Anche i deputati e i senatori hanno una branca del diritto costituzionale che regola e si occupa di valutare il corretto andamento della gestione e di tutto quello che concerne il Parlamento. Tutto quello che concerne infatti l’operato del Parlamento rientra nel diritto parlamentare.

Il Diritto parlamentare è disciplinato dalla Costituzione della Repubblica Italiana che si occupa proprio di regolamentare le dinamiche di operato delle Camere. Anche leggi di natura ordinaria quali la legge elettorale o le leggi utili per le commissioni d’inchiesta, sono fondanti per il Diritto parlamentare.

I Regolamenti, appartenenti agli articoli 64 e 72 della costituzione sono altresì la base di tutto il Diritto stesso ed anche i Regolamenti minori,nonché le fonti non scritte come le prassi e le consuetudini. Ulteriori informazioni in materia di diritto possono inoltre venire dalle normative e da quanto discusso in ambito di Diritto europeo.

Il Diritto racchiude dunque in sé tutto quello che concerne ed è necessario alla redazione, divulgazione ed emanazione delle leggi proposte in Parlamento. Il diritto parlamentare si occupa anche della eventuale conversione di una legge in decreto legge, di commissioni d’inchiesta e d’indagine, dell’organizzazione dei disegni di legge con le annesse ricerche e immagazzinamento di notizie utili e di tutti gli iter legislativi affini.

Il Diritto in oggetto è una branca del diritto costituzionale italiano molto recente diventata importante soprattutto dopo il 1971 e l’entrata in vigore degli attuali regolamenti parlamentari. Tra le varie materie del diritto italiano ci sono anche quelle legate ai Diritti Umani e ai diritti dei bambini, che hanno anche una funzione internazionale.

È bene infine sottolineare che il Diritto parlamentare e la stessa struttura del Parlamento sono sicuramente differenti rispetto alle norme di altri Paesi europei o internazionali.

Come già detto gli articoli 64 e 72 della Costituzione sono di fondamentale importanza per il Diritto, proprio per questo è necessario analizzarli per comprendere la loro utilità e il motivo per il quale sono alla base del Parlamento.

L’articolo 64: ”Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Le sedute sono pubbliche: tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta. Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale. I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.”

Secondo l’articolo 72: “Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale. Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza. Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari.

Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.”

Il sistema elettorale della Regione Lazio

La legge n. 2 del 13 gennaio 2005, sancisce le norme della nuova legge elettorale regionale per il Lazio stando a quanto previsto nel Nuovo Statuto Regionale (istituito con la legge del 2 luglio 2004, n. 165). Per quanto non espressamente previsto dalla legge regionale n. 2/2005, si applica alle elezioni regionali del Lazio la disciplina contenuta nella legge 15 febbraio 1968, n. 108 e nella legge 24 febbraio 1995 n. 43 e successive modificazioni, che sono state recepite dalla stessa legge regionale n. 2/2005.

La legge elettorale regionale ha introdotto, così, nuove disposizioni in materia di presentazione e ammissione delle candidature.

Nelle “Disposizioni in materia di elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e in materia di ineleggibilità e incompatibilità dei componenti della Giunta e del Consiglio regionale” adottato dalla Regione Lazio si legge quanto segue:

« Il sistema elettorale del Consiglio regionale del Lazio è un sistema misto:

l’80% dei consiglieri assegnati è eletto con sistema proporzionale sulla base di liste circoscrizionali concorrenti, e
il 20% è eletto con sistema maggioritario, insieme con il Presidente della Regione, sulla base di liste regionali.
Il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale e diretto. I candidati alla presidenza della Regione sono i capilista delle liste regionali. E’ eletto Presidente il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. »

Composizione del Consiglio Regionale Lazio

Il Consiglio regionale del Lazio è composto dal Presidente della Regione e da 70 consiglieri di cui 56 eletti con sistema proporzionale e 14 eletti con sistema maggioritario. Dei 56 consiglieri da eleggere con sistema proporzionale, ciascuna circoscrizione elettorale (provincia) ne elegge un numero determinato in proporzione al numero degli abitanti della provincia stessa.

La legge elettorale regionale proporzionale

La legge elettorale regionale proporzionale che regolamentò – e per certi aspetti ancora regolamenta - l’elezione dei Consigli regionali (a statuto ordinario) in Italia risale al 1968 (Legge n°108 del 17 febbraio 1968). La legge elettorale regionale del 1968 ricalcava ampiamente la legge elettorale nazionale del 1946 all'epoca in vigore e sanciva la distribuzione dei seggi consiliari con un meccanismo proporzionale con voto di preferenza.

L'elettore poteva favorire fino a tre candidati all'interno della lista da lui prescelta. Il territorio regionale era suddiviso in varie circoscrizioni elettorali corrispondenti alle province.

Negli anni ’90 ci fu una intensa, quanto repentina stagione di riforme elettorali condivise dai principali schieramenti politici: fu allora che fu adottato il termine “bipartisan” per indicare scelte condivise da opposte fazioni. Nel 1993 si erano cambiate le leggi elettorali per i Comuni, le Province e il Parlamento optando per la soluzione del maggioritario.

Solo le Regioni rimasero l’unico organismo di governo ad adottare un meccanismo proporzionale e assembleare in sede di elezioni. Entro il 1995 – a ridosso delle elezioni -, fu promulgata la Legge Tatarella (n°45 del 24 febbraio 1995) che, in realtà, si ancorava alla legge del 1968 modificandola sostanzialmente in senso maggioritario.