Non solo d’estate. Il calcolo delle ferie è un’attività che coinvolge il lavoratore un po’ tutto l’anno. Immagini di vacanze e di riposo affollano infatti la mente del lavoratore in tutto l’arco dei dodici mesi. E poi, in questo periodo di vacanze alternate e senza barriere geografiche, è bene essere sempre aggiornati sul proprio calcolo ferie.

E' tuttavia il datore di lavoro che decide il periodo da utilizzare per le ferie (secondo quanto previsto dall’articolo 2109 del codice civile secondo comma). Il lasso di tempo in cui si può godere delle meritate ferie deve essere possibilmente continuativo (per poter consentire al lavoratore l’effettivo recupero delle energie).

Durata delle ferie

Il decreto legislativo numero 213 del 19 luglio 2004 pensa dunque per il lavoratore il diritto ad un periodo di ferie di quattro settimane all'anno. Per quel che concerne il calcolo delle ferie, due settimane devono essere consumate durante l'anno di maturazione, mentre le restanti due settimane nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione.

Se le esigenze dell’azienda lo chiedono nuovamente, il datore di lavoro e il lavoratore possono decidere più periodi di ferie separati. Termini diversi riguardo la durata e il godimento delle ferie possono essere stabiliti dai contratti collettivi nazionali, come nel caso delle ferie per paternità.

I contratti collettivi di categoria presumono un esame tra le rappresentanze sindacali per fissare il piano feriale e il calcolo delle ferie stesse. Nell'ambito delle ferie collettive al lavoratore viene salvaguardata la possibilità di scegliere un adeguato periodo di tempo.

Nelle aziende dove c’è la rappresentanza aziendale, le ferie sono fissate dalla Direzione dopo avere esaminato la conciliabilità dei desideri dei lavoratori con le esigenze della produzione. Per le aziende che non possono contare su questo tipo di rappresentanza, rimane valido il potere del datore di scegliere il periodo feriale.

La consultazione aziendale riesce meglio a soddisfare le esigenze di tutti, adattando il piano feriale ai bisogni che emergono durante le differenti consultazioni.

I diritti del lavoratore

Ora vediamo più da vicino quali sono gli altri diritti del lavoratore:

  • retribuzione: la Costituzione stabilisce che deve essere proporzionale alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa;
  • orario di lavoro: la durata dell'orario normale di lavoro è fissata per legge in un massimo di 40 ore settimanali. Le ore di lavoro effettuate in più fino al limite legale di 40 ore saranno considerate lavoro supplementare mentre quelle oltre le 40 ore saranno considerate straordinario.
  • riposo settimanale: il lavoratore ha diritto, ogni sette giorni, ad un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive (in pratica dopo 6 giorni di lavoro vi è normalmente un giorno di riposo), di regola coincidente con la domenica, da cumulare con il riposo giornaliero (pari a 11 ore);
  • congedo matrimoniale: tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto, in occasione di matrimonio avente validità civile, ad un congedo retribuito, la cui durata generalmente è stabilita in 15 giorni. Il godimento di tale periodo di norma inizia in occasione del matrimonio. Il congedo spetta anche agli apprendisti. Ricordiamo che il licenziamento della lavoratrice per matrimonio è nullo;
  • maternità/paternità: il Testo unico per la tutela ed il sostegno della maternità e paternità prevede varie forme di tutela in materia che vanno dal divieto, in via generale, di licenziamento della lavoratrice madre dall'inizio della gestazione fino al compimento di un anno del bambino;
  • malattie ed infortuni sul lavoro: in caso di malattia o infortunio sul lavoro viene garantita la conservazione del posto di lavoro per il tempo stabilito dai CCNL. Nel caso di malattia il lavoratore ha diritto a ricevere la retribuzione, o un'indennità, nella misura e per il tempo determinati dalla legge, con eventuale integrazione del datore di lavoro stabilita dai contratti collettivi.

Nel caso di infortunio o malattia professionale, i primi quattro giorni sono retribuiti dal datore di lavoro, mentre a decorrere del quarto giorno successivo a quello in cui è accaduto l'infortunio/malattia professionale e sino alla guarigione clinica, a carico dell'INAIL;

sicurezza sul lavoro: il datore di lavoro deve attuare le misure necessarie a tutelare la salute e l'integrità fisica del lavoratore, nel rispetto di quanto previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza.

I Permessi retribuiti: tutte le informazioni!

Si sottolinea che viene ammesso lo spostamento del giorno di riposo ad un altro giorno settimanale soltanto per attività che non possono essere sospese la domenica. La legge, in ambito di diritto del lavoro, prevede fra i permessi retribuiti 11 festività infrasettimanali, disciplinando anche il trattamento economico nel caso non vengano godute. Le ferie invece hanno carattere anche ricreativo, pertanto non devono in genere durare meno di quattro settimane e devono essere godute dal lavoratore in modo continuativo possibilmente.

I lavoratori hanno diritto poi a tre giorni di permessi retribuiti per anno, in caso di morte o di grave infermità del coniuge, di un parente entro il secondo grado o di un soggetto che faccia parte della famiglia anagrafica. Per godere di questi permessi retribuiti il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro il motivo per cui richiede il permesso ed i giorni.

Modalità di retribuzione

Il permesso retribuito ha l’obbligo di essere utilizzato entro 7 giorni dalla morte o dall'accertamento della grave infermità della persona oggetto della richiesta permesso. I permessi retribuiti sono cumulabili con quelli previsti dalla legge 104/92.

Il lavoratore che richiede il permesso retribuito deve presentare dunque dei documenti specifici. Per gravi patologie dei familiari, la certificazione del medico specialistico, in caso di ricovero la certificazione della struttura sanitaria, in caso di decesso la certificazione relativa.

Abbiamo capito dunque che il diritto alle ferie e ai permessi retribuiti è differente. Il diritto ai permessi retribuiti nasce dai contratti collettivi. I permessi retribuiti costituiscono un diritto del dipendente per motivi personali, che non necessariamente devono essere raccontati e riportati al datore di lavoro. Il lavoratore ha tutto il diritto di richiedere permessi retribuiti per motivi personali con un margine di anticipo relativo (il datore di lavoro non può opporsi).

Periodi, importi e permessi per le donne in maternità

Con l'inizio dell'attività lavorativa si istituisce in maniera automatica un rapporto previdenziale che ha come oggetto l'erogazione di un trattamento economico sostitutivo del reddito che si perde a seguito di una maternità, anche quello che si realizza tramite adozione e affidamento.

I soggetti titolari del rapporto previdenziale per la maternità sono tutte le lavoratrici.

Riguardano la Maternità:

  • il periodo di astensione obbligatoria: nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi la data effettiva è prevista la sospensione dal lavoro per maternità.
  • i permessi per l’allattamento: nel primo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre ha diritto a due ore giornaliere di permesso per maternità.
  • i periodi di assenza del lavoro per le malattie del bambino: ciascun genitore ha diritto di astenersi durante le malattie del bambino di età inferiore ad otto anni.

Per tutto il periodo di astensione la prestazione consiste in un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione globale media giornaliera. Dopo il compimento del terzo anno di età del bambino, l’indennità è erogata solo se il reddito individuale sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.

Sottolineiamo l’importanza dell'accredito di contribuzione figurativa riconosciuto per i periodi di astensione obbligatoria e facoltativa determinatisi in costanza di rapporto di lavoro. Ad accezione dell'indennità da allattamento, tutte le altre prestazioni economiche per maternità sono finanziate con il contributo di malattia.

Il diritto alle indennità economiche di maternità si prescrive in un anno dalla data di esigibilità della prestazione.L’indennità di non è cumulabile con il reddito da lavoro ma è cumulabile con l'indennità post-sanatoriale percepita durante la convalescenza da affezione tubercolare.





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