Per tutelare la privacy e gli interessi commerciali dei cittadini, è nato un nuovo servizio, il Registro Pubblico delle Opposizioni. Si tratta di un servizio rivolto ai cittadini il cui numero telefonico è presente nei vari elenchi telefonici pubblici, i quali non desiderano più ricevere telefonate indesiderate collegate a ricerche di mercato o per scopi commerciali.

Il Registro delle Opposizioni è anche uno strumento indispensabile a trasformare il mercato tra i vari operatori di marketing telefonico, rendendolo più dinamico, trasparente e competitivo.

Gestione registro: iscizioni per il cellulare

La realizzazione, lo sviluppo e la gestione del Registro delle opposizioni è stata affidata, dal Ministero dello Sviluppo Economico -Dipartimento per le Comunicazione, che lo ha istituito con DPR 178/2010, alla fondazione Ugo Bordoni. Tale operazione è stata regolata da un contratto di servizio atto a sottolineare come la fondazione abbia natura di ente terzo indipendente, con lo scopo di fornire un servizio di interesse pubblico.

Come funziona: vogliamo che il nostro numero non sia nell'elenco?

Ogni abbonato ha la possibilità di iscriversi al Registro delle opposizioni, e può farlo secondo varie modalità: attraverso un modulo elettronico, attraverso posta elettronico, attraverso una telefonata, una raccomandata o via fax.

Una volta iscritto al sistema, l'abbonato potrà effettuare tutta una serie di operazioni disponibili sul sito del Registro delle Opposizioni.

Iscrizione via telefono verde

1imposte

Per iscrivere la propria numerazione telefonica al Registro Pubblico delle Opposizioni, è necessario chiamare il numero verde 800.265.265 dalla numerazione telefonica che si vuole iscrivere e fornire al risponditore automatico i seguenti dati:

  • Nome e cognome
  • Data e luogo di nascita
  • Codice fiscale
  • Email (facoltativa)

Il flop

La novità, presentata in pompa magna per ridurre l’invasione dei servizi telefonici che infastidiscono i cittadini comuni, si sta rivelando in realtà un flop. Questo perchè, da quando è stato istituito il numero verde, gli iscritti sono appena 1.3 milioni, ovvero solo il 10% dei totali aventi diritto.

Questi numeri sono la cartina di tornaconto dello scarso successo dell’iniziativa, partita secondo buoni dati, tanto che in due anni si era festeggiato quota un milioni di iscritti, ma che dal 2012 in poi ha riscosso una brusca frenata. Negli ultimi due-tre anni, la quota infatti è aumentata di appena 300mila unità, crescendo quindi a ritmo di lumaca per un servizio che è continua a costare un’enormità, addirittura tre milioni l’anno. Dietro questo flop, sembra ci sia una errata strategia e i vincoli burocratici, che impongono agli operatori telefonici alti costi per richiedere la lista alla Fondazione Ugo Bordoni (ossia colei che gestisce direttamente il servizio).

La lista però è valida solo per quindici giorni, dopo di che è necessario richiedere un’altra volta alla Fondazione i dati. Ovvio che in questa situazione, il servizio non può decollare, inciampando sui cavilli di legge che non consentono di fermare il telemarketing selvaggio. I cittadini sono infatti preda di chiamate incessanti a tutte le ore e dalle più disparate aziende, dai call center che chiedono interviste telefoniche alle imprese che vogliono catturare il cliente attraverso offerte promozionali. Un lavoro che produce due conseguenze negative: il sentimento di fastidio dei cittadini che attaccano subito il telefono e nessun vantaggio agli operatori, che non riescono a trovare la clientela adatta per chiudere i contratti.

A proposito della Fondazione Ugo Bordoni, c’è chi ha pensato che il servizio fosse nato non tanto per tutelare la cittadinanza quanto per aiutare le società di telemarketing a selezionare l’utenza attraverso un pubblico di nicchia che non aveva chiesto di essere iscritto alla lista della Fondazione. Un pensiero che diventa ancora più reale guardando alla realtà dei fatti, che parla di un servizio che ha fallito la propria mission, lasciando gli utenti sempre più in balia del telemarketing selvaggio.

In Italia esistono diverse associazioni consumatori, con specifiche competenze, a cui è possibile rivolgersi per tutelare i proprio interessi.

Le associazioni dei consumatori sono organizzazioni che hanno a cuore la tutela degli interessi del consumatore: grazie al loro intervento, la disciplina normativa si è notevolmente ampliata per cercare d includere tutte le casistiche possibili e tutelare al meglio l’utente.

Le attività Adiconsum per chi è più riservato

Adiconsum è un’associazione di consumatori con oltre 122.000 associati costituita nel 1987 su iniziativa della CISL.

Adiconsum si avvale inoltre dell'opera di 35 operatori a tempo pieno, di 105 collaboratori part-time e di centinaia di volontari.

Settori di occupazione

A livello nazionale, è membro del CNCU - Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti, istituito presso il Ministero delle Attività produttive ai sensi della legge n. 281/98 sui diritti dei consumatori e degli utenti; Adiconsum è ancheè socio ordinario dell'IMQ - Istituto Italiano per il Marchio di Qualità, ed infine è membro del Forum del Terzo Settore.

Pubblicazioni

L'associazione pubblica i seguenti periodici al servizio del cittadino:

  • Test noi consumatori - settimanali e mensili d’inchiesta e approfondimento:
  • Adinews: settimanale di informazione e documentazione su consumi, servizi e ambiente;
  • Consumi & Diritti: mensile di informazione a cura del Centro Giuridico Adiconsum;
  • Adifinanza: mensile di informazione a cura del settore Credito e Risparmio Adiconsum;
  • Attorno al piatto: mensile di informazione a cura del settore Sicurezza degli alimenti e nutrizione;
  • Guida del consumatore:manuali pratici per i consumatori, a carattere monografico;
  • Occhio a...: depliant con consigli pratici di autodifesa del consumatore.

Progetti dell'associazione

Adiconsum è impegnata in numerosi progetti volti a migliorare la sensibilità dei consumatori verso certi temi oppure a salvaguardarne i diritti.
Assistenza Sanitaria Integrativa è ad esempio un progetto basato sul monitoraggio e sull'informazione alle famiglie sull'assistenza sanitaria e sull'importanza della prevenzione.
Lo scopo finale è quello di creare un dossier più attinente alla realtà possibile al quale si possano attenere progetti nazionali futuri.

Facile e Sicuro è il progetto creato di concerto con Unicredit che mira a sensibilizzare i clienti sulle potenzialità della banca multimediale. Si pone l'accento sulle possibilità che una banca on line può fornire sia in termini di guadagno di risorse – è più facile e veloce che recarsi allo sportello – sia di accessibilità per i diversamente abili.

Il Progetto Social Networking ha uno scopo molto futuristico, invece: quello di migliorare le interazioni on line fra Adiconsum e i consumatori per recepirne al meglio i bisogni. Attraverso le possibilità che può offrire il web, è possibile secondo questo studio operare in sinergia con tutti gli attori della comunicazione cercando di veicolare al meglio opinioni e feedback, per arrivare a soluzioni concrete. Fra questi interlocutori, si inseriscono anche le imprese che cercano una posizione meno “ostile” all'interno delle dinamiche fra consumatori.

Lavoro sicuro è invece indirizzato ai giovani che entrano nel mondo del lavoro. Il progetto mira a raccogliere tutte le informazioni relative al mondo del lavoro ma soprattutto alla creazione di un help desk che aiuti gli interessati a ricevere informazioni a riguardo.

Ma i progetti sono molti e diversi, ognuno indirizzato ad una fascia di consumatori ben definita. I risultati ottenuti poi sono sempre stati degni di nota e infatti Adiconsum gode di una certa autorevolezza all'interno del panorama italiano.
Ad esempio, mensilmente viene pubblicata la tabella dei prezzi relativi ai più diffusi prodotti alimentari. Per questo e per altri temi, il portale costituisce il punto di riferimento per chi vuole avere coscienza delle proprie uscite economiche e valutare se queste sono in linea con la guida dell'ente.

Riforma Monti e la tutela dei consumatori

Nel 2012, il premier Mario Monti emette una riforma a tutela dei consumatori che ha apportato alcune importanti modifiche al riguardo.

Liberalizzazioni e tutela consumatori

Le liberalizzazioni delle professioni unite ad una maggiore attenzione al consumatore sono rivolte ad incrementare il budget di cassa, quindi ad abbassare il debito pubblico, e al tempo stesso a riordinare il caos. Misure che, si spera, permetteranno un timido rialzo del PIL italiano. Alla Tutela consumatori, nella Riforma Monti è dedicato un intero capo, il secondo, composto da quattro articoli (da 5 a 8) che si occupano di creare ex novo o di integrare la tutela del consumatore passando per la tutela amministrativa contro clausole vessatorie, l’azione di classe (cosiddetta class-action), la tutela delle microimprese (anche a carattere individuale) e le carte di servizio.

Secondo l'ex Premier Monti, l’inadeguatezza delle infrastrutture, la concorrenza insufficiente e le complicazioni delle procedure amministrative sono state all’origine della lentezza dell’economia italiana e dei disagi crescenti ai consumatori. Nella visione del premier e della squadra di governo, il pacchetto di riforme servirà ad eliminare o quantomeno ridurre le difficoltà per i giovani imprenditori, non solo tramite agevolazioni ma anche attraverso forti limitazioni dei poteri pubblici. Si mira a cancellare progressivamente le cosiddette “tasse occulte” che gravano sulle spalle dei consumatori italiani e cioè quei prezzi e quelle tariffe imposte dalle categorie privilegiate. Tutto il pacchetto, secondo Monti, condurrà presto ad una riduzione del costo della vita. La misura che in questo momento potrebbe toccare più consumatori è proprio quella applicata ai carburanti: ci sarà un incremento dei distributori self-service e di quelli indipendenti e gli stessi potranno vendere anche altri beni di consumo, come tabacchi, giornali, ricariche telefoniche.

Per quanto concerne le clausole vessatorie si affida all’Antitrust il potere di mettere al bando quelle a danno deiconsumatori e al tempo stesso di fungere da consigliere per le imprese al fine di evitare l’inserimento di clausole illegittime o che potrebbero risultare tali, nei propri contratti.

Novità sulla class action consumatori

Sempre nel campo della tutela dei consumatori, la riforma Monti pone l’accento sull’utilizzo delle class action come strumento di riequilibrio tra consumatori ed imprese nelle cause che riguardano gruppi di consumatori (l’ultima risale a settembre tra Altroconsumo ed Intesa San Paolo). Il campo di applicazione delle azioni di classe risarcitorie viene ampliato dalla riforma ammesso che il gruppo promotore si trovi in situazione omogenea nei confronti dell’azienda contestata e vengono dimezzati i tempi per le procedure in Corte d’Appello.

Per quanto riguarda le carte di servizio, il pacchetto Monti prevede innanzitutto l’abbassamento della soglia per l’utilizzo del contante dai 2500 ai 1000 euro; le operazioni di pagamento della pubblica amministrazione potranno essere effettuate soltanto mediante accreditamento su cc bancari o postali. Tutti i mezzi di pagamento cartacei superiori ai 500 euro saranno aboliti. Cosa di maggiore interesse è la fine del segreto bancario: le banche dovranno periodicamente comunicare all’anagrafe tributaria tutti i movimenti dei loro clienti ai fini dei controlli fiscali di routine ed anche l’importo delle operazioni finanziarie. Premi invece per tutte quelle categorie ed individui, persone fisiche, società di persone, professionisti che rispettino i requisiti di trasparenza ed emersione.


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