Cosa si intende per rendita catastale come base imponibile per l'IMU? Si tratta in pratica di un valore a cui andiamo ad applicare una aliquota, in modo da calcolare il valore effettivo delle imposte da pagare. Nel caso di imposte dirette, la base imponibile va ad essere calcolata per una sua applicazione al reddito delle deduzioni e riduzioni fiscale.

Invece, per le imposte indirette, la base imponibile si determina in base al tributo. Per quanto riguarda la rendita catastale come base imponibile, serve a calcolare in particolare il reddito reale di un'immobile in sede di calcolo dell'IMU; inoltre, per quanto riguarda l'imposta sulle donazioni e sulle successioni, la rendita catastale serve a calcolare il valore catastale.

Come si determina la rendita catastale

Per poter calcolare il valore di un'immobile, bisogna effettuare una semplice moltiplicazione fra due coefficienti: la consistenza dell'unità immobiliare e la tariffa d'estimo. Il primo valore contiene informazioni relative ai vani di cui è costituito l'immobile in questione, la sua volumetria ed il valore della superficie.

La tariffa d'estimo, invece, riguarda in particolare l'area del comune dove si trova l'immobile, ovvero la zona censuaria, ed è quindi legata al tipo di servizi presenti nell'area urbana, e alla destinazione d'uso dell'immobile: uso abitativo ordinario, speciale o particolare.

Rendita catastale e valore catastale

Quando si calcolano i valori delle imposte sugli immobili, entra in gioco la rendita catastale: essa serve infatti a determinare il valore catastale degli stessi. A seconda infatti della destinazione d'uso dell'immobile e del suo valore catastale, noto anche come rendita catastale rivalutata, si avranno tariffe più o meno elevate.

Per determinare il valore, bisogna moltiplicare la rendita per un fattore prestabilito e determinato appunto dai dati di cui sopra.

Ad oggi questi sono i valori:

  • per gli immobili classificati nei gruppi A B e C, il valore attuale è 115,5 in caso di prima casa, e 126 per la seconda casa, ad eccezione dei gruppi A10 e C1
  • per gli immobili A10 e D, il valore del fattore moltiplicatore è pari a 63
  • per gli immobili di categoria C1 ed E, il valore del fattore moltiplicatore è pari a 42,48

Legge di Stabilità: macchinari industriali tassati come immobili

I macchinari degli impianti industriali tassati come beni immobili, ecco la "penosa" svolta della “Legge di Stabilità”.

Ci si aspettava che la “Legge di Stabilità” risolvesse la questione sull’accatastato dei beni immobili negli impianti industriali, si potrebbe dire che ciò è accaduto, ma non di certo come si sperava infatti, come si evince dalla “Legge di Stabilità”, la circolare 6/T/2012 viene presa come legge, portando la tassazione a livelli quasi proibitivi, comportando un carico tributario maggiorato alle imprese, già affossate di loro a causa della grave situazione economica italiana ed europea.

La circolare 6/T/2012 afferma che per l’impianto “deve farsi riferimento non solo al criterio dell'essenzialità dello stesso per la destinazione economica dell'unità immobiliare, ma anche alla circostanza che lo stesso sia fisso, ovvero stabile, rispetto alle componenti strutturali dell'unità immobiliare”. Questa circolare ebbe origine dalla sentenza della Corte Costituzionale 162/2008 e comporta che vengano messi sotto catasto anche tutti quei macchinari che sono essenziali per caratterizzare la destinazione dell’impianto, siano questi fissi o mobili.

Le imprese stanno lottando dal 2012 contro l’interpretazione di questa circolare e della sentenza della Corte Costituzionale dato che la tassazione non mostra differenze su macchinari strutturalmente connessi all’edificio o di macchinari finalizzati alla produzione ma che non siano strutturalmente connessi all’edificio. Così facendo, tutti gli impianti sono soggetti a Imu e Tasi, poiché considerati dotati di rendita autonoma.

Portando la circolare 6/T/2012 a legge, la “Legge di Stabilità” cancella definitivamente quanto affermava la legge 843/42 che stabiliva che immobili industriali venissero descritti in catasto con l’'elencazione di tutti gli elementi costitutivi , come gli edifici, le aeree, i generatori di forza motrice, le dighe, i canali adduttori e tutto ciò che era finalizzato alla produzione dell’impianto stesso.

Aggravando le imprese italiane con nuove tasse – del tutto inconsuete si potrebbe dire – le aziende italiane che già arrancano da parecchi anni saranno messe ancor più in una situazione molto sfavorevole, dando modo a incentivare la delocalizzazione degli impianti industriali, un fenomeno che non si è mai arrestato negli ultimi tempi, dovuto proprio a un carico tributario fin troppo eccessivo, che comportava a un carico di spese per aziende, come MyMachinery che sarebbe – in seguito – redistribuito sul prodotto finale, comportando un prezzo meno concorrenziale, sia nel mercato interno che nell’export.

IMU sulla prima casa

L’Imu sulla prima casa è un’imposta municipale sugli immobili, introdotta dal precedente governo nazionale nella scorsa primavera, con entrata in vigore prevista a partire dal 2014. Questa “tassa sulla casa” sostituisce l’Ici, cancellata probabilmente troppo frettolosamente nel 2007, anche se il calcolo del dovuto, seppur complesso e confuso da ottenere, dovrebbe risultare più oneroso per le famiglie italiane di quanto non lo fosse l’Ici.

A cosa serve

Il gettito fiscale proveniente dall’Imu sulla prima casa e sul possesso degli altri immobili, sarà destinato sia al sostentamento dei servizi pubblici locali, sia a dare ossigeno alle casse dello Stato centrale. L’aliquota è fissata allo 0,76% quella ordinaria e allo 0,4% quella ridotta, ma ad ogni Comune è lasciata la possibilità di modificare queste aliquote verso l’alto o verso il basso rispettivamente per lo 0,3 per quella ordinaria e dello 0,2 quella ridotta.

Ritoccarla verso l’alto sarà per i comuni una scelta molto impopolare, difficile da prendere, soprattutto in considerazione del fatto che a livello comunale sappiamo tutti come il cittadino sia molto più attento all’amministrazione della cosa pubblica e di come i sindaci rispondano in maniera molto più diretta delle scelte fatte rispetto a quanto accade per la politica nazionale.

Allo stesso tempo ritoccarla verso il basso potrebbe essere pericoloso nel medio-lungo periodo, al netto di un beneficio evidente nel breve periodo, poiché le casse comunali della maggior parte dei comuni italiani non brillano per salute e rinunciare al gettito fiscale potrà significare solo una cosa: taglio dei servizi pubblici.

Calcolo e sconti IMU Prima casa

Una detrazione fissa di 200 euro viene applicata all’Imu sulla prima casa, detrazione assente per le seconde e terze case e per tutti gli altri immobili. A questa vanno aggiunte 50 euro per ogni figlio a carico di età non superiore ai 26 anni domiciliato nella casa stessa. Il massimo delle detrazioni non potrà, in ogni caso, superare la somma di 400 euro.

Per calcolarla è necessario munirsi della visura catastale del proprio comune; in essa individuare la rendita catastale della propria casa ed effettuare una rivalutazione del 5% moltiplicando poi il risultato per un coefficiente fisso di 160. Sul risultato ottenuto possiamo calcolare l’Imu secondo le percentuali indicate dal Comune di residenza ed applicare le detrazioni cui abbiamo diritto. Metà di questa imposta va pagata entro il 18 giugno di quest’anno, l’altra metà, fatti salvi i probabili interventi correttori dello Stato in Luglio e dei comuni in Settembre, va pagata entro dicembre.





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