Nella scelta dei beni su cui effettuare il pignoramento mobiliare, vanno esclusi alcuni determinati oggetti a causa del loro valore morale (oggetti votivi, fede nuziale) o a causa del bisogno che ne ha il debitore per poter continuare una vita normale (elettrodomestici...).

Per questo motivo vengono privilegiati altri beni rispetto a quelli che garantiscono i bisogni principali del debitore.

Altri beni che possono essere sottratti al pignoramento sono i crediti alimentari che un coniuge separato deve versare, e tutti gli altri tipi di crediti relativi a sussidi di sostentamento, malattia, maternità.

Tutti questi beni, dunque, sono totalmente impignorabili. Esistono poi una serie di beni definiti come parzialmente impignorabili, quali ad esempio quelli di cui il debitore non può fare a meno per esercitare la propria professione. Il loro pignoramento è fissato entro un limite di un quinto, qualora si riscontri una insufficienza degli altri beni per soddisfare il credito.

La finanziaria del 2005 ha inoltre equiparato le disposizioni in materia di pignorabilità degli stipendi pubblici e di quelli privati.

Pertanto, tutti gli stipendi, comprese indennità, pensioni, sussidi, ecc., risultano impignorabili fatta eccezione per alcune casistiche. Ad esempio, se il debito è nei confronti dello Stato o riguarda il rapporto di impiego con enti da cui i il debitore dipende, è possibile un pignoramento fino a un quinto dello stipendio al netto delle ritenute.

Un altro caso di pignorabilità dello stipendio è relativo agli alimenti dovuti per legge: in questo caso si può pignorare fino a un terzo dello stipendio, al netto di ritenute.

Infine, è previsto il pignoramento fino a un quinto degli stipendi, al netto delle ritenute, in caso di debiti relativi a tributi dovuti a Stato, Provincia o Comune.

Le ultime modifiche sulla pignorabilità

Dal 2013 sono cambiate alcune disposizioni riguardo la pignorabilità dello stipendio o della pensione. Per ovvie ragioni, non si può procedere a pignorare l’intero conto perchè ne andrebbe ad aggravare la sopravvivenza stessa del debitore. Iniziamo comunque dal dire che quando si parla di pignoramento, si è soliti distinguere tre aspetti: beni mobili, beni immobili e presso terzi. Il salario rientra proprio in quest’ultima categoria mentre tra i beni immobili ci sono ad esempio le case mentre nel primo caso beni non stanziali o dall’alto contenuto morale. Dal 1 gennaio 2013, quando si parla di pignoramento del salario, si distinguono tre diverse fasce:

  • fino a 2500 euro, si può pignorare fino a 1/10 del totale;
  • da 2501 euro a 5000 euro, si può pignorare fino ad 1/7 del salario;
  • da 5001 euro, rimane invariata la pignorabilità di ⅕ dello stipendio.

Tuttavia, la distinzione appena elencata non è valevole in tutte le circostanze, visto che il creditore può avvalersi di tali norme solo in presenza di debiti di natura esattoriale.

Dubbi di costituzionalità?

Recentemente la Corte Costituzionale ha sollevato dubbi costituzionali riguardo la pignorabilità dello stipendio e più in generale l’articolo 12 del Decreto Salva Italia che impone di aprire un conto corrente in Banca per pensioni superiori ai 1000 euro. Per quanto concerne il tema di poter pignorare il salario, i dubbi costituzionali riguardano il fatto che viene a perdere peso il pignoramento qualora viene fatto direttamente presso l’istituto bancario, dove è depositato il conto corrente, anzichè da parti terze. In questo modo, il rischio infatti è quello di poter aggirare il limite imposto dal Codice Civile (massimo ⅕ del totale) e arrivare addirittura a pignorare l’intero importo, il che comporterebbe una palese violazione di legge. La Corte Costituzionale sarà chiamata così a pronunciarsi riguardo la legittimità o meno degli articoli contenuti nel Decreto Salva Italia (varato allora dall’ex Premier Mario Monti), in particolare confrontati con gli articoli 38 (diritto all’assistenza sociale), 2-3 (doveri della Repubblica e principio di ragionevolezza) della Costituzione, che rappresenta l’asse fondante della normativa italiana.


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