Si tratta di un’azione di recupero forzoso di un credito, che può esplicarsi mediante l’iscrizione di un’ipoteca sui beni immobili del debitore o l’iscrizione di un fermo amministrativo dei suoi beni mobili. L’Agente della riscossione può altresì pignorare beni mobili di proprietà, disponibili presso l'abitazione o nei locali dove il debitore svolge l'attività professionale.

Il pignoramento: ecco come funziona

Nel caso di mancato pagamento, i beni mobili sono messi all’asta. Nell’eventualità dell’ipoteca su beni immobili e del mancato pagamento del contribuente, l'Agente della riscossione dovrà procedere al pignoramento immobiliare, l'atto esecutivo con cui ha inizio la procedura di vendita all'asta dell'immobile.

Non si procede all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo del credito è inferiore a 20 mila euro.

Novitá del 2021

Con la sostituzione di Equitalia da parte dell'ente Agenzia delle Entrate-Riscossione, vi sono state anche alcune novitá per le cartelle ex Equitalia ricevute appunto e si ritenga non siano dovute. L'annullamento puó essere chiesto direttamente all'ente pubblico creditore (come la stessa Agenzia delle Entrate, INPS o anche le amministrazioni comunali). In tale caso si deve agire, come si suol dire, in "autotutela", come abbiamo giá accennato in precedenza. 

La procedura prevede quindi che l'utente agisca in autotutela nei confronti dell'ente creditore, per la correzione dell'eventuale errore. L'ente, una volta riconosciuto e rettificato l'errore, annulla tutto o parte del debito e invierá all'ex Equitalia (adesso Agenzia delle Entrate-Riscossione) lo "sgravio", cioé l'ordine di annullamento del debito. Quest'ultima, a sua volta, cancella il tributo richiesto erroneamente nella cartella.

Altra opzione è quella di effettuare ricorso per le cartelle Equitalia ad una autoritá giudiziaria per l'annullamento delle cartelle ex Equitalia. In tale caso, all'interno della stessa cartella esattoriale, vi saranno le indicazioni su come avviare tale ricorso per le cartelle Equitalia e a quale giudice rivolgersi. Questa procedura risulta maggiormente complessa rispetto alla precedente e naturalmente piú costosa. Comunque, è possibile anche rivolgersi al Garante del Contribuente, se si dovessero palesare delle irregolaritá, attraverso una semplice richiesta scritta. 

Per avere maggiori informazioni sul come difendersi nel caso di ricevimento di cartelle ex Equitalia non dovute e per l'annullamento dell'eventuale debito, è possibile consultare anche il sito internet dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione e cercare "Annullamento del debito". Qui, si puó inoltre verificare la propria situazione, i relativi pagamenti e, nel caso, anche eventuali rimborsi a cui si ha diritto. 

Ricorso per le cartelle Equitalia

Ricordiamo poi che alcuni limiti temporali per effettuare ricorso per le cartelle Equitalia non dovute sono cambiati. Restano 60 giorni dall'avvenuta notifica per addebiti dovuti allo Stato, Regioni e gli enti locali (Province e Comuni); sono invece di 40 giorni per le cartelle relative a contributi previdenziali ed assistenziali (ad es. INPS o INAIL); poi, 30 giorni per altre tipologie di cartelle esattoriali o sanzioni amministrative, comprese le multe stradali. 

Impugnare cartelle Equitalia in via stragiudiziale

Impugnare le cartelle di Equitalia è, in questo periodo, argomento scottante e di grande interesse per tutti. Quanti di noi hanno ricevuto cartelle Equitalia? La protesta nei confronti del “grande esattore” monta sempre più, sfociando in alcuni casi in pericolose derive. Ma è possibile difendersi dallo stillicidio Equitalia con metodi democratici e legali.

Capita sovente di finire nell’ingranaggio esattoriale ingiustamente ed è quindi utile sapere come muoversi in questi casi.

Impugnare cartelle di Equitalia è possibile in via giudiziale, con formale impugnazione della cartella, ed in via stragiudiziale, ovvero contattando direttamente l’ente creditore.

Impugnare cartelle Equitalia in via stragiudiziale, in realtà non è una vera impugnazione, ma una contestazione informale; è possibile in quei casi di errore macroscopico ed evidente risultante dalla cartella: per esempio scambio di persona o errore evidente di calcolo o qualora vengano ad esigere tributi che abbiamo già pagato. In questo caso, prima di attivare la macchina della giustizia, è possibile contattare direttamente l’ente creditore per far presente l’errore.

I vantaggi di questo tentativo sono evidenti, in quanto se andrà a buon fine, ci eviterà la trafila giudiziale con tutti i costi che essa comporta, sia in termini di tempo che in termini economici. E’ quindi sempre consigliabile in presenza di errori palesi, attivare un canale diretto con l’ente creditore e, nel caso si riveli infruttuoso, procedere formalmente ad impugnare la cartella Equitalia.

Impugnare cartelle Equitalia in via giudiziale

Generalmente è possibile impugnare cartelle Equitalia in presenza di vizi formali propri o di notifica. Le tempistiche per impugnare cartelle Equitalia variano al variare del contenuto della cartella stessa: per le imposte sui redditi, tasse automobilistiche ed imposte di registro, il termine per impugnare le cartelle Equitalia è di 60 giorni a decorrere dal momento della notifica della cartella stessa e l’impugnazione è da presentare al giudice tributario presente nella commissione provinciale tributaria. .

Nei casi di sanzioni amministrative il termine scende a 30 giorni e l’impugnazione è da presentare al giudice ordinario. Infine nei casi di cartelle riguardanti questioni previdenziali il termine è di 40 giorni e ci si deve rivolgere al giudice del lavoro.

La giurisprudenza degli ultimi anni, ha fissato il principio secondo il quale se la cartella Equitalia non è preceduta dalla notifica del verbale di quanto è dovuto, nell’impugnare le cartelle Equitalia, possiamo contestualmente contestare il contenuto stesso di quanto ci viene richiesto.

Premesso che Equitalia svolge un ruolo difficile, soprattutto in questo momento di forte crisi economica, è possibile difendersi nelle sedi opportune ed impugnare cartelle Equitalia palesemente ingiuste, e non sono pochi i casi.

Il leviathano della burocrazia e della riscossione tributaria, non ha occhi per discernere dove è più opportuno colpire e dove sarebbe meglio evitare l’accanimento. Purtroppo nel calderone finiscono tanto i grandi evasori, cui nulla costerebbe il pagamento di quanto dovuto, quanto l’operaio cassintegrato, per il quale, oggi, pagare il canone Rai equivale a fare dei pasti in meno.

Cosa prevede il decreto rottamazione delle cartelle esattoriali

Il decreto prevede, innanzitutto, la riammissione dei contribuenti che erano decaduti nei termini dai provvedimenti precedenti identificati con “Rottamazione – Ter” e “Saldo e Stralcio”. Vale a dire che sono riammessi alle agevolazioni e alla rottamazione delle cartelle esattoriali , i contribuenti che avevano mancato il pagamento delle rate originariamente previste nel 2020 in base a quanto disposto dalla legge di conversione del Decreto n. 106/2021 – nota come “Sostegni-Bis” – le cui scadenze previste erano entro il 31 luglio, 31 agosto, 30 settembre e 31 ottobre 2021.

Pertanto, il provvedimento dispone che tutte le rate del 2020 per la rottamazione delle cartelle esattoriali e il saldo e stralcio devono essere corrisposte entro il 30 novembre 2021. Sempre entro la stessa data – al fine di non perdere i benefici e le agevolazioni – occorre versare le rate del piano di rateazione previste in scadenza per l’anno 2021.

Proroga di 150 giorni dalla notifica di pagamento

L’articolo 2 del decreto 146/2021 stabilisce il prolungamento a 150 giorni – invece di 60 giorni - dalla notifica di ingiunzione di pagamento per l’adempimento spontaneo e senza more delle cartelle di pagamento. Ciò vale per le cartelle che saranno notificate a partire dal 1° settembre fino al 31 dicembre 2021. Oltre a concedere un termine extra di 3 mesi per il versamento e il risanamento del debito verso il Fisco e di quanto dovuto, non si applicheranno more entro questo termine e l’agente di riscossione non potrà intervenire per il recupero del debito prima dello scadere dei termini di 150 giorni.

Le nuove scadenze e il piano di dilazione

rottamazione delle cartelle esattoriali

Conseguentemente all’emergenza pandemica da Covid-19, i piani di rateizzazione per le attività di riscossione delle cartelle erano stati sospesi a partire dall’8 marzo 2020. Per coloro che hanno avuto il piano di rateizzazione sospeso, è prevista l’estensione del numero delle rate da 10 a 18 in caso di mancati pagamenti. Per i residenti nella cosiddetta “zona rossa” la sospensione decorreva già dal 2 febbraio 2020. E pertanto i termini di decadenza della dilazione sono già scaduti.

Pertanto per andare incontro agli interessati e per far valere la nuova agevolazione, sono stati prorogati i termini di rateizzazione dal 30 settembre al 31 ottobre 2021. La decadenza occorre in caso di mancato pagamento di 10 rate.

Per il piano di rateizzazione a partire dal 1° gennaio 2022, la decadenza subentra dopo il mancato versamento di 5 rate, così come era originariamente stabilito.

L’agenzia delle Entrate con circolare n 11/E riporta uno schema riepilogativo delle scadenze relative al solo stralcio:

  • 30 settembre 2021: segnalazione dei codici fiscali che restano fuori per superamento del requisito reddituale;
  • 31 ottobre 2021 l’agente della riscossione procede con l’annullamento automatico dei debiti;
  • 15 novembre 2021 l’agente della riscossione presenta al Ministero dell’economia e delle finanze la richiesta di rimborso delle spese di notifica della rottamazione delle cartelle esattoriali;
  • 31 dicembre 2021 versamento della prima rata del rimborso delle spese di notifica;
  • Entro il 30 giugno 2022 versamento della seconda rata del rimborso delle spese di notifica.

Speriamo di avervi chiarito la questione della rottamazione delle cartelle esattoriali.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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