Intimamente connesso al concetto e soprattutto al reato di fallimento, abbiamo il reato di bancarotta. Tale termine deriva dalla consuetudine, in epoca medievale, di rompere il tavolo di legno del banchiere insolvente. La bancarotta può essere di due tipologie: semplice, in quanto causata da imprudenza, oppure fraudolenta, ovvero causata per frode e violazione di leggi.

Vediamo ora il caso di bancarotta fraudolenta.

La bancarotta fraudolenta è un reato previsto dall'art 216 RD 267/1942, di cui è chiamato a rispondere l'imprenditore fallito.
Per subire la condanna di bancarotta fraudolenta, l'imprenditore deve avere, prima o durante il fallimento, occultato, distrutto, dissipato i suoi beni, nella totalità o anche parzialmente, con l'obiettivo di danneggiare i creditori.

Un altro caso di bancarotta fraudolenta, prima del fallimento, prevede che l'imprenditore abbia sottratto, falsificato o distrutto i libri e le scritture contabili, così da arrecare danno ai creditori o ingiusto profitto, oppure li abbia trattati in maniera da rendere incomprensibile la ricostruzione certa dei vari movimenti di affari.

Un ultimo caso si ha quando prima o durante il fallimento, l'imprenditore abbia eseguito o simulato dei titoli di prelazione per avvantaggiare determinati creditori rispetto ad altri.

Pena

Per i primi due casi di bancarotta fraudolenta, si ha una pena dai 3 ai 10 anni di reclusione. Per il terzo caso si ha una condanna da 1 a 5 anni. Inoltre, si subisce l'inibizione per 10 anni all'esercizio di impresa commerciale e di uffici direttivi presso ogni tipo di impresa.

E’importante sapere che la legge prevede che gli eventuali creditori possono chiedere la restituzione dei propri debiti attraverso la procedura fallimentare, che riguarda la situazione patrimoniale del debitore fallito. Inoltre la Corte di cassazione ha enunciato che si verifica un reato di bancarotta fraudolenta documentale, anche senza il dolo specifico, vale a dire anche in assenza dell’intenzione da parte dell’imprenditore di sottarre documenti o comunque tenere comportamenti che rendano la ricostruzione del patrimonio sociale impossibile. La cassazione stabilisce che nel momento in cui un agente tiene un comportamento scorretto, è perfettamente consapevole delle eventuali conseguenze che potranno esserci in seguito, quindi è chiaro che se la contabilità è tenuta in modo irregolare, sarà difficile o impossibile poi ricostruirla. Si compie invece il reato di bancarotta documentale semplice, quando un agente compila la contabilità senza attenersi alla regole previste dalla legge in materia e senza la consapevolezza di rendere così impossibile una eventuale ricostruzione del patrimonio sociale.

I rischi

La bancarotta fraudolenta è punita con la reclusione da tre a dieci anni dell’imprenditore se dichiarato fallito, che ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto, dissipato in tutto o in parte i suoi beni, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti.

La bancarotta semplice

Intimamente collegato al concetto e soprattutto al reato di fallimento, abbiamo il reato di bancarotta. Tale termine deriva dalla consuetudine, in epoca medievale, di rompere il tavolo di legno del banchiere insolvente. Può essere di due tipologie: semplice, in quanto causata da imprudenza, oppure fraudolenta, ovvero causata per frode e violazione di leggi.

Pena

La pena per il reato di bancarotta semplice va da sei mesi a due anni di reclusione, ed è prevista la stessa pena nel caso che l'imprenditore fallito negli anni precedenti il fallimento oppure dall'inizio della vita dell'impresa, non abbia tenuto in maniera regolare i libri contabili. Oltre alla reclusione, chi compie il reato di bancarotta semplice è inibito all'esercizio dell'impresa fino a un massimo di due anni.

Il reato di bancarotta semplice può essere attribuito ad un imprenditore in diverse situazioni, che sono illustrate nell’elenco che segue.

  • La bancarotta semplice avviene quando un imprenditore ha sostenuto delle spese per il soddisfacimento di esigenze personali o familiari.
  • Ha utilizzato una consistente parte del suo patrimonio per la realizzazione di operazioni non sicure.
  • Ha tenuto atteggiamenti imprudenti per cercare di ritardare la dichiarazione di fallimento della propria attività.
  • Ha tenuto la contabilità non rispettando le norme che la regolano.

La distinzione tra la bancarotta fraudolenta e quella semplice sta principalmente nel fatto che la prima viene compiuta con volontà e consapevolezza. In questo caso l’imprenditore è ha conoscenza che una condotta aziendale errata provocherà con certezza una diminuizione del capitale sociale dell’attività e quindi una possibile situazione debitoria nei confronti di diversi creditori. Nel secondo caso invece l’imprenditore agisce spinto dall’imprudenza e magari dalla poca professionalità o esperienza. E’importante sapere che l’imprenditore può essere accusato di omessa dichiarazione dei beni da comprendere nell’inventario fallimentare se omette dall’inventario qualche suo bene mobile o immobile.

Differenza tra bancarotta semplice e fraudolenta

Fondamentalmente le differenze tra questi due tipi di bancarotta sono le motivazioni che spingono una società, a causa delle scelte poco sagge dell’imprenditore, a “dichiarare” bancarotta.

Nella prima, l’imprenditore risponde di questo reato se:

  • abbia effettuato spese di carattere personale o familiare che siano eccessive o sproporzionate in ragione della sua condizione economica;
  • abbia impiegato larga parte del proprio patrimonio in operazioni puramente aleatorie;
  • abbia compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;
  • abbia aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione di fallimento o con altra forma di colpa grave;
  • non abbia soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare.

Nel secondo caso, invece, l’imprenditore risponde di questo reato se abbia dolosamente:

  • prima o durante il fallimento: distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato, in tutto o in parte, i suoi beni, ovvero, al fine di arrecare danno ai creditori, abbia esposto o riconosciuto delle passività inesistenti;
  • prima del fallimento: sottratto, distrutto o falsificato in tutto o in parte, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o al fine di procurare danno ai creditori, i libri e le altre scritture contabili o li abbia tenuti in modo tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio o del reale movimento degli affari;
  • prima o durante la procedura fallimentare: eseguito pagamenti o simulato titoli di prelazione, al fine di favorire alcuni creditori a danno di altri.

Esistono altri tipi di bancarotta: bancarotta documentale, impropria, post fallimentare e preferenziale. Ognuna di esse ha delle caratteristiche diverse e conseguenti pene diverse.

Ma scendiamo più nei dettagli per capire meglio cosa intendiamo quando parliamo di frode

Molto spesso al telegiornale o nei siti di news sentiamo parlare di frode . E' un reato ormai tristemente diffuso che peggiora la situazione finanziari: la frode indebolisce infatti la posizione dello Stato che ha sempre meno mezzi per agire in sostegno dei cittadini. Il reato più comune con il quale ci scontriamo ogni giorno noi cittadini è la mancata esecuzione dello scontrino quando andiamo al panificio o in un bar. Quella è reato fiscale. La più comune, la più dannosa.

Da questo esempio più banale andiamo a casi molto più gravi come ad esempio una dichiarazioni dei redditi volutamente errata o la mancata dichiarazione dei redditi. Più grande è la vostra azienda, maggiori saranno i danni nel caso in cui si decida di sottrarsi al gettito fiscale.

L'evasione fiscale in Italia ha raggiunto dei livelli veramente alti, tuttavia negli ultimi anni le misure in grado di scovare i furbetti sono aumentate e la frode è sempre più difficile da compiere. Tuttavia la strada è veramente tanto lunga se si considera che per il 2016 l'Eurispes in un report, afferma che l ’Italia avrebbe un PIL sommerso pari a 540 miliardi.

Nell'ambito finanziario spesso si tende a confondere i termini di evasione fiscale, elusione fiscale e frode fiscale. In realtà a costituire un reato vero e proprio è solo la frode fiscale in quanto causa una violazione delle norme di diritto tributario. Interessante sapere che perché ci sia reato non è necessario che il comportamento si sia effettivamente verificato, ma è sufficiente che la condotta sia idonea a violare le norme di diritto tributario.

Per chiarire questo concetto, basti pensare ad esempio a situazioni quali la modifica occulta delle scritture finanziarie, la mancata fatturazione, l’inottemperanza agli obblighi tributarie o la contraffazione di documenti .

La frode fiscale è quel procedimento per cui si tenta di ridurre o di eliminare il prelievo fiscale da parte dello Stato.

Tipologia di comportamenti che creano situazioni di reato fiscale

  • La più classica è la situazione in cui si effettuare operazioni di vendita o prestazione di servizi al cittadino-consumatore senza emissione di fattura, ricevuta o scontrino fiscale. Rientrano dunque in questo campo tutte le entrate in nero.
  • Anche la redazioni di dichiarazioni dei redditi falsate o addirittura mancanza di dichiarazione dei redditi è un reato fiscale.

Nel caso in cui si riceva parte dello stipendio in forma non documentata, e dunque non imponibile, si sta commettendo un illecito; ciò accade principalmente nella piccola e media impresa nel tentativo di ridurre le tasse.

Il doppio lavoro in nero, è frode . Non pagare tasse obbligatorie in Italia, è reato: ad esempio l'RCA o il canone RAI.

Cosa dice la legge

L'interesse del legislatore è stato quello di tutelare l'interesse erariale nella riscossione delle imposte dovute, in considerazione del fatto che il gettito è diretto ad alimentare le risorse pubbliche da destinare ad obiettivi di carattere sociale. Abbiamo detto sopra che l'intenzione è fondamentale, dunque la condotta dell'individuo deve risultare specificamente orientata al perseguimento del fine dell'evasione delle imposte.

Il delitto di frode fiscale, veniva regolato dalla dopo l'abrogazione Legge 516 del 1982, successivamente è stata sostituita dal Decreto Legislativo numero 74 del 2000.

Sanzioni amministrative per il reato di reato fiscale

Secondo quanto dice l’Agenzia delle Entrate, chi viola gli obblighi tributari è soggetto, ad una sanzione, che può essere amministrativa o penale, in base alla violazione. La sanzione amministrativa per frode fiscale, è una multa che deve essere pagata con una somma di denaro.

In alcuni casi, le sanzioni possono essere accessorie, vediamo quando e come:

  • Sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale; da tre giorni a 30 giorni per coloro che nel corso di 5 anni abbiano compiuto 4 violazioni riguardanti la non emessa ricevuta o scontrino fiscale al cliente. Per coloro che abbiano compiuto questa violazione, i cui importi superano i 50.000 €, ricevono la stessa sanzione amministrativa ma con sospensione della licenza e dell’autorizzazione per un periodo maggiore, da 30 giorni a 180 giorni.
  • Sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine per i professionisti che non emettono documento che certifica le parcelle di riscossione per i loro servizi. Le sanzioni emesse ai liberi professionisti, riguardano solo la loro persona, senza produrre in nessun caso interessi.



Sia la sanzione amministrativa che quella accessoria viene inoltrata dall’ufficio competente all’accertamento tramite avviso di accertamento o di rettifica, motivato a pena di nullità. Il contribuente, pagando un terzo della sanzione ricevuta, può definire il provvedimento, entro il termine previsto per la proposizione del ricorso.

Reati Tributari

I reati tributari in base al decreto legge n. 74 del 2000, riguardano le dichiarazioni fiscali e gli inadempimenti contabili e documentali.

I principali reati tributari sono:

  • dichiarazione fraudolenta
  • dichiarazione infedele
  • dichiarazione omessa
  • omesso versamento di ritenute certificate o dell’Iva per una cifra superiore a 50.000 €
  • sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte

utilizzazione in compensazione di crediti non spettanti o inesistenti, per una cifra eccedente50.000 € per ciascun periodo d’imposta.





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