Medica, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà dallo stesso.

L'argomento vede posizioni differenti fra correnti di pensiero di tipo laica, radicale e posizioni di forte difesa della vita di ispirazione cattolica. Per quanto riguarda l'eutanasia il Comitato Nazionale di Bioetica si è espresso nel 2003 con un documento di raccomandazioni dove si afferma che le dichiarazioni anticipate non possono contenere indicazioni in contraddizione col diritto positivo, con le norme di buona pratica clinica, con la deontologia medica o che pretendano di imporre attivamente al medico pratiche per lui in scienza e coscienza inaccettabili e che il paziente non può essere legittimato a chiedere e ad ottenere interventi eutanasici a suo favore.

Alcuni recenti casi mediatici hanno posto nuovamente all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica la necessità di legiferare in maniera chiara sull'argomento.

Il sì dell'Europa sul testamento biologico

Con la risoluzione 1859 del 25 gennaio il Consiglio d'Europa raccomanda agli Stati membri di adeguare la propria regolamentazione interna sull'applicazione del testamento biologico. La possibilità di avvalersi di questo diritto è garantita dalla legge in pochi Stati, e anche quando presente troppo spesso non viene applicata. La risoluzione dell'Assemblea di Strasburgo, oltre ad una finalità normativa, ha il proposito di avviare una campagna per coltivare la cultura del testamento biologico attraverso campagne di informazione mirate tanto all'opinione pubblica quanto a medici ed operatori sanitari affinché gli 800 milioni di cittadini dell'Unione Europea possano e sappiano avvalersene.

La regolamentazione concertata per l'Europa

Il documento del Consiglio d'Europa chiede che tutti e 47 gli Stati membri regolamentino il testamento biologico affinché tutti i cittadini siano messi in condizione di esprimere le loro volontà su cure e trattamenti che sono disposti a ricevere quando la loro condizione gli impedirà di comunicare le proprie decisioni al medico. Si tratta di un principio già espresso nella Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, meglio nota come Convenzione di Oviedo, che i Paesi membri del Consiglio d'Europa che non l'hanno ancora fatto, tra cui l'Italia, dovranno, ora, affrettarsi a ratificare.

Il testamento biologico tiene chiuse le porte dell'Europa all'eutanasia

Se gli Stati membri di tutta Europa dovranno adeguare le proprie normative interne alle decisioni del Consiglio sul testamento in questione, la risoluzione prevede pure delle ulteriori precisazioni. Il testo arrivato nell'aula di Strasburgo, infatti, non conteneva nessun riferimento all'eutanasia o al suicidio assistito, ma alcuni europarlamentari hanno pressato l'Assemblea per l'introduzione di una clausola specifica che escludesse le due scottanti questioni dagli effetti della risoluzione sul testamento biologico: “deve essere sempre vietata l’eutanasia, nel senso di procedure attive od omissive volte a provocare intenzionalmente la morte“.

L'Europa vuole che il testamento biologico sia un diritto garantito

Pur concedendo la consueta autonomia ai Paesi membri, l'Assemblea ha stilato una serie di linee guida e di misure concrete atte ad uniformare il percorso di tutta l'Europa verso l'introduzione e l'adeguamento delle normative sultestamento biologico. Il principio guida dovrà essere quello dell'accessibilità: il testamento deve diventare un diritto riconosciuto per ogni cittadino dell'Unione. Questo vuol dire che l'impegno dei legislatori dovrà andare verso una soluzione caratterizzata da burocrazia snella e costi contenuti.





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