Il tema dell’accoglienza dei migranti in Italia è sempre molto delicato e la dimensione del fenomeno è tale da essere diventata una voce di spesa all’interno della Legge di Bilancio. Per l’anno 2019, il Governo prevede un taglio – pari a circa 5 miliardi – alle risorse da destinare all’accoglienza. Le cifre si basano su stime e valutazioni rispetto a quanto definito nel DEF (documento di Economia e Finanza) 2018 dai precedenti Governi.

I numeri dell’accoglienza di migranti in Italia

Il Documento di Economia e Finanza (DEF) è lo strumento con cui il Governo definisce le linee guida di finanza pubblica per l’anno in corso e il triennio successivo. La prima sezione del DEF 2018 – che non conteneva la parte programmatica sulle riforme – intitolata “Programma di Stabilità dell’Italia”, includeva anche le previsioni sui costi da sostenere per l’immigrazione e l’accoglienza, in base alle stime sui flussi migratori presentate dal Ministero degli Interni e dati ISTAT.

Stando ai dati, il secondo semestre 2017 ha registrato un calo degli arrivi del 67,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. Il calo è stato determinato dalle specifiche politiche e misure introdotte dal precedente Governo anche in materia di sicurezza, come per esempio l’identificazione dei migranti negli hotspot – i punti di ingresso dei migranti – gli accordi con i Paesi di provenienza dei migranti (in particolar modo, la Libia) e l’introduzione di un codice di condotta per le ONG, le Organizzazione Non Governative che si occupano del recupero in mare e del soccorso dei migranti.

Nonostante il calo degli arrivi, la presenza dei migranti nei centri di accoglienza risulta tuttavia alto: a fine 2017, i migranti ospitati nei centri di accoglienza erano circa 183.000, mentre a fine 2016 risultavano 176.000. Nel primo trimestre 2018, invece, il dato si attesta sulle 174.000 presenze nei centri di accoglienza e distribuiti nel modo seguente:

  • 000 migranti in strutture temporanee;
  • 000 nei centri di prima accoglienza;
  • Oltre 25.000 nei cosiddetti SPRAR (Centri del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati);
  • Circa 500 negli hotspot.

Come funziona la previsione di spesa per l’accoglienza

Il DEF definisce la previsione di spesa per l’accoglienza dei migranti in base ai dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Ragioneria di Stato che a loro volta effettuano le stime prendendo in considerazione due situazioni:

  • La prima situazione ipotizza che il numero degli ingressi rimanga stabile rispetto agli ultimi mesi presi in considerazione; pertanto per il 2018 si è prevista una spesa per l’accoglienza dei migranti pari a 4.648 miliardi di euro.
  • La seconda situazione considera la flessibilità del fenomeno migratorio e le emergenze. In questo caso la spesa sale a 5.047 miliardi di euro.

Dal 2011 al 2017 si è registrato un costante aumento del fenomeno migratorio e nel 2017 furono spesi esattamente 4.363 miliardi di euro, in linea con quanto poi stimato e incluso nel DEF 2018.

La cifra viene considerata in base alle seguenti specifiche:

  • La presa in carico di circa 500 minori non accompagnati con una spesa media di 45 € al giorno;
  • 000 persone nelle strutture di accoglienza governative e temporanee al costo medio di 32,5 € al giorno;
  • Circa 1750 richiedenti asilo e rifugiati al costo medio giornaliero di 35 €.

Nel 2018, la spesa prevista ma non effettiva destinata all’accoglienza è stata pari a circa 4.700 miliardi di euro che è la cifra che il Governo in carica ha deciso di tagliare (circa 5000 miliardi).

Come sono realmente utilizzati i soldi stanziati per l’accoglienza?

I circa 5000 miliardi di euro stanziati per l’accoglienza dei migranti sono suddivisi nel modo seguente:

  • 68,4% (circa 3,4 miliardi €) per l’accoglienza vera e propria;
  • 18,9% è destinato alle operazioni di soccorso in mare;
  • 12,7% per l’istruzione e la sanità.

La determinazione delle singole voci di spesa per l’accoglienza è però difficile, perché spesso si effettuano dei ritocchi di spesa sia per la complessità di gestione che comporta anche una carenza di dati ufficiali. La Corte dei Conti e la Banca d’Italia, nel 2017, hanno cercato di presentare un rapporto più dettagliato e puntuale del fenomeno, evidenziando come il costo medio per l’accoglienza di un singolo migrante oscilla tra i 30 e 35 € al giorno ai quali si aggiungono i costi per la gestione delle domande di asilo (circa 204 €) e i costi del patrocinio gratuito in caso di ricorsi per i provvedimenti di diniego.

Quanto contribuisce l’Europa allo stanziamento di fondi per l’accoglienza

Il DEF 2018 evidenzia che per il 2018 il contributo europeo per la gestione della crisi migratoria in Italia è stato pari a 80 milioni di € (nel 2017 sono stati 91 milioni). Si tratta di cifre limitate rispetto allo stanziamento dei circa 5.000 miliardi. Tuttavia, bisogna considerare che le stime di spesa per l’accoglienza devolute dall’UE per L’Italia sono specificamente contenute nella sezione del DEF “Spese per la clausola di eventi eccezionali”. L’Italia, quindi, è riuscita ad ottenere dall’UE uno scorporo delle spese per l’accoglienza che altrimenti sarebbero dovute convogliare nel Bilancio complessivo, superando di gran lunga i vincoli di bilancio previsti dal Trattato di Stabilità europeo. Quindi, le spese straordinarie – come lo stato di emergenza in seguito al terremoto in Italia Centrale e l’accoglienza dei migranti – non sono conteggiate nella definizione del debito e del disavanzo pubblico che altrimenti avrebbero comportato una violazione dei trattati europei. In sostanza, sebbene l’Europa non concorra con un sostanziale trasferimento delle risorse economiche, gli accordi stabiliti hanno reso possibile impiegare del denaro in determinati ambiti senza doverli conteggiare nel Bilancio totale con il rischio di incorrere in sanzioni o critiche sulla politica di bilancio.

I tagli sulla spesa per l’accoglienza migranti previsti nel 2019

Il Governo in carica – all’interno del proprio Contratto di Governo – ha stabilito come obiettivo il taglio di quei circa 5.000 miliardi di spesa che sono stati finora destinati per la gestione degli ingressi di migranti in Italia. A pagina 28 dello stesso “Contratto” si pone l’obiettivo, piuttosto, di aumentare il numero di rimpatri dei migranti irregolari. I soldi tolti all’accoglienza andrebbero re-direzionati a gestire i rimpatri dei migranti. Si tratta di un impegno, comunque, di difficile realizzazione considerando che alla base occorre stringere accordi di riammissione con i Paesi di provenienza, senza i quali un migrante non potrebbe essere rimpatriato. I costi di rimpatrio non sono bassi: una pratica di rimpatrio ha un costo medio di 5800 €. Si stima che gli immigrati irregolari sono circa 500.000 e un eventuale “rimpatrio di massa” costerebbe circa 3.000 miliardi di euro.

Se da una parte il Governo stima, così, un risparmio di circa 1300 miliardi di euro sulla voce “immigrazione”, non è scontata la realizzazione di una nuova politica dell’accoglienza o, meglio, del rimpatrio.





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