Un argomento molto interessante relativo al Diritto Penale è quello relativo al patteggiamento della pena in sede di processo. Il patteggiamento è dunqueil procedimento caratterizzato dalla richiesta rivolta al Giudice dall'imputato di una sanzione sostitutiva diminuita fino a un terzo.

Richiesta di patteggiamento della pena

La richiesta può dunque essere inoltrata entro 15 giorni dalla notificazione del decreto.

Se la struttura del procedimento penale lo permette, l'imputato che si è visto rifiutare la richiesta di patteggiamento può ripresentarla prima della dichiarazione di apertura. In questo caso l'ufficio del pubblico ministero può proporre appello; il giudice può pronunciare una sentenza che applica la pena richiesta anche alla chiusura del dibattimento. In questo caso l'ufficio del PM potrà proporre appello se questi era dissenziente.

L’ultimo comma dell’art 444 del Codice penale prevede per la parte richiedente il patteggiamento di subordinare la concessione alla sospensione condizionale della pena. Il giudice può accettare o rigettare la richiesta. La richiesta di patteggiamento può essere inoltrata anche durante la fase delle indagini preliminari, ovvero prima dell’azione penale, ma non può essere formulata dopo la chiusura dell’udienza preliminare; tuttavia, se il PM (Pubblico Ministero) attiva altri riti, la richiesta di patteggiamento può ancora essere ritenuta ammissibile purché tempestivamente formulata. I termini previsti per la richiesta variano nei modi seguenti.

  • Se in corso di giudizio in direttissima: si potrà formulare la richiesta di patteggiamento fino all’apertura del dibattimento;
  • Se in corso di giudizio immediato: si può richiedere il patteggiamento entro 15 giorni dall’emissione del decreto di giudizio immediato;
  • Se in corso di procedimento penale: si può formulare in sede di opposizione.

Modalità del patteggiamento

legge 1

Il legislatore, nel 1989, individuò un meccanismo che assicurò l’accelerazione della definizione della fase dell’impugnazione; stabilì che con rito camerale venissero trattati gli appelli aventi ad oggetto concessione o rivalutazione del bilanciamento di circostanze attenuanti comuni.

Tra le modalità di patteggiamento, il procedimento prevede l’accordo delle parti. Anche qualora il PM manifesti un dissenso motivato, ciò non impedisce di poter applicare la riduzione della pena se il giudice ritiene il dissenso ingiustificato e se la pena è congrua. Al contrario, il dissenso dell’imputato rispetto al patteggiamento unilaterale formulato dal PM è insindacabile. Quando si raggiunge un accordo tra le parti, la proposta diviene irrevocabile.

Cosa accade dopo la richiesta

Patteggiamento della pena

Le ipotesi che si possono verificare a seguito della richiesta di patteggiamento sono 5:

  1. Il PM presta il consenso al patteggiamento, il giudice precede al giudizio e reputa congruo applicare la pena richiesta in sede di patteggiamento. La sentenza non è appellabile, ma vi si può fare ricorso solo in Cassazione.
  2. Il PM non presta il consenso al patteggiamento, il giudice ne prende atto e precede al giudizio che potrebbe comunque essere formulata nei termini richiesti dal patteggiamento, seppur rifiutato.
  3. In caso di patteggiamento consentito, il giudice può tuttavia non ritenere la pena congrua e la rigetta;
  4. Il giudice può rigettare l’istanza perché la qualificazione giuridica del reato è errata e non è più possibile modificarla in fase negoziale;
  5. Il giudice può ritenere carente la prova del fatto a cui fa capo l’imputazione.

Quindi il giudice può accettare o rigettare la richiesta di patteggiamento, ma non può intervenire nel modificare o integrare l’accordo tra le parti, pertanto il procedimento è meramente “cartolare” e la presenza delle parti in udienza è facoltativa.

È possibile patteggiare per tutti i tipi di reati?

La risposta a questa domanda è no, vi sono infatti reati per cui è escluso il patteggiamento della pena a prescindere dagli anni di reclusione previsti.
Si tratta ovviamente di reati ritenuti particolarmente gravi e tra questi troviamo:

  • Prostituzione minorile
  • Pornografia minorile e/o virtuale aggravata
  • Detenzione di materiale pornografico aggravata
  • Iniziative turistiche pensate per lo sfruttamento della prostituzione minorile
  • Atti sessuali con minorenni
  • Violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo
  • Delitti di criminalità organizzata
  • Terrorismo

Vi sono, inoltre, imputati che non hanno la possibilità di patteggiare e si tratta di imputati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza o recidivi, ma solo se la pena concordata dovesse essere superiore ai due anni, in caso contrario anche questi possono fare richiesta. Il patteggiamento della pena è escluso anche per i minorenni perché non ritenuti in grado di decidere in autonomia l’esito del proprio processo.

Rito abbreviato e patteggiamento della pena: ecco la differenza

Con il patteggiamento l’imputato ammette di aver commesso il reato, rinuncia alla difesa e subisce una condanna concordando, in cambio, la pena con il pubblico ministero in modo da non avere sorprese nel corso del processo.
Con il rito abbreviato, invece, è sempre possibile essere assolti e si è giudicati in base agli atti raccolti dal pubblico ministero, senza poter essere difeso da eventuali testimoni propri.
Un altro vantaggio del patteggiamento della pena è che la parte civile lesa, in questo caso, non può richiedere il risarcimento del danno in sede penale.
La persona offesa, infatti, non ha alcun potere sulla decisione dell’imputato di patteggiare: il suo parere non viene preso in considerazione e non è dunque vincolante per la decisione del pubblico ministero.

Patteggiamento della pena: quando conviene richiederlo

In linea generale chiedere il patteggiamento della pena ha senso in determinate circostanze, tra cui: l’assenza di argomenti validi a sostegno della propria innocenza e per questo è consigliabile valutare sempre le argomentazioni disponibili per la difesa; un altro motivo riguarda l’impossibilità economica di sostenere un lungo processo, la media è infatti di quattro anni e questo non fa che far lievitare la parcella dell’avvocato, quindi anche voler chiudere rapidamente la vicenda può risultare un ottimo motivo per interrompere il calvario giudiziario. Il motivo più importante riguarda, probabilmente, la possibilità di avere la pena sospesa.
Il consiglio è dunque quello di valutare la propria situazione al meglio senza decidere frettolosamente. 

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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