Da molto tempo ormai è stato appurato che la salute è un diritto fondamentale di ogni individuo e che qualsiasi cura o terapia deve ritenersi priva di legittimità in caso di dissenzo da parte del diretto interessato.

Naturalmente tale possibilità di esprimere il proprio parere pregiudica il fatto di essere pienamente coscenti delle proprie volontà di intendere e di volere; rimangono quindi esclusi da questo diritto tutti coloro che, a vario titolo, e per le più disparate ragioni, non sono in grado di “intendere e volere” e quindi di prendere una decisione ragionevole.

Il testamento biologico altro non è che un documento con il quale ogni individuo, nel momento in cui si trova nel pieno delle proprie facoltà mentali, può esprimere la propria volontà riguardo quali terapie intende o non intende accettare qualora in futuro sia in una condizione di incapacità ed impossibilità ad esprimere la propria volontà.

Secondo la Costituzione Italiana nessuno può essere sottoposto a un determinato trattamento sanitario obbligatoriamente, eccezion fatta per i casi particolari disposti dalla legge. Per questo è stata ratificata la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina (nel 1997): tale Convenzione stabilisce che deve essere tenuta in considerazione la volontà espressa dal paziente precedentemente se, al momento dell’intervento medico, lo stesso non è in grado di esprimersi.

Quindi il testamento biologico sarebbe da considerarsi valido. E’ pure vero, però, che lo strumento di ratifica non è stato ancora depositato alla Segreteria Generale del Consiglio d’Europa: di conseguenza, attualmente l’Italia non fa parte della Convenzione di Oviedo.

Non c’è una legge specifica

Ciò significa, banalmente, che in Italia non vi è ancora una legge specifica sul testamento biologico. E, non esistendo una legge adeguata e specifica, la formalizzazione della volontà del paziente (la stesura del testamento biologico) rischia di non essere considerata sempre valida legalmente, né eticamente.

Le prime sentenze in Italia

La prima volta che, in Italia, si è assistito a un tentativo riuscito di “legalizzazione” del testamento biologico è stata presso il Tribunale di Modena il 5 novembre del 2008. In quell’occasione il Tribunale decretò la nomina di un “amministratore di sostegno” in favore di un soggetto privato nell’eventualità che lo stesso, in futuro, si fosse trovato nelle condizioni di non potere esprimere la propria volontà.

L’amministratore, sostanzialmente, viene investito del compito di esprimere i consensi necessari ai trattamenti medici: in questo modo si attuano gli effetti del testamento biologico pur senza che esso venga veramente scritto e, soprattutto, senza una legge che ne regoli appositamente l’uso.

Disposizioni e iniziative “autonome” sul testamento biologico

Il Comitato Nazionale di Bioetica obbliga i medici non solo a tenere in considerazione le direttive anticipate scritte su un foglio firmato dall'interessato , ma anche documentarne per iscritto le azioni rispetto tale foglio, sia nel caso che vengano attuate, sia che vengano disattese.

Alcuni casi particolari

Taluni casi di morte per termine o rifiuto del trattamento medico particolarmente eclatanti hanno posto l’attenzione politica come quella pubblica sulla necessità di redigere una legge chiara sull'argomento “testamento biologico”. In attesa di una tale legge è intanto in atto, in molte città, la raccolta della dichiarazione anticipata di trattamento dei cittadini residenti nel territorio interessato.Tali iniziative non eludono e non anticipano le leggi, ma sono necessarie affinchè non si debbano “ricostruire” le volontà dell'interessato.





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