Con il termine referendum, si intende quel particolare strumento democratico grazie al quale gli elettori sono consultati in maniera diretta su determinati temi di rilevo. Essendo una grande conquista nell'epoca della democrazia diretta, il referendum permette agli elettori di fornire il proprio voto su un tema particolare, senza l'intermediazione del Parlamento.

Il referendum può essere vari tipi, vediamo ora il Referendum Costituzionale.

Secondo quanto previsto dall'articolo 138 della Costituzione italiana, è possibile richiedere un referendum costituzionale in seguito alla seconda votazione effettuata dalle camere, relativa a una legge atta a rivedere la costituzione, o per una legge costituzionale vera e propria.

In questa seconda votazione, le Camere devono necessariamente raggiungere la maggioranza assoluta per poter richiedere il referendum costituzionale. Tale maggioranza equivale al 50% più 1 dei membri della Camera.

In caso contrario, non sarà possibile la richiesta di un referendum costituzionale.

Sovranità popolare

La ratifica di trattati internazionali e, in particolare, l'adesione a organizzazioni inter-nazionali e sovra-nazionali sono compiti del Parlamento, non sottoponibili a consultazione referendaria.

Richiesta

La richiesta di un referendum costituzionale può pervenire da cinquecentomila elettori, da un quinto dei membri della Camera oppure dai cinque consigli regionali, e tale richiesta può essere effettuata esclusivamente entro tre mesi dalla pubblicazione su Gazzetta Ufficiale della norma Costituzionale in esame.

Esiti

Un referendum Costituzionale prevede la votazione da parte dei cittadini italiani aventi voto, e perchè il referendum dia esito positivo, occorre la maggioranza dei voti validi. In caso di parità di voti o di maggioranza del NO, la legge oggetto della consultazione non sarà promulgata.

Quindi in caso di referendum costituzionale non serve una maggioranza assoluta o relativa, ma semplicemente la legge costituzionale entra in vigore qualora la maggioranza dei votanti (senza necessità di quorum) avranno votato a suo favore.

Tipologie. Ecco come vengono spiegati ai bambini

Propositivo

serve a proporre una nuova legge, vincolato alla coerenza con l'espressione popolare. Il referendum propositivo non è presente sul territorio italiano, ma solo nella Repubblica di San Marino.

Consultivo

Serve per conoscere il parere popolare in merito ad una particolare questione politica.

Confermativo

Serve per interrogare il consenso popolare circa una legge appena promulgata e la sua possibilità di entrare in vigore.

Abrogativo

Serve a far abrogare (eliminare) una legge esistente nella Costituzione Italiana.

Per quanto riguarda il referendum abrogativo, va subito detto che l'articolo 75 della nostra Costituzione prevede che tale iniziativa referendaria sia riservata a 5 consigli regionali o ai cittadini nel numero di almeno 500 mila.

Una volta raccolte le firme o le adesioni, i soggetti che vogliono indire un referendum possono proporre la totale o parziale abrogazione di una legge o di un qualsiasi altro atto con valore di legge.

Va sottolineato che viene considerata legge da sottoporre a referendum una qualsiasi legge in senso formale, ovvero approvata dal Parlamento con inter legislativo ordinario, mentre per atto si intende un decreto legge approvato dal Governo o un decreto legislativo già adottato dal Governo.

Il termine quorum compare nel caso di referendum abrogativo, come numero indicativo del minimo di lettori che devono partecipare alle elezioni referendarie, affinchè questo sia valido e dunque in grado di abrogare la normativa in oggetto, in caso di vittoria dei SI.

Il quorum è fissato come il 50% dei cittadini aventi voto, più uno.

Alcune leggi non possono essere soggette a referendum abrogativo: citando la Costituzione stessa, esse sono “"le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali".

Altre leggi non abrogabili da qualche anno sono le disposizioni costituzionali, gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria e quindi abrogabili solo mediante il procedimento aggravato previsto dall'art. 138 Cost. La Corte Costituzionale.

Per poter abrogare una legge l’iter viene definito in diversi articoli, dettagliatamente:

  1. entro 90 giorni, dall’inizio della raccolta, tutti i fogli contenenti le firme e i certificati elettorali siano depositati presso la cancelleria della Corte di cassazione, dal 1° gennaio al 30 settembre;
  2. Successivamente, entro il 15 dicembre, l'Ufficio centrale decide, con ordinanza definitiva, sulla legittimità di tutte le richieste depositate.
  3. La Corte Costituzionale entro il 10 febbraio decide quali leggi pubblicare e quali no;

È necessario che al voto si presentino almeno la metà più uno dei votanti altrimenti il referendum verrà considerato nullo.

Deliberativo

Serve ai cittadini per poter deliberare secondo quanto stabilito dal principio della Sovranità Popolare, ad esempio nel caso di leggi di particolari comuni e Provincie.

Legislativo

Permettono ai cittadini di legiferare sulla Regione o per lo Stato, secondo quanto previsto dall'art. 1º comma 2º della Costituzione italiana.

In Italia non sono previste le ultime due tipologie di referendum.

Un po’ di storia

Nel 1946, il 2 giugno precisamente l’Italia si ritrovò a dover scegliere tra monarchia e repubblica tramite il primo referendum istituzionale. Nel 1989 venne istituito un referendum consultivo, in occasione dell’elezione del parlamento europeo, per il rafforzamento del potere politico delle istituzioni della comunità europea.

L’articolo 75 del codice civile cita:” È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedano cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Referendum 1946: un approfondimento

Il primo referendum della Repubblica Italiana risale al 2 giugno 1946: si trattava del referendum istituzionale indetto per decidere la forma dello Stato (monarchico fino ad allora) che l'Italia avrebbe attuato dopo la seconda guerra mondiale.

Breve Storia

Dopo il ventennio fascista, i cittadini italiani furono invitati a votare sul nuovo ordinamento dello Stato, fino ad allora governato da un Re e basato sulla costituzione denominata Statuto Albertino.

Nel marzo del 1946 il principe Umberto decretò che la nuova forma dello Stato italiano sarebbe stata decisa mediante Referendum istituzionale.

Il 2 giugno 1946 e la mattina del 3 giugno 1946 ebbe luogo il referendum per la scelta fra monarchia e repubblica, con la vittoria di misura della seconda istituzione.

Con il referendum del 1946, l'Italia assunse la sua forma attuale di Repubblica, e fu eletta l'assemblea Costituente che avrebbe redatto la nuova Carta Costituzionale.

Le maggiori novità introdotte per evitare un esito truccato sulla base delle schede bianche

Per la prima volta, nel referendum del 1946 parteciparono alle votazioni anche le donne, grazie al precedente decreto di Bonomi che riconobbe anche in Italia il suffragio universale. Bonomi avevo ricoperto la carica di presidente del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e, dopo la caduta del secondo governo guidato dal maresciallo Badoglio, prese l’incarico di dare vita ad un nuovo governo, nel mese di giugno del 1944. Fu proprio Bonomi ad annunciare la formazione di un’Assemblea Costituente con il compito di creare una carta fondamentale simbolo di un nuovo sistema democratico.

Risultati e quesito: le percentuali

I risultati del referendum 1946 furono i seguenti: ci furono 24.947.187 di votanti, pari all'89% degli aventi diritto al voto, che risultavano essere 28.005.449.

I risultati ufficiali (viziati secondo alcune fonti da brogli e da impedimenti al voto di parte dei cittadini) furono: repubblica voti 12.718.641, pari al 54,3%; monarchia voti 10.718.502, pari al 45,7%; voti nulli 1.498.136.

Al nord la repubblica aveva vinto con il 66,2 % dei voti, mentre al sud aveva vinto la monarchia con il 63,8% dei voti, ma ciò non basto a fermare l'introduzione della nuova forma di stato.

I partiti politici: un riassunto del quadro

Il Partito Democratico (DC) fu lo schieramento politico che ricevette più voti confermando la posizione repubblicana che aveva assunto, nonostante alcune spaccature al suo interno. Gli altri partiti che appoggiavano la Repubblica furono il partito comunista (PCI), quello socialista (PSIUP) e il partito d’azione ma questi costituirono la minoranza. Tra i partiti di sinistra, i socialisti ottennero più voti rispetto ai comunisti. Le forze di destra ricevettero pochissimi voti e andarono a far parte della minoranza contro la maggioranza costituita dalla formazione cattolica, ossia la DC.
L’Italia post-fascista si mostrò divisa a livello territoriale infatti, nonostante ci fu un voto diffuso in tutta la penisola nei confronti della DC, le regioni del nord e del centro furono quelle con maggior consensi verso i partiti di sinistra.
Una direzione opposta fu quella presa dal Sud Italia che continuò ad affermare un certo interesse verso il partito di destra e la monarchia.

La nascita della Costituzione e del bicameralismo paritario: chi poteva votare

Il 28 giugno 1946 l’Assemblea Costituente elesse il primo Capo dello Stato, Enrico De Nicola, al quale venne affidata una carica provvisoria. Infatti, il suo mandato durò quasi due anni, fino al 31 dicembre 1947, dopo il quale venne eletto il primo vero Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.
Durante il periodo che va da giugno 1946 a dicembre 1947, l’Assemblea costituente si impegnò a dare alla neonata Repubblica una Carta Costituzionale, che rappresentasse il massimo punto di riferimento della legge italiana. Il testo entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Alla redazione della Costituzione Italiana parteciparono tutti e tre i grandi schieramenti politici: democristiani, socialisti e comunisti.
I padri costituenti decisero di esporre in una prima parte tutti i diritti e i doveri dei cittadini, e i rapporti con lo Stato sotto forma più che altro di princìpi. In una seconda parte vennero fornite le indicazioni sulla tipologia di organizzazione del potere politico.

La storia e i compiti della Costituzione Italiana

Lo statuto albertino rimase in vigore quasi 100 anni, dal 4 marzo 1848 al 1º gennaio 1948, quando entrò in vigore la costituzione repubblicana.

Lo stato italiano nacque, da un punto di vista istituzionale, con la legge 17 marzo 1861 n. 4671. È la nascita giuridica di uno Stato italiano.

Dopo i sei anni della seconda guerra mondiale, il 2 giugno 1946 si svolsero il referendum istituzionale e l'elezione dell'Assemblea Costituente, con la partecipazione dell'89% degli aventi diritto. Il 54% dei voti fu per lo stato repubblicano. Nonostante in continui attacchi o tentativi da parte dei Governi degli ultimi anni, i principi cardine del nostro documento fondativo repubblicano rimangono comunque intatti, grazie anche a tutta una serie di organi di controllo che stabiliscono appunto l'incostituzionalità di eventuali decisioni.

Le sezioni della Costituzione

La costituzione è composta da 139 articoli divisi in quattro sezioni:

  • principi fondamentali (art. 1-12)
  • parte prima, diritti e doveri dei cittadini (art. 13-54)
  • parte seconda, che riguarda l'ordinamento della Repubblica (art 55-139)
  • 18 disposizioni transitorie e finali

Da sottolineare che quella italiana è una costituzione scritta, rigida e lunga. La scelta è comune all'esperienza di civil law ed a quella di common law. Il suo essere rigida significa che è necessario un procedimento parlamentare per la riforma dei suoi contenuti.

I principi costitutivi

La Costituzione è caratterizzata da:

  • Principio personalista
  • Principio pluralista
  • Principio lavorista
  • Principio democratico
  • Principio di uguaglianza
  • Principio di tolleranza
  • Principio pacifista

Leggi la COSTITUZIONE per avere una idea di quelle che sono le basi dell'ordinamento democratico del nostro paese.





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