La separazione di fatto si ha quando si verifica la cessazione della convivenza da parte dei coniugi, che non abitano più insieme. I coniugi hanno deciso di interrompere la convivenza senza formalità, ognuno si occupa del proprio destino non interessandosi dell’altro. I coniugi hanno deciso “di fatto” di non procedere con la convivenza senza però procedere ad atti legali.

La separazione cosiddetta di fatto non produce alcun effetto giuridico sulla situazione personale dei coniugi e non è sufficiente a far decorrere il termine di tre anni per arrivare al divorzio.

Non esiste dunque una procedura da seguire per separarsi di fatto dal coniuge.

Separazione Legale

La separazione legale può essere di due tipi: consensuale e giudiziale.

Separazione Consensuale

La separazione consensuale si ha quando i coniugi decidono di comune accordo di separarsi e chiedono al tribunale di omologare la separazione. La separazione consensuale è il frutto di un accordo tra i coniugi di sciogliere il loro rapporto matrimoniale e ne vengono decise insieme le conseguenze, come l'affidamento dei figli o la spartizione patrimoniale.

Procedura per Richiedere la Separazione Consensuale

  1. Presentazione di domanda congiunta di separazione (deposito di ricorso) alla Cancelleria del Tribunale competente per residenza di uno o entrambi i coniugi.
  2. Il Presidente del Tribunale, una volta formato il fascicolo d’ufficio in cui sono contenuti il ricorso per separazione consensuale e i documenti richiesti, fissa un’udienza di comparizione per i coniugi.
  3. Nel corso dell’udienza il Tribunale prova ad esperire un tentativo di conciliazione.
  4. Se il tentativo è andato vanificato, il Tribunale emette un decreto che conferisce efficacia alla separazione consensuale.
  5. Tale decreto successivo al tentativo di riconciliazione e detto omologa di separazione è un provvedimento definitivo che conferisce piena efficacia agli accordi di separazione che si attuano da quell’istante.
  6. Il Tribunale trasmette al Comune ove è avvenuto il matrimonio la comunicazione di omologa di separazione consensuale.
  7. L’Ufficiale di Stato Civile provvede alla relativa annotazione sull’atto di matrimonio, eventualmente trasmette la stessa al Comune ove è stato trascritto il matrimonio e alla Procura di competenza.

La separazione può essere dichiarata a prescindere dalla colpa di uno dei due coniugi. È possibile che i coniugi si separino perché avvenimenti esterni si inseriscano nella loro vita di coppia. A differenza del divorzio, quest’istituto ha carattere transitorio (per rendere formale la riconciliazione è possibile recarsi al Comune di appartenenza). Produce effetti che incidono sui rapporti personali e patrimoniali tra marito e moglie.

Determina innanzitutto lo scioglimento del regime di comunione legale dei beni. In caso di separazione consensuale, i coniugi andranno a disciplinare i loro rapporti con un accordo che verrà poi approvato dall'autorità giudiziaria. In presenza di un procedimento di separazione giudiziale si ha lo scioglimento dell'eventuale regime di comunione legale.

Sono fatti salvi tutti i provvedimenti che provvedono all'interesse della prole (a chi è separato spetta poi una parte della pensione di reversibilità). Per ciò che riguarda i diritti successori, il coniuge separato è equiparato a tutti gli effetti al coniuge non separato. La richiesta di revisione dei provvedimenti adottati non può essere richiesta senza l'assistenza di un avvocato.

Come arrivare alla separazione Consensuale

E' la soluzione che l’ordinamento italiano combina in presenza di una situazione di crisi di una coppia legata dal vincolo del matrimonio. In pratica rappresenta un diritto che può essere esercitato solo dai coniugi. In un secondo momento, se la coppia si riunisce, la separazione consensuale viene annullata; trascorsi tre anni di separazione invece le parti sono autorizzate a chiedere il divorzio.

E’ comunque obbligatorio l'intervento del tribunale. Consiste in un accordo dei coniugi sulle condizioni che dovranno disciplinare i loro rapporti. Il tribunale controlla la legittimità delle varie clausole. Quando i coniugi non arrivano ad un accordo, hanno il diritto di chiedere al tribunale di stabilire le condizioni che dovranno governare in futuro i loro rapporti. Si fissa allora una causa ordinaria osservando le regole del processo civile.

Si consiglia la procedura perché è meno traumatica per le parti poste in essere, perché permette la permanenza di quel reciproco rispetto necessario in presenza di figli e perché risulta più economica. Per la separazione consensuale, l'assistenza dell'avvocato non è necessaria mentre in quella giudiziale, l'assistenza dell'avvocato è obbligatoria.

Notifiche relative alle variazioni della casa

Nel momento in cui avviene la separazione il giudice stabilisce a chi destinare l’utilizzo della casa coniugale. Il primo criterio che viene utilizzato per l’assegnazione è quello di attribuire la casa coniugale al coniuge a cui è affidata la prole. In ogni sentenza per l’assegnazione della casa coniugale il giudice giudica le condizioni economiche dei consorti e applica il principio disciplinato dall’articolo 155 C.C. e dall’articolo 6 . L. 898/70 che identifica l’assegnazione della casa coniugale al coniuge a cui sono affidati i minori.

E’ dovere del coniuge separato comunicare eventuali cambiamenti di residenza o domicilio, entro trenta giorni dalla variazione stessa. Nel caso di mancato avviso, l’ex coniuge deve risarcire il consorte per il danno provocato. Nel caso di separazione tra coniugi senza figli, l’utilizzo della stessa abitazione è regolato dalle comuni norme di locazione.

Se l’abitazione familiare è in locazione occorre comunicare al proprietario chi è il coniuge che ha ottenuto l’assegnazione della casa. Nel momento in cui è proprietà comune, la decisione del tribunale può essere trascritta nei registri immobiliari in modo da essere opponibile al terzo acquirente. Il coniuge separato ha dunque il diritto all’intera pensione di reversibilità nel caso di morte dell’ex consorte.

Come decide il tribunale in merito all'abitazione coniugale

La scelta del tribunale deve proteggere il coniuge più debole sotto il profilo economico. Il coniuge non affidatario ha diritto al mantenimento (che può essere corrisposto con assegni mensili o in un’unica soluzione). La liquidazione in un’unica soluzione è possibile, previo accoro delle parti, quando il giudice ritiene equo l’importo da corrispondere.

Il mantenimento

L’assegno di mantenimento è un contributo economico che consiste, in caso di separazione tra coniugi, nel versamento periodico di una determinata somma di denaro da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli, per adempiere all’obbligo di assistenza materiale.

Presupposti per ottenere l’assegno di mantenimento

L’obbligo di assistenza materiale che nasce al momento del matrimonio non si estingue con la separazione e non si sospende neppure in corso di causa di separazione, ma si concretizza con il versamento dell’assegno di mantenimento che si verifica quando sussistono alcune condizioni:

  • la richiesta deve essere fatta esplicitamente nella domanda di separazione dal coniuge richiedente;
  • il coniuge che richiede l’assegno non deve essere stata addebitata la separazione;
  • il coniuge richiedente non deve avere “adeguati redditi propri”;
  • il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve disporre di mezzi economici idonei al versamento del mantenimento.
  • L’assegno da corrispondere è periodico (con scadenza generalmente mensile) e può consistere in una somma di denaro unica o in voci di spesa (per esempio il canone di affitto o le spese condominiali).

Nella stessa misura in cui continua a sussistere, in caso di separazione, l’obbligo all’assistenza materiale tra coniugi, permane l’obbligo dei genitori di contribuire al mantenimento, all’educazione e all’istruzione dei figli.

Occorre, quindi, distinguere due situazioni:

  • assegno di mantenimento a favore del coniuge;
  • assegno di mantenimento a favore dei figli.

L’assegno di mantenimento al coniuge

Qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri adeguati a consentirgli di conservare il precedente tenore di vita, il giudice può imporre all’altro un obbligo di versare un assegno periodico, la cui consistenza deve essere determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato e dei bisogni dell’altro.

Questo assegno, tuttavia, non può essere attribuito al coniuge al quale sia stata addebitata la responsabilità della separazione, al quale può essere riconosciuto solo il diritto agli alimenti, cioè a ricevere periodicamente una somma di denaro nei limiti di quanto necessario al suo sostentamento.l coniugi quando si separano hanno l’obbligo di comunicare all’altro genitore eventuali cambiamenti di residenza o domicilio. Nel caso di mancato avviso, il coniuge deve risarcire il consorte per il danno provocato dalla difficoltà di reperimento.

La liquidazione in un’unica soluzione e definitiva è possibile nel momento in cui il giudice ritiene equo l’importo da corrispondere (la liquidazione si ritiene definitiva perchè l’ex coniuge beneficiario del mantenimento non può esigere ulteriori somme economiche).

Le norme specifiche

Nel momento in cui avviene una separazione tra coniugi senza figli, l’utilizzo è regolato dalle semplici norme di locazione e proprietà. Nel caso in cui la casa coniugale è in locazione, si deve comunicare al proprietario chi è il coniuge che ha avuto l’assegnazione della casa.

Nel momento in cui invece l’abitazione è proprietà comune, l’assegnazione che il tribunale decide può essere trascritta nei registri immobiliari in modo da essere opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'art. 1599 del codice civile.





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