Spesso purtroppo ci troviamo di fronte ad una situazione sgradevole. Il dover licenziare qualcuno o, in alternativa, il dover apprendere di essere stati licenziati. In qualsiasi delle situazioni vi troviate avrete a che fare con la lettera di licenziamento. Una delle missive più antipatiche che esistano. Eppure anche questa lettera ricopre una certa importanza giuridica.

Le norme sul licenziamento individuale hanno la funzione di impedire al datore, se non c'è una giusta causa dovuta alla condotta del lavoratore, la libertà di scegliere i nominativi delle persone da licenziare.

Licenziamento collettivo

In Italia il licenziamento può essere di due tipi, individuale oppure collettivo.

La differenza sostanziale sta nel fatto che i secondi non prevedono limiti e causali.

Il licenziamento collettivo riguardava i lavoratori di un singolo reparto che venivano reintegrati ex art. 18 dalla Corte di Appello di Catania.

I motivi

La motivazione del licenziamento può dimorare nella presenza di una valida giustificazione.
In questo caso il datore di lavoro è obbligato a porgere termini di preavviso al lavoratore. La legge del 1966 prevede due ipotesi di giustificato motivo:

  • Giustificato motivo soggettivo: costituito dal notevole inadempimento degli obblighi contrattuali.
  • Giustificato motivo oggettivo: riguarda i casi determinati da ragioni inerenti all'attività produttiva

Tra le motivazioni più frequenti troviamo la cessazione dell'attività, il fallimento e la riorganizzazione aziendale (oltre alla sopraggiunta inidoneità fisica del lavoratore).

Abbiamo visto che perché il licenziamento sia legittimo il datore di lavoro deve addurre giuste motivazioni.
Di solito i contratti collettivi immaginano determinati fatti che confermano il licenziamento senza preavviso. Tra i casi più frequenti si segnalano il danneggiamento di materiali, la rissa nei luoghi di lavoro, le ingiurie verso il datore di lavoro o le violenze verso gli altri lavoratori.

Cosa prevede il codice civile

Il datore di lavoro può quindi licenziare il lavoratore senza comunicare la decisione per iscritto e senza motivarla solo in queste categorie:

  • lavoratori domestici
  • coloro che hanno raggiunto l'età pensionabile
  • lavoratori assunti in prova
  • i dirigenti

Per essere considerato valido deve essere giustificato e deve essere comunicato al lavoratore in forma scritta. La motivazione può non essere data immediatamente; in questo caso il lavoratore ha il diritto di riceverla entro 15 giorni dalla comunicazione del licenziamento (il datore sarà costretto a dare le cause entro 7 giorni dalla richiesta).
Nel caso in cui il lavoratore ritenga il licenziamento illegittimo può impugnarlo entro 60 giorni dalla sua comunicazione. Anche l’impugnazione deve essere fatta in forma scritta. Prima di rivolgersi al giudice, il lavoratore dovrebbe saggiare la strada della conciliazione extragiudiziale.

Se la conciliazione non arriva può proseguire in giudizio di fronte al magistrato. Le parti possono anche scegliere di affidare la decisione sulla legittimità ad un collegio arbitrale, previsto dal CCNL

Perchè una lettera di licenziamento?

Il Licenziamento non disciplinare deve essere imposto obbligatoriamente per iscritto (tramite lettere apposita).

Il licenziamento produce dunque i suoi effetti solamente quando arriva a conoscenza del lavoratore. L’art. 2 della legge n. 604/1966 impone che la lettera di licenziamento sia espressamente diretto all’interessato e a lui consegnato (è inidonea a realizzare la comunicazione scritta voluta dalla legge la conoscenza che il lavoratore abbia avuto altrimenti del licenziamento).

Formato lettera di licenziamento

La lettera di licenziamento assume la forma di una raccomandata, consegnata direttamente all'interessato presso la sua residenza o il suo domicilio. Sottolineiamo che fintanto che la comunicazione rimane orale, il lavoratore resta dipendente in forza presso il datore di lavoro.

La lettera di licenziamento potrebbe non contenere alcun riferimento ai motivi del provvedimento datoriale. In questo caso il lavoratore può richiedere i motivi del licenziamento (richiesta cui il datore di lavoro deve rispondere entro i successivi sette giorni).

In caso di licenziamento disciplinare, la procedura da seguire è quella prevista dallo Statuto dei lavoratori per il corretto esercizio del potere disciplinare. Al datore di lavoro sono riservati vari obblighi:

  • la predisposizione di un codice disciplinare che individui le infrazioni e le relative sanzioni.
  • la pubblicazione del codice disciplinare
  • la contestazione per iscritto dell'addebito. La contestazione deve poi rispettare il principio di Immediatezza, specificità e Immutabilità.

Preavviso per dimissioni anticipate

Un tema molto interessante collegato all'argomento del Diritto del Lavoro è quello delle dimissioni dal rapporto di lavoro.

Il rapporto di lavoro infatti si può interrompere anche per volontà del lavoratore. Questi deve rassegnare le dimissioni, con il dovuto preavviso. Per assicurare che le dimissioni non siano state causate dalle pressioni del datore di lavoro sono state pensate alcune regole.

Se le dimissioni sono presentate nel periodo che va tra la richiesta di pubblicazione del matrimonio ed un anno dopo il festeggiamento dello stesso, devono essere rafforzate entro un mese all’Ufficio provinciale del lavoro. Se invece le dimissionisono presentate da una lavoratrice madre o dal lavoratore padre durante il periodo in cui sussiste il divieto di licenziamento bisogna accertare la convalida del servizio ispettivo territoriale del ministero del lavoro.

Il periodo di preavviso è costituito in base ad un numero di giorni in cui il dipendente continua a lavorare; la sua durata è diversa a seconda della tipologia del contratto. Se il lavoratore si licenzia senza dare il preavviso, ha l’obbligo di versare al datore di lavoro un’indennità. Le dimissioni sono immediate durante il periodo di prova e nei casi in cui si verifica una causa che non consenta la prosecuzione del rapporto. Al lavoratore è concessa l’indennità di mancato preavviso.

Nel Rapporto a tempo determinato non è previsto l'istituto del preavviso ed il recesso obbliga la parte che recede a risarcire il danno all’altra. Le dimissioni anticipate del lavoratore implicano il risarcimento del danno al datore di lavoro. Per quel che concerne il Lavoro temporaneo possiamo dire che può assumere la forma determinata o indeterminata.

Perché il preavviso?

Il preavviso del lavoratore al datore di lavoro, come già detto, deve essere dato con diversi giorni di anticipo per dare la possibilità al datore di lavoro di sostituire il dipendente con un lavoratore che possa svolgere lo stesso compito del dimissionario.

A seconda della categoria di lavoro, dell’inquadramento e dell’anzianità del lavoratore si deve osservare quanto scritto nel contratto collettivo nazionale del lavoro nel quale rientra il lavoratore.

Le dimissioni da parte del lavoratore possono anche essere per giusta causa: quando si vengono a creare particolari situazioni all’interno del luogo di lavoro, o con il datore di lavoro stesso, in questo caso il lavoratore può decidere di rassegnare le dimissioni con effetto immediato, senza dare la possibilità al datore di lavoro di trovare una sostituzione del lavoratore e senza dover pagare nessuna penale.

Ovviamente in questo caso devono essere presenti delle violazioni gravissime da parte del datore di lavoro che rovinano il proprio rapporto di lavoro con il dipendente.

Dimissioni in bianco

Negli ultimi anni purtroppo si è diffuso sempre di più il fenomeno delle dimissioni in bianco: il datore di lavoro al momento dell’assunzione fa firmare al lavoratore le dimissioni lasciando in bianco la data, in modo da poter usare quella dichiarazione come strumento di ricatto per il lavoratore.

Ovviamente tutto ciò è contrario alla legge e alle norme che regolano il licenziamento individuale del lavoratore, proprio per questo con la Riforma Fornero sono state previste delle sanzioni amministrative per chi adotta questo metodo illegale: dai 5’000 ai 10’000 Euro.

Ad ogni modo per evitare questo, è stata predisposta una modalità di conferma delle dimissioni da parte del lavoratore che richiede di recarsi alla Direzione Territoriale del Lavoro, presso il Centro per l'impiego o presso le sedi previste all'interno dei contratti collettivi.

Se il lavoratore non dovesse convalidare le proprie dimissioni, l’imprenditore ha 30 giorni di tempo per mandare una lettera al dipendente e chiedere di confermare le proprie dimissioni in uno dei centri competenti.

Così il lavoratore ha 7 giorni di tempo per poter: contestare le dimissioni, ritirare le dimissioni, confermare le dimissioni oppure firmare la dichiarazione sulla ricevuta di trasmissione delle dimissioni al Centro per l'impiego. Se entro i 7 giorni non venisse effettuata nessuna di queste possibilità, il rapporto si conclude validamente.





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