Con la crescita a dismisura dell'utilizzo di internet da parte dei cittadini italiani, la normativa collegata all'utilizzo dei mezzi informatici, di internet e della privacy internet è cresciuta di conseguenza, anche se le informazioni in tal senso sono spesso oscure per i più. 

La sicurezza e la privacy su internet sono termini che vanno di pari passo, sia in merito al cittadino privato che alle imprese pubbliche e private. La rete offre grandi servizi ma allo stesso tempo è una sorta di far west che va regolamentato per non gettare i dati personali di privati e aziende in mano a chi potrebbe farne un uso scorretto. La enorme quantità di dati che mettiamo ogni giorno su internet necessitano di un controllo sicuro e del rispetto della privacy. 

Difesa privacy internet 

I modi per proteggere la propria privacy internet sono innumerevoli ed è bene conoscerne più di uno. Bisogna infatti tutelare la privacy su internet seguendo pochi accorgimenti ma mirati.

Innanzitutto usando password di difficile interpretazione ed evitando di comunicarla o lasciarla scritta e incustodita. 

È bene poi installare nel proprio pc software dedicati alla protezione del sistema, come gli antivirus, e saper gestire i firewall di protezione.

Per quanto riguarda la mail, non aprire mai contenuti di scarsa attendibilità e provenienza sconosciuta o sospetta, onde evitare fenomeni come il phishing. Allo stesso modo, eliminare di frequente i cookies che sono spesso una falla alla privacy internet.

Crittografia

La massima espressione della protezione della propria privacy su internet è l'uso della crittografia, ovvero tecniche di criptazione dei messaggi privati attraverso software o operazioni informatiche che determinano la possibilità di realizzare messaggi leggibili esclusivamente da destinatari in possesso di chiavi di decrittazione.

Alla crittografia è collegato il sistema della firma digitale.

Privacy Facebook

Facebook è un sito web ad accesso gratuito, della categoria dei social network, che più di 500 milioni di utenti in tutto il mondo utilizza per comunicare e pubblicare foto o altro materiale interattivo. Attualmente Facebook risulta essere il secondo sito più visitato al mondo, preceduto solo da Google.

Dal punto di vista della Privacy, Facebook risulta essere un terreno minato in quanto mette a disposizione del pubblico una serie di dati personali relativi agli utenti che lo utilizzano.

Impostazioni privacy

Dal 31 maggio 2010 la privacy su Facebook è diventata controllabile da parte degli utenti in maniera più restrittiva. Agendo sul proprio profilo personale, infatti, è possibile limitare la diffusione dei dati personali a determinate categorie di persone. Questo non impedisce l'accesso a questi dati da parte dei gestori del sito e degli amministratori.

Il problema principale collegato alla gestione dei dati personali e della privacy su Facebook è determinato dalla possibilità di cancellare totalmente le proprie foto e altro materiale personale dal sito. Inoltre, stando a quanto riportato nella normativa al momento dell'attivazione account su Facebook, i contenuti pubblicati attraverso questo social network risultano essere di proprietà del sito stesso, il quale si dichiara altresì non responsabile dei contenuti stessi, rifiutando la censura o la limitazione di visibilità di contenuti potenzialmente dannosi e diffamatori nei confronti di terzi.

Facebook e codice italiano

Secondo quanto previsto dal codice italiano, l'utente di Facebook ha diritto ad ottenere informazioni più precise in merito al trattamento dei dati personali da parte di soggetti terzi che ne entrano in possesso tramite il social network stesso, ed eventualmente di vietarne la pubblicazione.

Tipologie dati personali

I più comuni sono il nome ed il cognome di una persona, oppure la ragione sociale di una ditta o azienda; altri dati riferiti a queste due tipologie di soggetto sono l'indirizzo di residenza e domicilio, i numeri di telefono e di cellulare, il codice fiscale e la Partita Iva.

Rientrano in questa tipologia anche i i dati giudiziari, ovvero dati personali che concernono il casellario giudiziale e di anagrafe delle sanzioni amministrative a cui afferiscono i reati e i carichi pendenti. I dati personali di questo tipo indicano la qualità di imputato o di indagato di un soggetto.

Entrano nel novero anche gli identificativi, che secondo quanto previsto dall'art. 4 c. 1 lett c del Codice sulla privacy, consento di identificare direttamente il soggetto interessato: esempi di questo genere sono la fotografia e le impronte digitali.

Trattamento dei dati personali

Il trattamento da parte di soggetti terzi è disciplinato dal codice della privacy, che tutela il modo in cui vengono gestiti autorizzando eventuali attività solo se finalizzata all'interesse pubblico. La disciplina sulla privacy consente anche di conoscere il regolamento e la tipologia di trattamento da parte di eventuali soggetti che vogliono utilizzarli a scopi di marketing e altre operazioni commerciali.

Il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, entrato in vigore il 1°gennaio 2004, ha raccolto in un unico provvedimento legislativo, il “Codice” sulla Privacy, tutte le preesistenti norme in materia, apportando numerose integrazioni e modificazioni, anche per assicurare una migliore e più chiara applicazione della normativa.

L’ambito di applicazione del Codice

Il Codice in esame mira a tutelare tutti i soggetti dell’ordinamento, siano essi persone fisiche o giuridiche. Per rendere ancora più incisiva la sua azione esso estende il suo ambito applicativo, non solo ai trattamenti elettronici di dati, bensì anche a quelli cartacei o manuali (art. 5 comma 2).

I dati sensibili

I dati sensibili, in particolare, sono una serie di dati che secondo quanto previsto dal Codice sulla protezione dei dati personali, sono idonei a rivelare le convinzioni religiose, filosofiche e simili di un soggetto, oppure le sue opinioni politiche. Altre tipologie di sono lo stato di salute e la vita sessuale di un soggetto, nonché la sua eventuale adesione a partiti, sindacati, organizzazioni, associazioni e movimento di carattere politico, filosofico, religioso e sindacale.

Trattamento

A causa della loro particolare condizione, i dati sensibili non rientrano semplicemente nella tutela determinata dalla legge sulla privacy, ma sono rispettati in maniera più severa.

In particolare, possono essere soggetto di trattamento da parte di terzi se e solo se vi è un previo consenso scritto e consapevole della persona, la quale deve essere stata inoltre estremamente informata del tipo di utilizzo che verrà fatto di tali dati. Sono dunque trattati da enti particolari come gli enti pubblici, gli ospedali, gli istituti demoscopici, ecc. e la tutela di suddetti dati è stabilita dal Garante per la privacy, secondo quanto previsto dalla normativa specifica:

Possono rientrare nell'ambito dei dati sensibili anche informazioni di carattere etnico e religioso, così come sono dati sensibili le informazioni su malattie, infortuni, partecipazioni ad attività sindacali, nonché i dati provenienti da analisi cliniche e da ogni tipologia di esami medici.

Agenda digitale italiana: il carbone del XXI secolo

L'Italia conosce un digital divide interno ed esterno molto marcato. Ciò significa che tra Nord e Sud del Paese esiste un eccessivo squilibrio di infrastrutture, con molti comuni ancora non raggiunti da una cablatura ADSL. Una condizione inaccettabile, che pone il paese ai margini dell'Europa in questo senso: basti pensare che Neelie Kroes, Commissario per la Società dell'Informazione della Commissione Europea, ha dichiarato di considerare l'agenda digitale italiana elemento base della sostenibilità economica. L'Italia semplicemente non ha un progetto a lungo termine, una strategia fatta di obiettivi concreti da raggiungere per modernizzare società ed istituzioni. Non ha, appunto, la sua agenda digitale.

Il ritardo italiano sull'agenda digitale

La crisi economica ci ha messi di fronte alla necessità di modificare le nostre abitudini. La risposta della politica internazionale è stata quella di cercare il plauso dei mercati. In Italia è stato cambiato governo, si sono operati tagli, si và verso un regime di austerità. Il dibattito tra gli economisti sulla spesa pubblica è molto acceso: senza investimenti non si crea produttività, ma quali soldi investire?

In questo senso una risposta potrebbe darla l'agenda digitale italiana. Se non è possibile investire nelle grandi opere, il volano dell'economia può essere l'innovazione informatica. È sempre stata l'evoluzione tecnologica a garantire lo sviluppo socioeconomico della storia moderna e contemporanea: dal carbone delle macchine a vapore ottocentesche all'elettronica del secolo scorso. Ora l'innovazione passa per il digitale, per il virtuale: la “internet economy” è un giro d'affari che attualmente supera i 10.000 miliardi di dollari.

Aggiornamenti gennaio 2014

L’attuale ministero dello Sviluppo Economico ha intrapreso una serie di iniziative per l’abbattimento del divario digitale. In particolare, nel sud Italia sono stati fatti degli investimenti significativi per l’estensione della banda larga a 30 megabit, ora accessibile a più di un milione di calabresi. L’intervento è stato possibile grazie ad un forte stanziamento di fondi pubblici, che a partire dal Gennaio 2014 verranno estesi anche ai territori della Campania e del Molise.

L’agenda digitale italiana prosegue dunque il suo iter, anche se fra mille difficoltà. L’obiettivo è quello di arrivare entro il 2015 ad ampliare l’accesso alla rete veloce da parte di privati e aziende, per rilanciare anche in tal senso l’economia del paese. La palla è in mano alle aziende private come Telecom e Fastweb, che hanno vinto i bandi nelle diverse regioni e potranno così intervenire nella realizzazione di quanto previsto nei vari contratti presi e “conquistati” grazie anche al significativo contributo dei fondi europei (oltre naturalmente allo stanziamento dei propri fondi privati).

Un altro grande obiettivo per tutto il 2014 è quello di far raggiungere la banda di 2 Megabit a tutta la cittadinanza italiana. Il grande passo avanti è stato fatto nelle Marche ed in Liguria, dove un operatore apparentemente anonimo, NGI, ha vinto i vari bandi per permettere la diffusione della tecnologia WiMax.

Attualmente per questo tipo di operazioni legate all’agenda digitale, il ministero ha a disposizione più di 350 milioni di euro per la sola eliminazione del digital divide, ed altri 380 milioni per diffondere la banda ultra larga. Questa serie di incentivi dovranno naturalmente sommarsi alle risorse proprie dei principali operatori telefonici che investono in Italia.
L’accesso a queste risorse è stato possibile grazie ai precedenti fondi europei, stanziati fra il 2007 ed il 2013. Altri progetti dell’agenda però ne sono rimasti esclusi: si tratta dell’anagrafe centralizzata, di nuovi centri dati per le pubbliche amministrazione, e di ulteriori servizi legati all’identità digitale del cittadino.

Cosa accade fuori dal paese

Nel Regno Unito esiste il “piano Digital Britain”: già oggi i sudditi della regina producono il 7,2% del loro PIL tramite l'internet economy e non hanno nessuna intenzione di restare indietro. L'agenda digitale tedesca prevede un rafforzamento delle infrastrutture con l'introduzione della banda ultralarga entro il 2015 ed una stima di 1 milione di nuovi posti di lavoro prodotti. Perfino la Spagna ha previsto stanziamenti per l'innovazione digitale nell'arco dei prossimi tre anni, con l'obiettivo di aumentare esponenzialmente i brevetti registrati.

I passi da compiere

Infrastrutture, servizi, alfabetizzazione e regolamentazione. Sono questi i punti che dovrebbe avere l'agenda digitale italiana e per cui deve passare il nostro livellamento con il resto del mondo per non restare indietro. Più specificamente coprire tutte le aree del Paese è necessario per non disperdere il potenziale umano dietro l'innovazione. Bisogna massimizzare i servizi offerti in rete, dagli strumenti nazionali di e-commerce all'integrazione della Pubblica Amministrazione.

È necessario migliorare la dimestichezza del cittadino medio con l'informatica, ripartendo anche dalle scuole. Infine è necessario colmare le lacune giuridiche, per cui la materia digitale è sempre rimasta alquanto eterea. Ma se si programmerà e si rispetterà una rigida agenda digitale, il ritorno per il Paese sarà tutt'altro che virtuale.

 

 





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