Nei prossimi anni, a seguito del decreto Rochi, la TARSU lascerà il posto alla TIA, o tariffa di Igiene ambientale, il cui scopo è quello di riuscire a far spendere al contribuente la somma reale, relativa all'effettivo utilizzo del servizio in questione.

La tassa sui rifiuti

La tariffa igiene ambientale è divisa in due parti: la prima trattasi di una quota fissa per coprire i costi di esercizio, uno per tutti la pulizia delle strade. L'altra quota, variabile, dipende direttamente dalla produzione dei rifiuti dell'utente.

E' chiaro che calcolare nella TIA la quota variabile è una operazione complessa, in quanto prima va calcolato il costo dello smaltimento delle varie tipologie di rifiuti, e poi lo si suddividerà in base alla produzione rifiuti pro capite.

Il calcolo dei costi

Il metodo ideale per calcolare la tariffa igiene ambientale è attraverso la tariffa puntuale. Essa consiste nel pesare i rifiuti indifferenziati prodotti dall'utente singolo, e dunque è anche un metodo oneroso e applicabile solo in piccoli comuni.

Il secondo metodo, che semplifica il precedente, è la tariffa volumetrica, che si ottiene non attraverso il calcolo del peso dei rifiuti, ma considerando esclusivamente il volume del numero di sacchi ritirati.

Il metodo più semplice e diffuso resta comunque quello presuntivo.

Cosa prevede la legge

Vediamo in dettaglio il decreto Ronchi che ha stabilito il passaggio verso la Tariffa igiene ambientale.

  • La tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale.
  • La tariffa è composta [...] in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. [...]
  • La tariffa di riferimento è articolata per fasce di utenza e territoriali.
  • La tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio.

Sostituzione della TIA

La TIA a sua volta è stata sostituita dalla TARI; La tassa sui rifiuti (TARI) è la tassa relativa alla gestione dei rifiuti in Italia; è stata introdotta il 27 dicembre 2013 con la legge di stabilità per il 2014 in sostituzione delle precedenti Tariffa di igiene ambientale (TIA) e Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) e Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES). Tale tributo è una componente dell'imposta unica comunale (IUC) insieme all'imposta municipale propria (IMU) e al tributo per i servizi indivisibili (TASI).

Presupposto

Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

Responsabilizzazione

Ma le vere qualità della tariffa si realizzano coll'applicazione dei sistemi puntuali. In questo modo si raggiunge la perfetta equità contributiva: infatti ciascun utente paga esattamente per quel che produce, cioè per quanto usufruisce del servizio.

Di conseguenza, è responsabilizzato: sa che sta solo a lui impegnarsi per ridurre la quantità dei rifiuti (specie indifferenziati) prodotti e quindi diminuire la spesa: al contrario la tassa è per definizione un'imposizione dall'alto, determinata in modi poco chiari dall'amministrazione comunale; e può sembrare un'autorizzazione a inquinare, a produrre quanti rifiuti si vuole senza differenziarli, perché «del resto pago le tasse».

La riduzione dei rifiuti e l'incremento della raccolta differenziata sono l'obiettivo della tariffa: raggiungerlo significa non solo conseguire un importantissimo risultato ambientale ed ecologico, ma anche realizzare dei notevoli risparmi, perché lo smaltimento indifferenziato costa molto più del riciclaggio, e la riduzione dei rifiuti non costa nulla ma permette un risparmio secco sullo smaltimento.

Rimborso dell'IVA sui rifiuti: ecco come funziona

In base alla Sentenza n.° 238/2009 della Corte Costituzionale, sembrava possibile chiedere il rimborso IVA sulla tassa dei rifiuti, in quanto, secondo chi contestava l'applicazione IVA, TARSU e TIA sono da considerarsi propriamente tributi, e dunque ambedue sono prelievi estranei all'ambito di applicazione dell'IVA.

Ma a nulla sono valse le proteste da parte di associazioni e consumatori, in quanto il Dipartimento delle Finanze del MEF ha stabilito, con circolare dell'11 novembre, che l'IVA va applicata anche alla TIA

Tutto è partito durante l'estate, in seguito ad un O.D.G. presentato alla Camera dall’ Onorevole Murgia, secondo cui l’emendamento che rendeva possibile applicare l’iva alla TIA 2 (quella non ancora in vigore) era estendibile anche alla TIA 1

In dettaglio

In pratica, tale ordine del giorno che è andato a vanificare la possibilità di rimborso IVA rifiuti, afferma che la cosiddetta TIA 2, non avendo natura tributaria, è applicabile l'IVA, e poichè anche la TIA 1 è una tariffa e non un tributo come pensavano gli oppositori, l'applicazione dell'IVA è legittima.

Il Dipartimento delle finanze, infatti, dichiara che: “Si esprime, quindi, il parere che la TIA1 debba continuare ad essere assoggettata all’IVA”.

Sarà dura questa battaglia sul rimborso IVA rifiuti, anche perchè quest'ultima circolare darebbe una spinta decisiva alla decisione finale su tale bagarre, a favore dell'applicazione dell'IVA sui rifiuti.

Mille sigle per un servizio inefficiente

Come spesso succede in Italia, si cambia il nome alle tasse ma la sostanza non cambia. Dall’IMU alla TASI per finire alla TARI (appunto la tassa sui rifiuti, che ne 2014 si chiamava TARSU, acronimo di Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani per poi diventare TARES, ossia Tributo comunale sui Rifiuti e sui Servizi ), gli italiani sono andati in confusione con tutte queste imposte da pagare ma che in realtà non assicuravano nessun servizio efficiente. Basti pensare a Roma, dove dopo la chiusura della discarica abusiva (da 40 anni!) di Malagrotta, ancora non si è arrivati a un sistema dei rifiuti che possa garantire la pulizia delle strade.

Tutto ciò per incuria degli amministratori locali e per la corruzione dilagante, sia nell’azienda municipalizzata AMA che in Comune, dove si sono infiltrate organizzazioni criminali che hanno gestito il ciclo dei rifiuti. A questo si aggiunge il peso della mondezza spedita all’estero che ha un costo triplo per le tasche dei cittadini. La domanda infatti è: se in altri Paesi si riescono a gestire i rifiuti facendoli diventare una fonte di energia, perchè in Italia non ci si riesce? A questa domanda, si può rispondere prendendo spunto dalla mancanza di progettualità di ogni amministrazione locale con anche alcuni comitati di quartiere che dicono “no” a qualsiasi progetto che interessi il proprio territorio. Una difesa dell’orticello che porta danni alla collettività intera.

Ma non esiste solo Roma, visto che la cattiva gestione dei rifiuti chiama in causa molte altre città come ad esempio Napoli, dove la camorra ha interrato nella famosa Terra dei Fuochi tantissimi barili di rifiuti tossici a danno delle persone e della coltivazione. Una tragedia colossale che fa capire però che business ci sia dietro a questo scandaloso traffico. Nel futuro si prevede una sorta di local tax che possa inglobare il pagamento di tutte le imposte in un’unica soluzione, un modo per facilitare la vita ai cittadini, che ogni volta devono aggiornarsi sulle nuove norme, così come accaduto con la TARI, entrata a regime nel 2014. Il tutto provocando caos nella testa dei cittadini, soprattutto anziani, che giustamente sono andati in tilt non sapendo più come pagare queste imposte, che dettaglio non da poco, sono continuate a salire negli ultimi anni.





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