Con il termine mobilità si indica il licenziamento collettivo (il datore di lavoro può adottare questo tipo di provvedimento in presenza di condizioni previste dalla legge 223/91). Le imprese possono reclamare la mobilità per le seguenti cause: riduzione di personale, trasformazione di attività o fallimento (in questo caso le imprese devono comunque avere più di 15 dipendenti).

Tuttavia, si parla di mobilità non soltanto per identificare le procedure di licenziamento collettivo ma più in generale per indicare la situazione del lavoratore che, proprio a seguito di una procedura di licenziamento collettivo, o in determinati casi a seguito di licenziamento per motivazione economica, viene a trovarsi senza lavoro.

In questo caso la preoccupazione è di predisporre degli strumenti per agevolare il reinserimento del disoccupato all'interno del mercato del lavoro. Ciò avviene attraverso l'iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità e le attività formative che queste comportano.

Cosa accade con la mobilità

Per bilanciare la situazione di precarietà economica la legge prevede anche il versamento di una indennità economica, detta indennità di mobilità, che tuttavia a partire dal 1° gennaio 2013 verrà progressivamente sostituita dall'ASPI.

Non possono essere disposti in mobilità i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato, gli apprendisti, gli impiegati che svolgono attività stagionali e quelli che hanno diritto alla pensione di anzianità. È bene sottolineare che le imprese, per procedere in tal senso, devono informare le rappresentanze sindacali aziendali e i sindacati. Il lavoratore in mobilità viene iscritto in una lista specifica (che gli assicura un accesso al lavoro agevolato). L’indennità è pari al trattamento di cassa integrazione e cioè l’80% dello stipendio lordo. Il lavoratore viene sospeso dalla mobilità quando viene assunto a tempo determinato o a tempo parziale. Il giudice può ritenere illegittimo il licenziamento ordinato senza forma scritta.

Le liste di mobilità

I lavoratori che vengono a trovarsi senza lavoro a seguito di una procedura di licenziamento collettivo vengono inseriti, a cura della direzione provinciale del lavoro, all'interno di apposite liste dette liste di mobilità.
La lista viene predisposta sulla base di schede che contengono le informazioni sulla posizione dei lavoratori in mobilità per individuare:

  • la loro professionalità
  • la preferenza per mansioni diverse
  • la disponibilità al trasferimento in altra sede.

Approvata la lista la direzione provinciale per il lavoro adotta tutte le iniziative possibili per favorire il reinserimento dei disoccupati all'interno del mondo del lavoro.
In questo contesto viene proposta l'attivazione di corsi per la riqualificazione professionale.

La direzione provinciale del lavoro inoltre promuove l'utilizzo dei lavoratori in mobilità all'interno di opere o servizi di pubblica utilità.

L'indennità

I lavoratori collocati in mobilità che hanno un'anzianità aziendale di oltre 12 mesi di cui 6 di lavoro effettivo hanno diritto ad una indennità di mobilità.
L'indennità ha una durata di:

  • 12 mesi in generale
  • 24 mesi per i lavoratori che hanno compiuto 40 anni
  • 36 mesi per i lavoratori che hanno compiuto 50 anni.

Si ottiene presentando una apposita domanda all'INPS da inviarsi entro 68 giorni dal licenziamento:

  • per mezzo dei servizi telematici dell'INPS
  • per mezzo dei call center dell'INPS
  • per mezzo di un patronato.

La tutela accordata al dipendente (nel caso venga licenziato ingiustamente), è poi diversa a seconda della dimensione dell'azienda. Oltre alla reintegrazione immediata, il licenziamento illegittimo impegna il datore di lavoro a ricompensare il lavoratore del danno subito, attraverso il pagamento della retribuzione globale di fatto. Tale pagamento presume il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. Il lavoratore può rinunciare alla reintegrazione, chiedendo in cambio un'indennità pari a 15 mensilità di retribuzione.

Cosa succede dopo il licenziamento

L'obbligo di riassunzione del lavoratore invece viene ordinato dal giudice nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o meno, che occupano: · fino a 15 dipendenti · fino a 60 complessivamente se nell'unità produttiva interessata sono occupati meno di 16 dipendenti. Questa tutela si accosta anche alle organizzazioni di tendenza (non imprenditori che svolgono attività senza fini di lucro) e ai lavoratori dipendenti da enti pubblici (in cui la stabilità non è garantita da norme di legge).

Il licenziamento illegittimo pone dunque il datore di lavoro di fronte alla scelta di riassumere il lavoratore entro 3 giorni oppure, di pagargli un'indennità (che dovrà essere compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità).





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Si parla spesso indifferentemente di Legge di Bilancio e Legge di Stabilità, ma si tratta della stessa cosa?

La Legge di Stabilità entra in vigore il 2009 in sostituzione dell’allora Legge Finanziaria per via dell’approvazione del Federalismo Fiscale. La Legge di Stabilità è rimasta fino al 2016 il documento economico e finanziario più importante costituito da un insieme di norme sull’ordinamento delle spese, le entrate, il deficit e norme finanziarie in coordinamento con le attività economiche delle singole regioni, province e comuni e in abbinamento alla Legge di Bilancio che era il documento contabile preventivo con il quale il Governo comunicava al Parlamento le entrate e le uscite previste specificando nel dettaglio le coperture finanziarie. La Nuova Legge di Bilancio – entrata in vigore nel 2016 – riunisce in un unico documento sia la Legge di Stabilità che la Legge di Bilancio e segue un solo iter parlamentare, invece che due.

Le tappe burocratiche

La Legge di Bilancio si presenta in Parlamento dopo un mese dall’approvazione del DEF. Per l’anno 2019, l’iter di approvazione segue il seguente calendario:

  • 27 settembre 2018: presentazione del DEF, Documento di Economia e Finanza.
  • 15 ottobre 2018: entro un mese dalla presentazione del DEF, il Parlamento discute per l’approvazione della Nota propedeutica alla Legge di Bilancio, questa fase dura circa 15 giorni ed è un momento delicato in cui il Parlamento deve approvare o meno eventuali importanti scostamenti dagli obiettivi di bilancio, come si è verificato per la Legge di Bilancio 2019, in cui il Parlamento ha dibattuto per l’approvazione dell’aumento del deficit pubblico come soluzione espansiva per avere maggiori risorse finanziarie da investire.
  • 15 ottobre 2018: contestualmente alla presentazione del DEF in Parlamento, il testo deve essere inoltrato all’UE e segna l’inizio di una nuova fase dell’iter di approvazione. Nel Testo inviato alla Commissione Europea e all’Eurogruppo, il Governo deve specificare gli obiettivi per l’anno successivo, le misure da adottare e le coperture finanziarie per applicare le misure. L’Unione Europea ha tempo fino al 30 novembre 2018 per esprimere un parere e fino alla primavere del 2019 per emettere un giudizio definitivo sulla manovra presentata dai singoli Stati membri.
  • 20 ottobre 2018: il Governo è obbligato a presentare un Disegno di Legge Il documento deve contenere tutti gli interventi e la quantificazione economica per adempiere agli obiettivi prefissati.
  • 31 dicembre 2018: il Governo deve ottenere l’approvazione definitiva da parte del Parlamento sulla nuova Manovra.

Una volta approvata, la Legge di Bilancio entra in vigore dal 1° gennaio 2019 con la Pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Nel corso dell’iter di approvazione della Manovra, non sono escluse ipotesi di modifica al Testo in ottemperanza delle richieste provenienti dal Parlamento e in base alle indicazioni fornite dall’Unione Europea.

Quali sono i contenuti della Legge di Bilancio 2019

La legge di Bilancio presentata si aggira sui 20-25 miliardi di spesa e introduce misure nuove in materia di fisco, lavoro, pensione, IVA. La bozza conta 115 articoli che prevedono le seguenti misure:

Fisco:

  • Blocco dell’aumento dell’IVA;
  • Riforma Scaglioni IRPEF;
  • Flat Tax al 15% per le Partite IVA con ricavi fino a 65.000 € e start up con titolari under 35 o over 55;
  • Flat tax al 15% per professori di ogni ordine e grado;
  • Pace fiscale;
  • Rimodulazione bonus 80 € per la famiglie;
  • Proroga Bonus Casa per ristrutturazioni, ed ecobous;
  • Proroga iperammortamento.

Lavoro

  • Avvio del Reddito di cittadinanza con nuovo sussidio alla povertà;
  • Riforma delle Pensioni;
  • Bonus assunzione giovani;
  • Bonus assunzione laureati, dottori di ricerca under 30, per assunzioni a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2019 con sgravi contributivi fino a 8000 €;
  • Concessione terreni gratuiti per 20 anni a famiglie con un terzo figlio in arrivo dal 2019, 2020 e 2021.

Finanza

  • Mutui a tasso zero fino a 200 000 € per le famiglie che acquistano terreni per la prima casa, allo scopo saranno destinati il 50% dei terreni agricoli demaniali.
  • Cedolare secca al 21% per negozi C1 sotto i 600 m2.
  • Cancellazione blocco aumenti per addizionali comunali (IMU, TASI …)
  • Investimenti per progetto “scuole belle”.

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