Nell'ambito giuridico delle imprese italiane, viene definita come società semplice quella più elementare. Non può essere utilizzata per esercitare una attività commerciale, e a partire dal 2001 va comunque iscritta presso la sezione speciale del registro delle imprese per le seguenti ragioni: come funzione dichiarativa, per finalità di pubblicità legale.

Per formare una ditta semplice, viene stipulato un contratto sociale, definito anche atto costitutivo, il quale non è soggetto a forme speciali di natura giuridica, eccezion fatta per quella serie di richieste generate dalla natura dei beni conferiti.

Amministrazione di una società semplice

L'amministrazione può essere di diverso tipo:

  • E' detta disgiuntiva quando l'amministrazione spetta ai singoli soci separatamente, e ogni socio può fare opposizione agli atti che un socio intende compiere: ogni scelta è appoggiata solo se si raggiunge la maggioranza.
  • E' detta congiuntiva se gli atti di gestione dell'amministrazione della società semplice sono compiuti all'unanimità o dalla maggioranza. Singolarmente, ogni socio può compiere solo atti ritenuti urgenti.
  • E' detta mista in caso siano previsti comportamenti provenienti da entrambi i tipi di amministrazione precedentemente descritti.

Amministratore

Un solo socio può essere incaricato del potere di amministrare la ditta, e viene definito amministratore unico. Ogni amministratore ha in mano il potere di realizzare tutta quella serie di decisioni nell'ambito della scelta degli atti di gestione, andando ad agire su una serie di atti giuridici volti a produrre gli effetti direttamente sulla società.

Ergo, l'amministratore va a ricoprire il ruolo di rappresentante della stessa in merito all'attività negoziale (contratti, assunzione di debiti e crediti) e alla costituzione in giudizio processuale.

Diritti e doveri dell'amministratore

Questi sono i diritti dell'amministratore:

  • realizzare gli atti
  • percepire il compenso stabilito dai soci.

Di seguito, invece, i doveri:

  • tutelare gli interessi della ditta;
  • evitare situazioni di conflitto di interessi;
  • informare la società degli affari più importanti;
  • presentare il rendiconto dell’amministrazione;
  • consentire ai soci di controllare il loro operato;
  • osservare le altre prescrizioni poste a loro carico dalla legge o dall’atto costitutivo.

Giurisdizione

Dal punto di vista giuridico, la disciplina della società semplice è disposta dagli articoli 2251 – 2290 del Codice Civile. Si tratta dello stesso trattamento rivolto alle altre di tipo personale, a parte quanto specificato negli articoli 2293 e 2315, che contengono norme precise sulle società personali.

Per quanto previsto dall'art 2249 del codice civile, secondo comma, risulta essere il regime residuale per l'attività societaria non commerciale, a cui deve farsi riferimento nell'evenienza in cui i contraenti dell'impresa non abbiano deciso di aderire ad un diverso tipo sociale.

Soggettività tributaria attiva

Nell'ambito del diritto tributario, si parla di soggettività tributaria quando dei soggetti risultano essere coinvolti in vicende di tipo tributario.

Per essere più precisi, dobbiamo distinguere fra due tipi di soggettività tributaria, attiva e passiva, legate fra loro da un rapporto d'imposta.

Vediamo ora nel dettaglio la soggettività tributaria del primo tipo, ovvero la soggettività tributaria attiva.

Secondo la giurisprudenza tributaria, si suole parlare di soggettività attiva quando essa fa riferimento ad un ente detto impositore, o comunque a dei soggetti ausiliari ad esso. Tale tipo di soggettività tributaria è praticamente quella che ha come sostanza la funzione tributaria.

Per questo motivo, tale funzione tributaria viene considerata come quella funzione pubblica che serve ad esercitare la potestà impositiva necessaria all'amministrazione; fra queste funzioni vi è anche quella di essere in grado di riscuotere tributi o di accertarne l'esistenza, sempre in seguito ad un procedimento impositivo determinato dal garante.

Vediamo ora come nasce la soggettività tributaria attiva: tale tipo di soggettività tributaria infatti ha ragione di esistere in seguito a due condizioni che ora esaminiamo nel dettaglio.

Un primo motivo di esistenza della soggettività tributaria attiva si ha nel verificarsi del cosiddetto presupposto, ovvero quando nascono degli obblighi su cui non vi è pieno potere di controllo da parte del soggetto attivo.

Un altro modo in cui può sorgere la soggettività tributaria attiva è quando nascono presso il contribuente vari diritti di credito che hanno come significato quello di essere parte del potere di riscossione.

In questo modo, anche se il contribuente è considerato soggetto passivo nel rapporto tributario, può accadere che esso divenga titolare di situazioni attive, attraverso vari meccanismi di detrazione, compensazione e rimborso (come accade per IVA e IRPEG).

I soggetti del rapporto tributario

Nel rapporto tributario si distinguono due soggetti:

  • il soggetto attivo: è colui che ha un credito nei confronti dell’Amministrazione finanziaria;
  • quello passivo: è il debitore che deve pagare l’obbligazione pecunaria e rispettare gli obblighi formali di legge.

Nel primo caso, il creditore è lo Stato che opera tramite l’Amministrazione finanziaria, il cui organismo centrale è il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha potere in materia di politica economica, finanziaria, bilancio e fisco.
L’Amministrazione finanziaria si articoli in vari uffici suddivisi in base alle funzioni che svolgono: uffici con funzione decisoria, uffici con funzione di collaborazione, uffici con funzione tecnica. Il Ministero svolge la sua funzione di vigilanza, indicazione, controllo e coordinamento dei vari uffici.

Uffici con funzione decisoria

Fanno parte di questo gruppo i seguenti uffici, che un tempo facevano parte di un unico ufficio tributario:

  • Agenzia delle Entrate: gestisce i tributi diretti, le entrate erariali e l’IVA;
  • Agenzia delle Dogane: gestisce i tributi relativi agli scambi internazionali e le accise sulla produzione e sui consumi (tranne i tabacchi);
  • Agenzia del Territorio: si occupa di questioni riguardanti il Catasto e i registri immobiliari, gestendo l’anagrafe immobiliare;
  • Agenzia del Demanio: gestisce i beni immobili dello Stato e quelli confiscati.

Uffici con funzione di collaborazione

L’ufficio che possiede questa funzione è un corpo militare con funzioni di controllo fiscale, la Guardia di Finanza. I compiti principali sono di controllo doganale e di contrasto all’evasione fiscale tramite controlli e verifiche.
La riscossione dei tributi avviene tramite Equitalia che collabora con l’Agenzia delle Entrate, l’Inps e la Guardia di Finanza.
Altri uffici con funzione di collaborazione sono i CAF (centri di assistenza fiscale) che svolgono funzioni di assistenza ai cittadini e alle imprese.

Uffici con funzione di carattere tecnico

Appartengono a questo gruppo l’Ufficio Tecnico Erariale e gli uffici locali delle Agenzie del Territorio.

Soggettività tributaria passiva

Nell'ambito del diritto tributario, si parla di soggettività tributaria quando dei soggetti risultano essere coinvolti in vicende di tipo tributario.

Per essere più precisi, dobbiamo distinguere fra due tipi di soggettività tributaria, attiva e passiva, legate fra loro da un rapporto d'imposta.

Il rapporto che intercorre tra queste due situazioni soggettive, il rapporto d'imposta, secondo le opinioni dottrinali e prevalenti non coincide con il concetto civilistico di rapporto obbligatorio.

Nel primo caso, solitamente, la soggettività attiva fa capo all'ente impositore (o a soggetti ausiliari di esso) e si sostanzia nella funzione tributaria, che è funzione pubblica di esercizio della potestà impositiva amministrativa, comprendente il potere di accertare e riscuotere i tributi secondo una data sequenza di atti costituenti il procedimento impositivo.

La soggettività tributaria attiva può nascere:

  • al verificarsi del presupposto (v. Imposta), cioè quando sorgono gli obblighi prodromici su cui il soggetto attivo ha poteri di controllo;
  • al verificarsi delle singole fattispecie di riscossione, cioè quando nascono i vari diritti di credito, intesi come frazioni del potere di riscossione.

Anche il contribuente, che di regola è il soggetto passivo del rapporto tributario, può essere titolare di situazioni attive: si pensi al credito d'imposta previsto da varie normative quali quella relativa all'IVA e all'IRES. Le norme vigenti operano con diversi meccanismi (detrazione, rimborso, compensazione).

Vediamo ora nel dettaglio la soggettività tributaria del secondo tipo, ovvero la soggettività tributaria passiva.

Secondo la legge italiana, è possibile individuare come soggetti passivi quei soggetti che sono privi di un nesso diretto con il cosiddetto presupposto di imposta; dichiarato quanto detto, la legge può dunque imporre fra il contribuente ed un altro soggetto coinvolto un particolare vincolo detto di solidarietà passiva.

A partire da queste informazioni, lo Stato può coinvolgere nella vicenda tributaria anche degli elementi estranei alla messa in pratica del presupposto.

Di seguito riportiamo una serie di entità che possono essere sottoposte a soggettività tributaria passiva.

Innanzitutto, le persone fisiche e giuridiche. Ma anche organizzazioni di persone o altri enti che non hanno capacità giuridica possono avere soggettività tributaria passiva, sempre che siano in possesso di soggettività tributaria secondo dei requisiti di legge.

La legge può:

  • indicare (come soggetti passivi) soggetti che non hanno un nesso diretto con il presupposto d'imposta,
  • imporre un vincolo di solidarietà passiva tra il contribuente ed un soggetto terzo,
  • coinvolgere nella vicenda tributaria soggetti del tutto estranei alla realizzazione del presupposto.

La dottrina ha individuato la categoria del soggetto passivo del solo accertamento, facendovi rientrare quei soggetti che sono tenuti solo alla dichiarazione d'imposta e soggiacciono all'accertamento, ma non sono tenuti al pagamento.

È il caso delle società di persone, in cui i veri soggetti passivi sono i soci (che realizzano il presupposto, percependo una quota del reddito), accanto ai quali si pone la società stessa che è tenuta a presentare la dichiarazione (adempimento a rilevanza tributaria).

In capo alla società, solo l'accertamento si svolge in maniera unitaria, tant'è che essa è obbligata a tenere le scritture contabili e ad assumere la veste di sostituto d'imposta in ordine alle somme erogate ai soci.

Gli obblighi imposti ai terzi non fanno venir meno la responsabilità del vero soggetto passivo del tributo.

La soggettività tributaria passiva prevede le seguenti caratteristiche: l'essere soggetti a poteri di controllo e dunque obbligati all'adempimento dei pagamenti. L'obbligo da parte dei soggetti di assolvere ai cosiddetti obblighi prodromici, quali ad esempio il tenere libri contabili.

Un altro obbligo è quello di adempiere per poter esercitare facoltà o determinati potere, come pagare l'imposta di bollo.

Tutta questa serie di imposizioni legate alla soggettività tributaria passiva consentono al contribuente di realizzare l'interesse pubblico del creditore.

 





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