Un crimine informatico si caratterizza nell’abuso della tecnologia informatica. Tutti questi reati hanno in comune:

  • l’utilizzo della tecnologia informatica
  • l’utilizzo dell’elaboratore nella realizzazione

Facevano parte della prima lista:

  • la frode informatica
  • il falso in documenti informatici
  • il danneggiamento di dati e programmi
  • il sabotaggio informatico
  • l’intercettazione non autorizzata

Facevano parte della seconda lista condotte:

  • l’alterazione di dati o programmi
  • lo spionaggio informatico
  • l’utilizzo non autorizzato di un elaboratore o di una rete di elaboratori
  • l’utilizzo non autorizzato di un programma informatico protetto

Da sottolineare che i documenti informatici sono equiparati ai documenti tradizionali.

Tipi di crimini informatici

Spam

Tutti conosciamo molto bene questo argomento in quanto tutti riceviamo ogni giorno decine di email che vanno, grazie al cielo, nella cartella chiamata proprio “Spam”, le quali contengono informazioni commerciali, pubblicità e, talvolta, file dannosi per il pc.

E’ bene sapere, tuttavia, che l'inatteso invio di email per fini commerciali è illegale, ma mentre le leggi anti-spam sono relativamente nuove, le comunicazioni inattese esistono da lungo tempo. Spammare significa anche il necropost di un articolo su un forum oppure l'invio ripetuto di messaggi, a volte indesiderati.

Esistono inoltre molti altri tipi di crimini “virtuali”, che però comportano dei veri e propri rischi reali, di conseguenza è bene fare molta attenzione a ciò in cui si va in contro navigando in rete.

In cosa consiste il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico

Compiere un accesso abusivo all’interno di un sistema informatico è reato (vedi alla voce di Codice penale, articolo 615 ter): ma questo, in fondo, lo sapevamo già. Non sapevamo, tuttavia, o semplicemente non immaginavamo (molto ingenuamente) che possano macchiarsi di questa colpa anche i funzionari del Fisco, i pubblici ufficiali o i dipendenti pubblici.

La Cassazione

La sentenza n. 4694 deliberata dalle Sezioni unite penali della Corte di Cassazione informa, perciò, che potenzialmente può essere accusato di accesso abusivo a un sistema informatico anche chi ha ricevuto l’abilitazione ad effettuare l’accesso nel dato sistema.

La questione può sembrare sottile, ma è, in un certo senso, ampliamente giustificabile: la Corte di Cassazione si è sostanzialmente pronunciata nella maniera più severa, sebbene coesistessero prese di posizione tra le più diverse e contrastanti. Si ritiene, insomma, che l’accesso a un sistema informatico si considera abusivo in base al profilo oggettivo dell’accesso stesso: per farla breve, non basta essere “autorizzati” a entrare; il fattore discriminante resta sempre il motivo, il perché dell’accesso.

Commettere il reato di accedere abusivamente ad un sistema informatico, significa compiere l’attività di introdursi, senza l’autorizzazione del proprietario di tale sistema, in un computer o in un sistema di computer, a prescindere se vengono prelevati dati o se il tutto rimane invariato, il reato sta solamente nell’accesso a tale computer ed è perseguibile penalmente sia in Italia che nelle altre parti del mondo.

Esistono delle costanti, le quali vengono utilizzate in molti paesi europei, per regolare l’accesso abusivo ad un sistema informatico. Ad esempio la violazione delle misure di protezione che possono essere di tutti i tipi, dalle comuni password ad altri metodi quali il riconoscimento vocale, facciale o addirittura a impronta digitale, l’accesso abusivo sia da remoto che da locale, qualora il soggetto che compie il reato non abbia un’autorizzazione per accedere a tali settori di memoria protetti, oppure la minaccia di riservatezza di dati o programmi che il sistema informatico che verrà attaccato custodisce all’interno dei propri computer, che sia tramite archiviazione interna o archiviazione esterna.

L’hacking

Ormai è molto nota questa attività compiuta dai cosiddetti pirati del computer, ossia l’hacking. Spesso, chi compie il reato di accedere abusivamente ad un sistema informatico, è proprio un hacker, il quale, sfruttando dei metodi, tecniche ed operazioni, riescono ad accedere ad un sistema informatico, che sia hardware o software, e anche a modificarlo.

Tuttavia spesso si fa di tutta l’erba un fascio. Infatti si considera erroneamente l’attività di hacking o gli hacker in generale come una pratica illegale, ma non è del tutto vero. Infatti i sistemi informatici, grazie agli hacker, vengono sottoposti a dei costanti test al fine di valutarne e migliorarne la sicurezza e affidabilità, oppure altri hackers si occupano dell’incremento delle prestazioni di un determinato hardware, il cosiddetto overclocking, oppure delle limitazioni del funzionamento di un determinato software, rendendolo così open source.

I veri pirati del computer, si chiamano cracker e l’attività si chiama cracking, i quali possono davvero recare danni al computer e sono i casi più diffusi di accessi abusivi ad un sistema informatico.

Gli estremi del reato

Sebbene il soggetto possa ritenersi autorizzato a effettuare l’accesso a un sistema informatico e a permanervi, nel momento che compie azioni di natura diversa nella sostanza dalle ragioni per le quali si aveva l’abilitazione a entrare, allora l’accesso al sistema informatico è da considerarsi abusivo. Ugualmente abusivo è l’accesso al sistema se vengono violate le prescrizioni poste dal titolare del sistema stesso, come è chiaramente abusivo l’accesso da parte di un soggetto non autorizzato. In tutte queste situazioni tipo risulta infatti violato il titolo che legittimerebbe sia l’accesso sia la permanenza all’interno del sistema.

Il titolare ha sempre ragione!

Quindi, tirando le somme, bisogna ascoltare il titolare del sistema. Eh, già. Perché è dalle disposizioni da lui date che si definisce, alla fine delle fiere, quale accesso al sistema informatico sia abusivo e quale no. Per assurdo, se un agente dovesse compiere all’interno di un sistema delle operazioni di acquisizione dati che rientrino perfettamente nelle autorizzazioni ricevute dal titolare del sistema, seppure il medesimo agente volesse fare uso, in un secondo momento, dei dati acquisiti per fini illeciti, il reato di accesso abusivo all’interno del sistema informatico non si riscontrerebbe.

Ciò significa che diventano determinanti due fattori in primis:

  • 1)le disposizioni che regolano l’accesso al sistema, stabilendo le attività consentite
  • 2)il tempo di permanenza permesso all’interno del sistema

Le eventuali direttive su quello che diventerebbe, successivamente, l’uso dei dati ricavati, risultano quindi irrilevanti.

Il reato specifico di frode informatica

La frode informatica consiste nel penetrare all'interno di server con lo scopo di ottenere dei servizi gratuitamente (o per clonare account di utilizzatori del servizio in questione).

Il delitto è commesso dunque da chi alteri il funzionamento di un sistema informatico senza diritto con qualsiasi modalità su dati. È importante chiarire che le condotte fraudolenti possono essere di due tipi:

  • alterazione del funzionamento del sistema
  • la seconda coincide con l’intervento su dati, informazioni o programmi contenuti nel sistema

Non è definibile hacker chi si introduce in un sistema per danneggiarlo o per provocare il mal funzionamento con l'intenzione di trarne un ingiusto profitto.

Una delle prime frodi del genere è stata la sottrazione di fondi attuata con la cd. "tecnica del salame".

La frode nelle aste on-line elettroniche: come tutelarsi?

Le frodi nelle aste online di elettronica sono cresciute nel tempo in maniera considerevole (soprattutto negli ultimi dieci anni), grazie allo sviluppo dell’e-commerce (e dunque nelle aste on-line).

Gli esempi delle aste eBay

Prendendo come esempio eBay è evidente come sia preoccupazione del sito riuscire a fornire garanzie di sicurezza per le transazioni commerciali, tentando di sostenere sia il venditore che l’acquirente.

Qualche esempio:

  • vendita di falsi
  • invito a comprare "oggetti simili" a prezzi più convenienti
  • falsa comunicazione di eBay o PayPal

Quali garanzie per aste elettroniche on line?

Per contrastare il rischio di frode è consigliabile attenersi ad una serie di accorgimenti da usare durante un acquisto on-line: non diffidare di usare carte di credito in rete ma rivolgersi a negozi riconosciuti per qualità del servizio offerto. Si consiglia dunque di leggere sempre le clausole vessatorie e accertarsi delle modalità di sicurezza nelle transazioni. Sarebbe buona consuetudine infine accertarsi delle modalità di consegna e del diritto di recesso.

Parliamo della frode informatica o elettronica in generale.

Per dar luogo ad una frode elettronica, è necessario l’utilizzo del Point of Sale (POS) uno strumento elettronico che consente la trasmissione dati che collega i singoli esercenti con la società che emette il servizio, e implicano l’abuso della capacità di leggere, memorizzare e trasmettere i dati delle carte di credito, oltre che dei proprietari, contenute all’interno della banda magnetica.

Con un POS vengono effettuate due operazioni illegali: la prima è l’intercettazione dei dati attraverso degli apparati elettronici che riescono ad intercettare appunto i dati durante l’operazione di trasmissione degli stessi quando si va ad autorizzare l’acquisto del servizio. Lo scopo di queste intercettazioni è reperire dati delle carte che possono essere utilizzate per ricodificare le bande di carte rubate o falsate.

Nel corso della storia, la prima frode informatica compiuta è stata la sottrazione di fondi attuata con una particolare tecnica. Le vittime ideali solitamente sono le banche in quanto fanno movimenti di migliaia di conti al giorno. Questo tipo di frode avveniva sugli arrotondamenti che ogni giorno venivano operati su ogni movimento di fondi.





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